Top Chef

Andoni Luis Aduriz: "Il futuro è la cena virtuale, 50 ospiti connessi da casa senza uscire"

di:
Elisa Erriu
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copertina mugaritz telepresenza

Sedersi a tavola significa molto più che nutrirsi, è un atto sociale, un linguaggio fatto di sguardi, pause, gesti minimi che costruiscono una relazione. Ma il Mugaritz, da sempre laboratorio di idee prima ancora che ristorante, ha deciso di interrogarsi su questo gesto fondativo portandolo oltre i confini fisici dello spazio.

Foto del progetto di Belen De Benito

La notizia

Insieme al centro tecnologico Vicomtech, il ristorante guidato da Andoni Luis Aduriz ha dato vita a Bazkaria, un progetto sperimentale che prova a rispondere a una domanda tanto semplice quanto radicale: cosa succede quando il tavolo viene condiviso a distanza, ma l’esperienza resta autenticamente collettiva? Bazkaria non nasce come dimostrazione futuristica fine a se stessa, né come esercizio di stile tecnologico. Il progetto coinvolge cinquanta persone chiamate a partecipare a un’esperienza di telepresenza immersiva, pensata per simulare la convivialità di un pasto condiviso pur trovandosi in luoghi diversi. Non uno schermo da guardare, non una videochiamata tradizionale, ma un ambiente costruito attraverso realtà mista e video volumetrici, capace di restituire tridimensionalità ai corpi, ai movimenti, ai tempi della relazione. Il cuore tecnologico dell’esperimento è la piattaforma VHOLO, sviluppata da Vicomtech, che utilizza più telecamere per generare ologrammi tridimensionali dei partecipanti. Le immagini non si limitano a riprodurre volti e voci, ma ricreano posture, microgesti, inclinazioni del corpo. Elementi che, a tavola, contano quanto le parole. È proprio qui che Bazkaria trova il suo punto di forza: spostare l’attenzione dalla tecnologia in sé all’esperienza umana che la tecnologia rende possibile.

 

I partecipanti raccontano un dettaglio interessante: dopo un breve momento iniziale di adattamento, l’apparato tecnico smette di essere protagonista. La percezione cambia, il cervello si ricalibra, e ciò che resta è la sensazione di stare davvero mangiando insieme. Le conversazioni prendono ritmo, i silenzi si fanno naturali, i gesti tornano a essere spontanei. Il pasto riprende la sua funzione originaria di spazio relazionale, anche se il tavolo non è più fisicamente unico. Per Andoni Luis Aduriz, questo tipo di sperimentazione non rappresenta una deviazione rispetto al percorso di Mugaritz, ma una sua naturale estensione. Il ristorante basco ha costruito negli anni una reputazione fondata sulla capacità di mettere in discussione certezze, rituali e abitudini legate al cibo. Bazkaria si inserisce in questa traiettoria come riflessione sul valore sociale del mangiare insieme, più che sul piatto in sé. La cucina resta centrale, ma diventa strumento per indagare il modo in cui le persone si relazionano. Il progetto si muove anche su un piano più ampio, legato al benessere. Condividere un pasto, lo dimostrano numerosi studi, rafforza i legami sociali, riduce la percezione di solitudine, migliora la qualità dell’esperienza alimentare. Bazkaria prova a trasferire questi benefici in un contesto dove la distanza fisica è un dato di fatto, non una scelta. Famiglie separate, team di lavoro distribuiti, comunità che non possono incontrarsi con facilità: il progetto esplora scenari in cui la tecnologia diventa alleata della relazione, non suo surrogato impoverito.

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@JL Lopez de Zubiria

Non a caso Bazkaria si inserisce all’interno dell’iniziativa europea SPIRIT, focalizzata sulla ricerca di nuove forme di interazione sociale attraverso tecnologie immersive. L’obiettivo dichiarato non è sostituire l’incontro fisico, ma ampliare le possibilità di connessione quando quest’ultimo non è praticabile. In questo senso, il pasto diventa un campo di sperimentazione privilegiato, perché racchiude in sé dimensioni emotive, culturali e sensoriali difficili da replicare artificialmente. Dal punto di vista gastronomico, Mugaritz mantiene il suo ruolo di regista silenzioso. Il cibo non viene descritto come protagonista spettacolare, ma come elemento che scandisce il tempo dell’esperienza. Mangiare insieme significa condividere un ritmo, sincronizzare i gesti, rispettare le pause. Bazkaria lavora proprio su questo aspetto: la tecnologia non accelera, non ottimizza, non frammenta. Al contrario, cerca di ricostruire la lentezza e l’attenzione tipiche di un pasto conviviale. Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’esperimento riguarda la percezione dello spazio. I partecipanti raccontano di sentirsi collocati attorno a un tavolo comune, nonostante la consapevolezza razionale della distanza. La tridimensionalità degli ologrammi e la qualità dell’interazione visiva contribuiscono a creare una sorta di “spazio terzo”, né completamente reale né puramente virtuale, in cui l’esperienza prende forma. Un luogo che esiste solo nel tempo del pasto, ma che lascia una traccia emotiva simile a quella di un incontro fisico.

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@Belendebenito

Bazkaria apre così una riflessione più ampia sul futuro della ristorazione e della convivialità. In un mondo sempre più connesso e al tempo stesso frammentato, il gesto del mangiare insieme rischia di perdere centralità. Mugaritz e Vicomtech ribaltano la prospettiva, mostrando come la tecnologia possa essere utilizzata per rafforzare questo gesto, non per banalizzarlo. Il progetto non propone soluzioni definitive, ma pone domande necessarie, con la consapevolezza che il valore della tavola non risiede solo nella presenza fisica, ma nella qualità della relazione che si costruisce attorno ad essa. Bazkaria non parla di futuro in senso astratto. Parla di presente, di bisogni reali, di come l’alta cucina possa dialogare con la ricerca tecnologica per esplorare territori nuovi senza perdere profondità. Un esperimento che conferma Mugaritz come uno dei pochi luoghi capaci di usare il cibo come strumento di pensiero, e la tecnologia come mezzo per ampliare, anziché ridurre, l’esperienza umana.

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