Michel Chasseuil: il più grande collezionista di vini al mondo e la sua cantina bunker

Oltre 45.000 bottiglie - parecchie rarissime - di cui 3000 introvabili altrove.

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Michel Chasseuil il più grande collezionista di vini al mondo
La Storia

In circa 50 anni Michel-Jack Chasseuil ha collezionato le migliori bottiglie di vini e distillati esistenti al mondo, con la precisione del collezionista e con la logica dell’uomo d’affari. Mi ricorda un vecchio amico che mantiene ben vivo un albergo eno – turistico a Framura, dalle parti delle Cinque Terre, dove sotto all’Hotel Lido si nasconde nelle sabbie umide della spiaggia una delle più belle collezioni di vini che … no, non potreste immaginare. La sua carta dei vini equivale a un elenco del telefono degli anni in cui si usava spesso quell’oggetto spesso di carta, per cercare un numero da chiamare con un telefono attaccato ad un filo.

Si dice che l’ormai quasi ottantenne Michel beva abitualmente succo di ananas, nonostante quello che gli giri intorno e quello che custodisce nel caveau interrato. Probabilmente anche Pietro Angeli dell’Hotel Lido farà più o meno lo stesso gesto. Non so se sia completamente astemio ma se sei collezionista e non bevitore poi va a finire che i preziosi flaconi te li guardi come fossero orologi o francobolli e il levatappi te lo tieni in tasca. Come quando ti sei assuefatto anche alla più bella delle fidanzate. Te la guardi e basta. Te la godi con gli occhi mentre si rifà il trucco.

La sua cantina museo -in Aquitania senza la c – contiene probabilmente, anzi, sicuramente, la collezione più importante di vini e distillati al mondo. Forse non tutti bevibili ma solo a leggere il libro che mette giù impietosamente nero su bianco e a colori lo scibile enologico collezionato, beh, direi che moltissime lo dovrebbero ancora essere. Il libro è per tutti mentre l’ingresso alla sua cantina che si trova in un piccolo villaggio vicino a Poitiers è riservato a pochi, ça va sans dire.

Un primo boccaporto, una breve e ripida scalinata conduce al primo dei tre spazi che il collezionista ha costruito con le sue mani a partire dai primi anni ’80. Una stampa di archiviazione molto precisa, le scatole e le casse in legno impilate l’una sull’altra, la ghiaia sul terreno, la freschezza della temperatura, la giusta umidità. In un angolo, una porta blindata. Dietro corre uno stretto corridoio lungo una decina di metri dove l’ospite accede e accende con una lampada. Un gomito a destra, un altro a sinistra e ghiaia di nuovo sul pavimento: tutt’intorno alle casse di legno. Questo è il “santuario” di Michael Jack Chasseuil pieno di perle rare o uniche come fossero ex voto. 3000 casi enologici da contemplare e una galleria di Champagne che fanno lacrimare la lingua.

Lo specchio che funge da soffitto accentua l’eccesso del luogo. Giù in cantina, due vetrine ospitano le bottiglie rare visibili, quasi un secolo di Pétrus per esempio. Nel centro, un’altra vetrina ospita alcune reliquie, come ad esempio un Cognac 1840 già di proprietà di Alain Delon, ma c’è anche la Riserva Austerlitz napoleonica che data 1805.

Arriva dall’aviazione Michel-Jack Chasseuil, ma volando basso è arrivato in alto. Lavorava da Dassault. Entrato in azienda nel 1963 all’età di 21 anni, calderaio e designer industriale ha fatto più strada che voli pindarici o inutili looping. Nel 1969 accettò un incarico in Sud Africa, condiviso per via di un gusto per l’avventura e “a causa di De Gaulle, che ha detto che era necessario per imparare l’inglese per il mercato comune.” Quindi neppure nazionalista il francese, caso raro, e la collezione lo conferma, perché dentro le sue 100 etichette c’è si molta Francia, ma anche il resto del mondo enologico.

Fin dall’infanzia -si narra- gli piace il collezionismo, francobolli, monete, minerali e di già il vino. Un assaggio di vita ereditato dal nonno, un commerciante di cavalli che ha offerto ogni anno centinaia di bottiglie di vino ai suoi figli. Nel corso degli anni, Chasseuil prese l’abitudine di tenere sei bottiglie ricevute dal padre per conservarle invece di berle come ho sempre fatto io.

Fu al ritorno dal Sudafrica che la sua vita cambiò. Da Dassault gli fu offerto un posto a capo di qualche missione speciale e di accogliere delegazioni straniere per offrire loro ospitalità presso i migliori ristoranti della capitale. “Una donna ogni sera e alla fine del soggiorno … hanno firmato quello che volevamo”

Nel frattempo, si sviluppa l’istinto di raccolta, la mente gli sussurra di acquistare due scatole di ogni annata, per un investimento, solo quello che probabilmente non ci sarà più domani. Il resto da vendere o da consumare oppure vendere immediatamente.

Se ne andò dall’azienda, ma mentre altri con la liquidazione si fecero vacanze non importa dove e con chi, lui comprò quattro casse di Petrus 1982: che oggi valgono quanto? 50.000 euro a cassa. Chasseuil lasciò Dassault nel 1989 con 500.000 franchi di indennità e poi dedicò tutto il suo tempo alla sua collezione. È il momento in cui il critico americano Robert Parker inizia a illuminare il corso del vino con il suo sistema di notazione. Chasseuil segue le curve dell’evoluzione dei vini e del mercato con una lente di ingrandimento assai fine e quindi riuscendo a intervenire sul mercato dei vini contemporanei e addirittura andando a caccia di vecchie bottiglie nelle cantine di ricchi borghesi di Parigi.

Una mania, una sana follia. Tra il 2000 e il 2010 Chasseuil prende in prestito un milione di euro dalla sua banca, vende la sua collezione di monete e francobolli, vende anche bottiglie di annate intermedie per comprare tutto ciò che è mancato dal 1917 e, solo “il meglio del meglio” L’introvabile lui lo trova.

Il volume delle sue cantine passa quindi da 25.000 a 45.000 bottiglie. Anche la cantina della Tour d’Argent -in corso di smantellamento in quegli anni a Parigi- con le sue 400.000 bottiglie entra nel mirino. Crea il Louvre del vino, mondiale e non solo francese. Nel libro edito in Italia da Gribaudo cita 100 etichette, 100 vini di ogni parte del mondo, chissà che sofferenza doverle scegliere senza berle.