“Non ho mai cercato premi, ho sempre e solo fatto il mio lavoro con passione”, racconta oggi Rivera. Eppure, il destino aveva altri piani per lui.
Immagine di copertina: @Fernando Llano, Associated Press
La storia
Cosa faresti se una telefonata inaspettata ti annunciasse che hai appena ricevuto una stella Michelin? Se ti chiami Arturo Rivera, probabilmente penseresti di aver vinto un set di pneumatici nuovi per la macchina. Ed è esattamente quello che è successo allo chef della taqueria “El Califa de León” di Città del Messico, il primo chiosco di tacos a ottenere il riconoscimento gastronomico più ambito al mondo (trovate la storia completa in questo nostro articolo). Rivera, un maestro della griglia con vent’anni di esperienza, non si è mai considerato un grande chef. Il suo talento, affinato tra il fumo e il calore della cucina di strada, era destinato a conquistare palati senza che lui ne fosse del tutto consapevole. Poi, racconta il magazine Infobae, un giorno di maggio del 2024, alcuni ospiti si sono presentati allo stand per provare i suoi tacos. Nessuno gli ha detto che si trattava di ispettori Michelin. Nessuno gli ha lasciato intendere che stava per entrare nella storia della gastronomia messicana.

“Non ho mai cercato premi, ho sempre e solo fatto il mio lavoro con passione”, chiarisce del resto l'artigiano del cibo di strada. Eppure, il destino aveva altri piani per lui. Pochi giorni dopo, un invito ufficiale lo ha convocato alla cerimonia di premiazione. Rivera, inizialmente scettico, non aveva ben chiaro cosa fosse il riconoscimento: “Pensavo di aver vinto degli pneumatici per la mia macchina. Michelin, pneumatici... ho fatto due più due.” Ma quando gli hanno spiegato che aveva ricevuto qualcosa di molto più grande, la sua vita è cambiata per sempre. La vittoria, arrivata in un momento segnato dalla recente scomparsa dei suoi genitori, ha reso il riconoscimento ancora più significativo. Non potendo partecipare alla cerimonia, i rappresentanti Michelin si sono presentati direttamente nel suo chiosco per consegnargli la prestigiosa stella. “El Califa de León” è così diventato il simbolo di una rivoluzione culinaria: la dimostrazione che l’alta cucina può nascere ovunque, anche su una piastra rovente di un mercato popolare.

Il segreto del successo di Rivera? Nessuna formula segreta, nessuna sperimentazione ardita: solo tre ingredienti – carne, mais e verdure – e un’attenzione maniacale alla qualità. Un taco semplice, autentico, perfetto nella sua essenzialità. Un piatto che, nel giro di pochi mesi, ha attirato folle curiose e golose, spinte dal desiderio di assaggiare il primo taco stellato del Messico. Da quel giorno, il ritmo della taqueria è diventato frenetico. Rivera e il suo team arrivano a servire oltre 3.100 tacos in un solo turno di otto ore. La clientela è aumentata vertiginosamente, la notorietà è esplosa, ma lo chef è rimasto fedele a se stesso. Continua a cucinare come ha sempre fatto, con umiltà e passione, dimostrando che, a volte, basta un semplice taco per cambiare il mondo.

E se ti capita di passare da Città del Messico e di trovare una lunga coda davanti a una taqueria, sappi che potresti essere in attesa del miglior taco della tua vita. Quello che ha conquistato Michelin senza nemmeno rendersene conto.