Tra le vette silenziose delle Dolomiti, dove il confine tra Italia e Austria si fa sfumato e l’aria profuma di resina e storia, sorge il Castello di Valcastello. Qui, tra le mura ottocentesche di questa dimora aristocratica, la cucina ha abbandonato la frenesia dei grandi numeri per abbracciare l'arte della cura estrema. Al centro di questo microcosmo gastronomico troviamo Raúl Omar Geneyro Bragagnolo, lo chef argentino che ha trasformato il suo talento in un nobile destino. I vantaggi? Scenario da cartolina, niente stress per gli spostamenti, “alloggio” confortevole. E un reddito netto, senza spese fisse!
Una cucina "dalla fattoria alla tavola", pace dei sensi e pochi ospiti
Lontano dalle luci di Monaco e dal clamore del Gran Premio, dove un tempo guidava le brigate del prestigioso Bella Vita, Raúl ha scelto una dimensione più intima e spirituale. Al servizio della contessa Chantal D'Aquarone, la sua filosofia culinaria si è spogliata del superfluo per puntare all'essenziale. "La cucina è di altissimo livello, basata su prodotti regionali, senza ingredienti industrializzati, secondo la rigorosa filosofia 'dalla fattoria alla tavola'", racconta lo chef ai microfoni di Infobae.

In questo eremo del gusto, il menu è un dialogo costante tra le radici argentine e il terroir alpino. Se da un lato trionfano i classici della tradizione italiana, dall'altro emergono i sapori della sua terra d'origine: le empanadas fritte con carne tagliata a mano, gli asados e le humitas. È una cucina che commuove la proprietà, appassionata di cultura argentina e di polo. Lavorare in una residenza privata di tale lignaggio, certo, richiede un cambio di paradigma. Non si cucina più per centinaia di persone, ma per una cerchia ristretta che raramente supera i dodici commensali. Questo permette a Raúl e a sua moglie Patricia Cabral, talentuosa pasticcera che cura i dolci "a sorpresa" e i leggendari pancake al dulce de leche, di dedicarsi al dettaglio assoluto. "Dopo aver cucinato per duecento persone, cucinare per dieci è tutta un'altra storia. Non necessariamente è più sofisticato, ma è più curato", spiega Raúl.


Questa nuova routine, scandita dalla quiete delle montagne e dalla luce della luna che illumina le cime dell'UNESCO, rappresenta per lo chef il raggiungimento di una pace professionale cercata da tempo. Il suo contratto, a tempo indeterminato, è quasi un patto di vita: finché la sua arte delizierà il palato della famiglia, il castello sarà la sua casa. Niente stress per gli spostamenti, dunque il vantaggio economico sta tutto in un "reddito netto senza spese fisse". Poi stanze ben dotate di tutti i comfort e paesaggio da cartolina.

Il Castello di Valcastello non è solo una cornice scenografica, ma un luogo intriso di memoria politica e bellica. Un tempo appartenuto a Pietro D'Aquarone, figura chiave nella caduta del fascismo, la dimora porta ancora i segni del passato, dalle occupazioni naziste ai rifugi sotterranei. Cucinare in queste sale significa, per Raúl, nutrire la storia stessa. Come riportato dalla testata Infobae, lo chef avverte il peso e il prestigio del luogo: "Sono stato assunto da Chantal D'Aquarone, proprietaria e unica erede. Suo nonno fu fondamentale nella caduta del regime fascista di Benito Mussolini... Qui sono state prese decisioni che hanno cambiato il corso della storia italiana".


In questo contesto di rara eleganza, dove la nobiltà si rivela attraverso una semplicità colta e umana, Raúl ha trovato la sua dimensione ideale. Non più un ingranaggio della ristorazione globale, ma un custode del gusto in uno degli angoli più suggestivi del mondo.