Avete mai bevuto un vino completamente vegano? Qual è la differenza da quelli tradizionali e perché la produzione è in forte aumento

Non solo bottiglie di nicchia: anche le grandi etichette sposano la filosofia vegana grazie all’export verso il Nord Europa

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La Notizia

Vini prodotti senza ricorrere all’utilizzo di alcuna componente di origine animale: è il credo della filosofia Vegan, un approccio etico e sostenibile che continua a far breccia anche nel mondo vitivinicolo del nostro paese. Fondamentalmente una scommessa da un determinato punto di vista, poiché a differenza di quanto avviene per le produzioni biologiche manca una standard di riferimento: c’è chi quindi preferisce muoversi autocertificando la propria produzione o chi si affida a terzi che però possono solo valutare aspetti documentali senza la possibilità di poter effettuare verifiche in cantina o in vigna. Ma nonostante ciò la produzione del nostro paese è in costante aumento e può ora contare su qualche milione di bottiglie prevalentemente esportate.

Italy, Tuscany, Val d’Orcia, sunset over vineyards

Muller Türgau e Catarratto, Nero d’Avola e Gewürztraminer, ma anche vini toscani e bollicine: il numero e la tipologia di vitigni, etichette e lavorazioni è in costante aumento. Parlare di vino vegano può sembrare contraddittorio, poiché il vino nasce già vegetale, ma è prassi da parte degli enologi utilizzare vari elementi, dall’albumina alla caseina passando per la colla di pesce per chiarificare il prodotto, una procedura necessarie per stabilizzare il vino rendendolo più limpido. Nella produzione vegana le sostanze di origine animale possono essere eliminate con il ricorso alla tecnologia o sostituite da chiarificanti di origine vegetali ma anche di origine fossile.

Cosa ha contribuito all’evoluzione della produzione italiana? Sicuramente l’input venuto dal Nord Europa come conferma Raffaele Boscaini, direttore marketing di Masi agricola, azienda con una percentuale importante di export nei paesi scandinavi: “Eravamo partiti dall’obiettivo di ridurre dai nostri vini gli allergeni e così abbiamo sostituito, poco alla volta, tutte le sostanze di origine animale. In seguito si è scoperto che potevamo proporre le nostre etichette come Vegan friendly e lo abbiamo fatto con un bollino ad hoc. Questi vini piacciono anche a chi non adotta uno stile di vita vegano”.

Non solo Nord Europa, è sempre più forte infatti la domanda dal Regno Unito: “In Inghilterra il numero di vegani è quadruplicato tra il 2014 e il 2018 arrivando a 600.000 persone, ormai una cena su 4 è vegana, e questo è un mercato fondamentale per noi!” afferma Stefano Girelli titolare di due aziende biologiche, Santa Tresa e Cortese, nell’area di Vittoria (Ragusa). Tanto estero ma, come detto in apertura, il consumo di vini vegani è in aumento anche nel nostro paese: “Dieci anni fa i nostri vini Vegan (Pecorino, Passerina e Rosso Piceno) erano apprezzati solo all’estero ora guadagnano spazio anche in Italia” conferma Walter Bartolomei, titolare con il fratello Massimiliano dell’azienda marchigiana Ciu Ciu di Offida (Ascoli Piceno).