Georges Duboeuf: l’imperatore del Beaujolais

Oltre 30 milioni di bottiglie l'anno per una copertura totale delle denominazioni vinicole "pop" dalle parti di Lione, assolutamente da riscoprire.

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La Storia

Negli anni ’70, ’80, ’90 era d’abitudine attendere il periodo in cui veniva rilasciato il vino novello più famoso al mondo. In tutte le enoteche e in moltissimi ristoranti di fascia media nei mesi di novembre e dicembre appariva la piccola brochure che annunciava sinteticamente “Le Beaujolais nouveau est arrivée“. Ed era subito festa!

Se ne beveva parecchio in quel breve lasso di tempo di quel vinello che sintetizzava e descriveva discretamente l’evento, e cioè l’avvenuta vendemmia. Un po’ rustico a volte, spesso molto profumato, decisamente piacevole alla beva, senza nessuna pretesa se non per far festa.Bevuto a temperatura di cantina scendeva meglio dell’acqua.

Una tradizione, un ottimo mezzo di comunicazione che compariva per un paio di mesi all’anno prima di Natale e poi scompariva per gli altri dieci. Un po’ come il panettone, che si consuma in misura esagerata per un breve periodo e poi sparisce dalla scena per il resto dell’anno.

Ma la regione vinicola del Beaujolais offre ben altro a base del vitigno principe della zona, il Gamay, fornendo una varietà di denominazioni molto ampia, andando comune per comune, vigna per vigna, incontrando piccoli viticoltori che hanno orgogliosamente rivalutato un vino generico, quello da brasserie della domenica a Lione – i buchon – in qualche cosa di molto più importante.

Biologico, biodinamico ecc … da queste parti non ci si fa mancare niente e non sono pochi quelli che hanno realizzato piccole produzioni che hanno lasciato il segno sulle tavole degli intenditori, macchiando di Gamay le tovaglie ( tinge parecchio ), ma mantenendo una persistenza gustativa notevole in rapporto alla flebile fama della denominazione, che poi si suddivide comune per comune, in un intreccio difficilmente districabile per il neofita, ma sfiderei anche gli esperti nel distinguere alla cieca le tredici appellations, anche se declinate dal medesimo produttore o négociant, come è il caso di Duboeuf.

Tredici denominazioni di origine protetta, che rappresentano un incontro tra la terra, l’uomo, il clima e il vitigno. In una parola “terroir“, così caldo e sensuale da queste parti, così vicino a Lione, la città gastronomicamente più golosa di Francia. Circa 17.000 ettari che si snodano lungo una fascia di circa quindici chilometri di larghezza e cinquanta di lunghezza che tutti abbiamo osservato andando in auto a Parigi. Da nord Maçon, Lione a sud, sulle pendici collinari del Beaujolais, che raggiungono un’altitudine sorprendente: anche 700 e fino a 1000 metri sul livello del mare.

Il Gamay nero tinge del suo colore la regione, attraverso le denominazioni che fanno di nome: Brouilly, Chiroubles, Chénas, Fleury, Julienas, Moulin à Vent, Régnié, Saint-Amour … questi e altri lieux dits, in attesa di celebrare l’evento annuale, quando il mondo intero attende la nascita del Beaujolais Nouveau, il terzo giovedì del mese di novembre, per scoprire gli aromi e i profumi della nuova annata.

Ci sarebbe anche altro da queste parti, un bianco da uve chardonnay, un rosato (sempre da Gamay) e per non farci mancare nulla anche qualche Crémant, quindi effervescente, quello che si bevono i contadini al bar dopo una giornata passata in vigna. E poi c’è il limitrofo Maçonnais con i suoi grandi bianchi.

Georges Duboeuf, millesimato 1933, nel 1950 – quindi con lungimiranza rara – crea un’associazione per promuovere i vini di queste terre, anche i bianchi, che sono solitamente più interessanti, come lo è il delizioso Pouilly Fuissé, che inizia a proporre a personaggi di un certo rilievo che lo appoggiano nel progetto. Questi si chiamavano Paul Bocuse, Jean Troisgros e un certo Georges Blanc.

Diventa “negociant”, che in italiano sarebbe “imbottigliatore”, ma quanto sono bravi i francesi ad aggiustare i termini… riuscendo a convincere una quarantina di vignerons a collaborare con lui. È del 1964 la svolta, la nascita dei sui vini etichettati Georges Duboeuf, quelli che troverete ovunque in giro per il mondo, e nel caso del Nouveau cambiano spesso. Nel 1993, forse per giustificare il suo sessantesimo compleanno, si dedica un museo allestito all’interno della ex stazione di Romanéche -Thorins. Prende vita l’Hameau du vin, dedicato all’artigianato della viticoltura e della vinificazione, ma sempre con occhio al commercio, proponendo anche lì i vini all’acquisto.

Mai pago, l’Imperatore del Beaujolais affida al figlio l’incarico di portare avanti l’azienda solo nel 2005, con un portafoglio di piccoli conferitori e di grandi cooperative che lo portano a superare il volume di 30 milioni di bottiglie. Niente male per quel ragazzo che nel 1950 aveva qualche idea in mente da mettere in pratica.

Le imitazioni italiane partirono di conseguenza, con risultati spesso non entusiasmanti.