Cuvée Dom Ruinart Blanc de Blancs: in 50 anni prodotte solo 26 annate

La prima cuvée fu creata nel 1959 da Bertrand Mure che la battezzò così in onore di Dom Thierry Ruinart. Punta di diamante della casa di Champagne, la 2009 segna il 50° anniversario tra il primo e l’ultimo vintage.

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Lo Champagne

Ruinart, la più antica e longeva maison di Champagne del mondo, festeggia un importante traguardo: il 50/mo anniversario del primo millesimato dell’azienda vitivinicola francese, il Dom Ruinart, 1959.

Fondata nel 1729 da Nicolas Ruinart, commerciante di tessuti a Reims, l’azienda deve tutto al monaco Benedettino Dom Thierry Ruinart, zio d Nicolas vissuto nella seconda metà del 1600 nella regione di Champagne, che intusce fin da subito le potenzialità del “vin des bulles” (vino con le bolicine) tanto amato alla corte di Luigi XIV. Proprio lui, dotato di grande senso degli affari, convince il nipote a dar vita alla casa madre dello Champagne.

La cuvée Dom Ruinart, che celebra l’emblematico vitigno della Maison – lo Chardonnay – è stata creata da uno degli ultimi discendenti della famiglia Ruinart a dirigere la Maison: Bertrand Mure, che ha reso così onore al lungimirante monaco Thierry. Lo Chardonnay, vitigno fresco e aromatico, è alla base di tutti gli assemblaggi della Maison. Le sue uve sono il nucleo di tutte le sue Cuvée, dallo Champagne Brut allo Champagne Blanc de Blancs o Champagne Rosé.

Il primo vintage ha quindi origine da una vendemmia del 1959, messa in commercio nel 1966. All’epoca, il suo debutto negli Stati Uniti fu accompagnato da una lettera di Bertrand Mure all’America: “Vogliate perdonarci se vi mandiamo solo 1.300 casse del nostro migliore champagne: Dom Ruinart Blanc de Blancs 1959”. Da allora ne sono state prodotte solo 26 (di cui degna di note quella del 1969). Dom Ruinart Blanc de Blancs 2009 fa seguito al vintage 2007 e segna il 50/mo anniversario tra il primo e l’ultimo vintage Dom Ruinart: 1959-2009.

Frédéric Panaïotis, appassionato chef de Caves della Maison Ruinart dal 2007, ci tiene a sottolineare perché non esiste la vintage 2008, essendo cuvée Dom Ruinart la punta di diamante delle migliori vendemmie: “Quando, con il team, abbiamo degustato i vini del 2008 non siamo riusciti a trovare le cuvée corrispondenti al “profilo” Ruinart.

Abbiamo constatato che il 2008 è stata un’ottima annata per i vitigni di rosso, molti più che per i bianchi. I pinot noir erano splendidi, i Meunier straordinari. D’altro canto, abbiamo trovato una sorta di austerità nei nostri Chardonnay. Dopo qualche esitazione abbiamo, infine, abbandonato l’idea del millesimato 2008. Poi, è arrivato il 2009 e le sue qualità ci hanno assolutamente convinto!”.

Dom Ruinart Blanc de Blancs 2009: una splendida annata

L’annata 2009 è spesso descritta come “soleggiata”, anche se in realtà ha subito burrasche, grandinate, forti piogge (il 60% in più rispetto ad una media di dieci anni) e ondate di freddo all’inizio del ciclo vegetativo. Successivamente, nei mesi estivi “la situazione è migliorata rivelandosi un’estate perfetta, che ha dato luogo a una maturazione uniforme e a vini corposi e vivaci” osserva Panaïotis.

Quell’estate così asciutta (con il 40% di precipitazioni in meno rispetto alla media degli anni precedenti), ancor più che soleggiata e calda, ha reso più complessi gli aromi, la texture, la freschezza e il dosaggio, elementi che vengono controllati durante l’assemblaggio e il processo di invecchiamento, che dura quasi dieci anni. Dal punto di vista aromatico, infatti, le note di mandorle fresche e frutti gialli maturi ci riportano all’estate 2009 che, non essendo stata più calda della media, ha permesso di mantenere note fresche e ben definite.

Per tutti questi motivi, nel 2009, cinquant’anni dopo la prima vendemmia di Dom Ruinart, nasce il nuovo vintage Dom Ruinart Blanc de Blancs interamente composto da Chardonnay di Grand Crus, l’82% proveniente dalla Côte des Blancs (Cramant, Avize, Chouilly e Le Mesnil-sur-Oger) e il 18% dai pendii a nord della Montagne de Reims (Sillery).

Anche per questo vino le uve maturano da nove a dieci anni (solo tre per i vini non millesimati) nella profondità delle crayères, le cave di gesso di età gallo-romana a cui segue, la fermentazione, il remuage e la sboccatura.

Invecchiato otto anni sui lieviti, con dosaggio basso di 4 grammi per litro, Dom Ruinart Blanc de Blancs 2009 si rivela un vino equilibrato, generoso, vivace e molto aperto.  Le note di frutti carnosi e croccanti, come il dattero, accompagnate da tocchi di fiori bianchi e pasta di mandorle fresche, contraddistinguono questo vintage complesso, succoso, elegante, con un’acidità giustificata e una freschezza persistente.

Per tutte queste caratteristiche Blanc de Blancs, il vino più rappresentativo della Maison, offre infinite possibilità di abbinamento gastronomico come dimostrato nell’iniziativa Champagne Breakfast, realizzata con menu proposto dallo chef stellato Eugenio Boer, chef del ristorante milanese Bur. Per il pasto più importante della giornata stati pensati “piatti immediati, “facili” e golosi come le chips di carote di Polignano a Mare con maionese di caviale, caffè e 7 pepi, la focaccia ripiena di mortadella al tartufo nero, la torta di rose con culatello di Zibello, i macaron con Parmigiano Reggiano e infine la Veneziana classica con marmellata di melagrana, lamponi rose e pepe di sawarak.