Nel firmamento dell’alta cucina, esistono stelle che brillano di una luce intensa ma breve. È il caso del Marburger Esszimmer, il progetto di Denis e Kathrin Feix che, dopo una scalata fulminea, si prepara a spegnere i fuochi il prossimo 1° marzo. Una parabola che lascia l'amaro in bocca, non per demeriti tecnici, ma per l'insanabile distanza tra un’avanguardia culinaria troppo ambiziosa e un territorio non ancora pronto a metabolizzarla.
La notizia
La storia del Marburger Esszimmer è stata un’ascesa prodigiosa, come già vi avevamo raccontato in qesto articolo: in soli tre mesi dall’apertura, il ristorante era riuscito a fregiarsi della Stella Michelin e della prestigiosa Stella Verde, il riconoscimento che premia la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente. Un successo suggellato dal talento di Denis Feix tra i fornelli e dalla maestria della moglie Kathrin, insignita del titolo di "Sommelier dell'anno". Eppure, la perfezione estetica e gustativa non è bastata a garantire la sopravvivenza in una realtà regionale, quella di Marburgo, rivelatasi impermeabile a un concetto di ristorazione così elevato. Il cuore pulsante della cucina dei Feix risiedeva nella Green House, una serra botanica dove oltre cinquanta varietà di erbe rare e ortaggi dimenticati venivano coltivati per diventare protagonisti assoluti del piatto. Quella proposta non era una semplice cena, ma un elogio alla biodiversità: una cucina "green" d'alto profilo dove carne e pesce – selezionati solo da allevamenti selvatici e filiere naturali – fungevano da nobili comprimari a vegetali colti poche ore prima nella tenuta di Dagobertshausen.


L’atmosfera della sala, un raffinato connubio tra design contemporaneo e relax, faceva da cornice a un’esperienza che, secondo la proprietà VILA VITA Marburg, avrebbe probabilmente trovato il suo palcoscenico ideale in metropoli come Berlino o Monaco. "In una grande città questo concetto sarebbe stato sostenibile; a Marburgo, semplicemente, manca la massa critica di clientela per apprezzare e comprendere un'offerta così specifica", ha ammesso con pragmatismo Michael Hamann, membro del consiglio direttivo della società.


Non si tratta dunque di una resa della qualità, che rimane indiscutibile e celebrata dalle principali guide di settore, ma di una sconfitta strutturale del mercato. Mentre il team riceve gli onori delle armi per la dedizione mostrata, la proprietà guarda già a un futuro più "concreto", annunciando una ristrutturazione del portfolio che sappia interpretare meglio i desideri, forse meno poetici ma più pragmatici, della clientela locale. Con la chiusura del Marburger Esszimmer, il mondo del fine dining perde un avamposto di etica e sapore, ricordandoci che, a volte, la cucina più pura è destinata a rimanere un sogno troppo delicato per i ritmi del mondo reale.