Brunello di Montalcino o Barolo? Chi vince la sfida tra Toscana e Piemonte.

Sangiovese o Nebbiolo? Dove sta la vera nobiltà tra i due vini italiani più conosciuti al mondo?

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La Storia

Savoia o De Medici? Sud delle Alpi o sud degli Appennini? In ogni caso siamo comunque tutti a sud di qualcun altro. La sobrietà riservata dei piemontesi o l’esuberanza toscana? Il dialetto langarolo o l’italiano codificato? Fiorentina o Juventus? Tanti gli stereotipi, due gli antipodi. Altri i paragoni. Il centro della Toscana come il Bordolese, il Piemonte classico come la Borgogna, ma la realtà sta nelle mani dei produttori, perché se vuoi far bene puoi fare il meglio che puoi come lo vuoi fare, in base ai terroir e alle tecniche che hai deciso di applicare prima in vigna e poi in cantina. Tradizionale, chimico, bio, biodinamico, barrique, botte grande, singolo cru o assemblaggio. La realtà è nelle mani dell’uomo, che sia classicista o modernista.

Il Barolo

 

 

Il Barolo nasce nelle Langhe, termine che secondo alcuni studiosi deriverebbe da “Langues” che non sono altro che delle lingue di terra che si estendono in un impervio gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine nell’Era Terziaria o Cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa. La marna tufacea bianca caratterizza il comprensorio di produzione, sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama “terreno tortoriano”, uno dei 14 strati dai quali è formata la pila dei terreni sedimentari che compongono il bacino terziario del Piemonte.

Il terreno Tortoniano è caratterizzato da alternanze di marne e sabbie stratificate; le prime sono di colore grigio-azzurro, non molto resistenti e danno luogo a colline biancheggianti piuttosto basse e rotondeggianti. Le marne sono molto favorevoli alla coltivazione della vite. Il Barolo nasce nel cuore delle colline di Langa, a pochi chilometri a sud della città di Alba, nel territorio di 11 Comuni che si inseguono in un suggestivo itinerario di alture sorvegliate da imponenti castelli medioevali, fra cui quello di Barolo, che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo. Giustamente.

 

Il Brunello

Il territorio di produzione del Brunello di Montalcino, che corrisponde all’area del comune di Montalcino, in provincia di Siena, si trova nella Toscana sud-orientale a 40 chilometri a sud della città di Siena. Il territorio ha una superficie complessiva di 243,62 chilometri quadrati, è delimitato dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone, assume una forma quasi quadrata, i cui lati misurano mediamente 15 chilometri. L’area così definita si sviluppa in altezza fino a 120 metri sul livello del mare e in superficie scorre lungo i fiumi fino a toccare circa 650 metri a ridosso del Poggio Civitella, che è il punto più alto del territorio. La collina di Montalcino ha numerosi ambienti pedologici, essendosi formata in ere geologiche diverse, riconducibili ad arenarie, anche miste a calcari, ad alberese e a galestro, nonché a terreni con granulometrie miste talvolta tendenti al sabbioso, talvolta all’argilloso.

La collina di Montalcino dista 40 km in linea d’aria dal mare ubicato ad ovest e circa 100 km dalla catena appenninica che attraversa l’Italia Centrale, posizionata verso Est. Il clima è mediterraneo, ma comunque tendenzialmente asciutto; ha anche delle connotazioni continentali data la posizione intermedia tra il mare e le montagne dell’Appennino Centrale. Questo è dimostrato dalle medie delle precipitazioni e delle temperature rilevate. Le precipitazioni sono concentrate nei mesi primaverili e autunnali (come avviene nei climi mediterranei) e la media annuale è di circa 700 millimetri. In inverno, sopra i 400 metri, sono possibili le nevicate.

La fascia di media collina non è interessata da nebbie, gelate o brinate tardive, mentre la frequente presenza di vento garantisce le condizioni migliori per lo stato sanitario delle piante. Durante l’intera fase vegetativa le temperature sono prevalentemente miti, con elevato numero di giornate serene, caratteristica ideale ad assicurare una maturazione graduale e completa dei grappoli.

 

Questo dicono le sacre bibbie ma a noi interessa quello che versiamo nel bicchiere, pagato comunque ad un prezzo importante, perché la nobiltà va ugualmente riconosciuta come un lusso, lontano dalla banalità di tutti i giorni. Non puoi bere Barolo o Brunello tutti i giorni, se no l’assuefazione prevarrà sulla sorpresa e il piacere che ne consegue. Il vitigno incide parecchio. Normalmente più fine un Barolo. Più presente un Brunello, un po’ come le persone di quelle due parti, generalizzando.

Giovane o vecchio? Beh, qui le differenze si fanno più nette. Siamo sicuri che un Brunello di Montalcino invecchiato sia meglio di uno giovane, o persino più piacevole di un semplice Rosso di Montalcino da godere in estrema gioventù? E alla stessa maniera un normale Nebbiolo può essere più godibile di un grande Barolo invecchiato a lungo? IMHO il Barolo invecchia mediamente meglio di un Brunello, quindi per trarre una conclusione (per una volta), farei così a tavola: prima un Brunello giovane e poi un Barolo ben invecchiato. Ma essendo piemontese sono di parte.