Capo di Stato di Loredan Gasparini: il vino che conquistò Charles de Gaulle

Dal Montello di Loredan Gasparini il Capo di Stato, vino fine e persistente che Charles De Gaulle confuse con un grande Bordeaux. Storia e assaggio dell’annata 2018.

0
33
Capo di Stato- Loredan Gasparini

L’azienda

Come sempre accade quando si incontrano aziende dalla valenza significativa, la loro storia è fatta di persone particolari. Originali, spesso caparbie, sempre capaci di creare realtà che nel tempo evolvono e si trasformano ma il cui spirito rimane indelebile. Così è per Loredan Gasparini: Lorenzo Palla ci ha raccontato di come la produzione di vini rossi nella zona di Venegazzù, sulle verdi colline del Montello nella Marca Trevigiana, affondi le sue radici nei secoli, dato che esistono testimonianze regolari di questa attività fin dal 1300.

È il conte Piero Loredan, discendente diretto del Doge di Venezia Leonardo, il proprietario della cantina che negli anni Cinquanta del XX secolo, avendo girato il mondo e in particolare avendo vissuto in Francia e a Bordeaux, intuì come potesse esserci un futuro importante per i bordolesi in questo territorio del Montello, in passato noto anche come ‘il bosco di Venezia’.

Ed è proprio dalla cittadina francese che il nobile veneziano importa i cloni e inizia a fare un taglio a base di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec, riuscendo da subito ad attirare l’attenzione con il suo Rosso della Casa prima e poi con una Riserva che diventerà il Capo di Stato: ma questo lo racconteremo più avanti. È invece il papà di Lorenzo Palla, Giancarlo, ottantaduenne ancora in piena forma, che esattamente cinquant’anni fa, nel 1972, rileva l’azienda, ora forte di 60 ettari equamente distribuiti tra Giavera e Venegazzù, due tenute tra loro complementari, da Loredan.

Mio padre era un appassionato di agricoltura in tutte le sue declinazioni. Inizia con una cantina piccolina e riesce a fare un’acquisizione che all’epoca fa scalpore finendo sulle pagine di settimanali come Espresso e Panorama.” È ancora lui nel 1976 il primo a produrre Metodo Classico oltre al Prosecco sulla collina nella Tenuta di Giavera. Lorenzo entra in azienda negli anni ‘90 portando una visione che va nella direzione del vigneto al centro e di una viticoltura naturale.

Lorenzo e Giancarlo Palla

Nel 2001 la famiglia acquista anche Ronco Blanchis, azienda del Collio Goriziano. Venegazzù è stato riconosciuto una ventina d’anni fa come unico Cru della denominazione Montello, unico territorio a poter essere indicato in etichetta come sottozona.

Testimone convinto della qualità del luogo per la produzione di grandi rossi era anche Luigi Veronelli, il quale dichiarò il suo amore per “camminare le vigne di Venegazzù”. Il terreno è rosso, argilloso e ricco di minerali frutto dei depositi seguiti al dilavamento delle Alpi e alla confluenza di ciottoli e detriti nel fiume Piave.

Il vino

Qui nasce nel 1964 un grande rosso italiano, come ci racconta Lorenzo Palla: “Il Conte Loredan, dopo aver realizzato diversi ottimi vini, capisce che si può fare un ulteriore passo in avanti, utilizzando quella che è nota come ‘la vigna delle 100 piante’, un vero e proprio piccolo museo di biodiversità, quelle che lui aveva importato dalla Francia, con cloni differenti rispetto al resto dell’azienda. Inizia quindi a fare selezione e un percorso diverso dall’usuale, introducendo l’uso della barrique mentre prima si utilizzavano solo botti grandi. Da lì in poi, tra intuizione e fortuna, riesce a comunicare questo vino in un modo che neppure lui si aspettava.

Da buon veneziano era di casa in tutti i locali più celebri e di lui e del suo temperamento originale si raccontano un sacco di aneddoti. Portava il vino a far assaggiare ovunque, ma la svolta, quella che diede il nome al prodotto, avvenne quando capitò che l’assaggiasse il presidente francese Charles De Gaulle, all’Hotel Gritti con la moglie in occasione di una sua visita alla biennale di Venezia. De Gaulle lo apprezzò molto, convinto che si trattasse di un vino di Bordeaux servito in suo onore. ‘No, presidente, lo facciamo qui’. La stampa di allora diede molto rilievo all’accaduto e la gente iniziò a chiedere il vino che aveva bevuto il capo di stato.”

Anche l’etichetta ha una storia importante: fu infatti realizzata dall’artista padovano Antonio Zancanaro e prodotta in due differenti versioni, una figura femminile come la Dea del Vino, utilizzata solo in alcune occasioni speciali, e l’abituale Bacco con le rose. Da un blend di uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec, è un vino poderoso, di grande complessità.

Le fermentazioni alcolica e malolattica avvengono in tini di rovere senza filtrazioni. L’affinamento si svolge tra i 18 e i 24 mesi in botti grandi di rovere e per il 30% in barrique, prima di sostare un altro anno in bottiglia. Al naso si rivela molto elegante con note di frutta rossa e spezie dolci; in bocca è potente, caldo e morbido, con una notevole persistenza. Ne abbiamo assaggiato l’annata 2018, appena arrivata sul mercato. Buonissimo già ora, ma per assaporare in pieno il suo grande valore vale la pena aspettare ancora qualche anno.

Indirizzo

Loredan Gasparini

Via Martignago, 23, 31040 Volpago del Montello TV

Telefono: 0423 870024

Sito web