80.000 euro per il protocollo sicurezza: l’Hotel Armani è il più sicuro di Milano

Non solo location e design: oggi a fare la differenza nell’hôtellerie è anche la sicurezza. Ecco come si è smarcato l’Armani di Milano, che conta fra gli alberghi più sicuri in Italia. A prova di ipocondriaco.

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Torneremo a viaggiare, recitava un popolare hashtag di pieno lockdown. Ora che le rotelle delle valigie hanno ripreso a girare, la sicurezza è diventata una sfida per i migliori alberghi italiani, autori di protocolli assai più stringenti delle richieste ufficiali. È il caso dell’Armani Hotel di Milano, che il primo luglio ha aperto nel segno di un forte impegno a tutela della salute e della sicurezza di ospiti e dipendenti: è stato infatti tra i primi in Italia ad avviare una partnership con il Gruppo Bureau Veritas, azienda leader a livello mondiale nei servizi di qualità, salute, ambiente e responsabilità sociale. L’asticella degli standard, già elevata, è schizzata come Sara Simeoni sui malleoli delle misure precauzionali. A prova di ipocondriaco.

Le pagine dei protocolli health & safety sono oltre 300 e riguardano ogni centimetro e ogni secondo della complessa vita d’albergo.Quanto è costato adeguarci? Almeno 80mila euro, azzarda il direttore Giuseppe Losciale. “Non bastavano le direttive governative e regionali: abbiamo sentito l’esigenza di un protocollo su misura, cui abbiamo lavorato con una compagnia, la Bureau Veritas, attiva nel campo da quasi due secoli, in grado di rilasciare certificazioni in materia. In occasione del covid-19 hanno creato un ramo di assistenza specifico, relativo a tutte le figure e le situazioni, i dipendenti come gli ospiti, le camere, il ristorante, la spa… Si sono fermati qui per quasi due settimane, in modo da analizzare il flusso di persone nelle aree critiche, dove potevano verificarsi assembramenti. Ne sono nate regole più precise e personalizzate, la cui osservanza è stata verificata da un ispettore nell’arco di un’intera giornata dopo la riapertura. Fino al rilascio del certificato Safe Guard”.

Tutto è regolato da una check-list, da compilare ogni giorno per verificare gli adempimenti. Significa controllo di temperatura del personale, segnaletica adeguata, monitoraggio dei flussi negli spogliatoi, posizionamento dei cuochi di spalle e non di fronte o a fianco durante il lavoro, ricambio d’aria solo con l’esterno e sanificazione dei condotti dell’aria condizionata, gestione contactless del check-in, via e-mail, in prospettiva anche dei pagamenti via app, disinfezione costante di pos, pulsantiere e oggetti vari, svolgimento del servizio couverture serale a camera vuota e sanificazione integrale a ogni partenza, con successivo inutilizzo per 24 ore. Il personale, a causa del calo di lavoro, del distanziamento e dell’adozione dello smart working, soprattutto negli uffici, è stato ridotto, facilitando la messa in regola.

Il documento Thinking Forward, presente anche sul sito e che potete consultare qui, scende nei dettagli, fin nella sanificazione delle limousine per il pick-up e al kit di amenities contenente mascherina, gel e guanti. Ma anche il ristorante ha la sua check-list: adeguato nelle distanze e nei dispositivi, ha adottato il QR code del menu. Nella spa sono già aperte le sei sale massaggi, con spogliatoio e bagni, dove le terapiste lavorano in camice, mascherina e visiera; mentre bisognerà attendere il primo settembre per l’area relax, la sauna, il bagno turco e la jacuzzi, che necessita di un controllo acqua ogni 2 ore.