Quali sono le 10 migliori birre artigianali del 2020 secondo Shane Monteiro di Forbes

Giornalista americano esperto di birre artigianali, Shane Monteiro di “Forbes”, ripercorre la scena brassicola del 2020, elencando quelle che sono state, in questo anno devastato dal covid, le migliori produzioni di birre artigianali provate.

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Le Birre

Nel nuovo articolo di Shane Monteiro, giornalista americano esperto di birre artigianali, apparso lo scorso 26 dicembre sulla rivista “Forbes”, si ripercorre la scena brassicola di New York City nel 2020, elencando quelle che sono state, in questo anno devastato da covid, le migliori produzioni artigianali che si sono affacciate nella City. Rispetto ai suoi articoli precedenti, quest’ultimo si è focalizzato di più a livello locale, «a causa delle restrizioni sui viaggi e sui ristoranti messe in atto per prevenire la diffusione di covid». Eppure, secondo Monteiro, il movimento brassicolo americano in genere ha continuato a crescere e ad espandersi. Nuovi birrifici sono a disposizione dei consumatori newyorkesi quasi ogni settimana e gli scaffali degli store e delle rivendite specializzate della città «non sono mai stati così belli, nonostante le strade diventino sempre più vuote». Per questo, la selezione delle dieci migliori birre artigianali elencate nel suo articolo non è stata per niente facile e presenta assolute novità estremamente interessanti.

La prima è la Never Gonnagetit³ Xtreme della The Veil Brewing Company, una gose fruttata con 7% vol. Una birra, se si può ancora considerare tale, che presenta una purea di sapori fortemente fruttati. Il produttore afferma che per offrire il mix di sensazioni che è possibile ritrovare al suo interno hanno usato mirtilli, lamponi e more a un ritmo di quasi tre tonnellate di frutta per lotto. La componente acida, secondo Monteiro, è bilanciata a contrasto della naturale dolcezza delle bacche ed esalta i frutti aspri utilizzati nella birra. È un tipo di birra acida che assomiglia a un frullato, perché dà una ricchezza palatale e olfattiva molto pronunciata. Sebbene sia decisamente la più intensa tra le versioni aspre della Veil Brewing Company, mantiene comunque l’armonia tra tutte le componenti.

La seconda per importanza è la A Deal With the Devil – Double Oaked (2020) della Anchorage Brewing Company, una barleywine americana miscelata di ben 17%. Tra gli appassionati di birra artigianale, Anchorage si è facilmente guadagnata un posto come uno dei più grandi produttori di birra scura del paese e la A Deal With The Devil è la serie più ricercata di questo birrificio. Viene invecchiata utilizzando botti Woodford Reserve Double Oak, quindi miscelata con barleywine base di 24 mesi, che viene trasferito in botti fresche a metà dell’invecchiamento. Il risultato è un complesso sapore di uva passa, imbevuto di bourbon che suona dolce, ma rimane lontano dall’essere stucchevole. Nonostante la sua intensità, il barleywine di base non diventa mai sdolcinato, mantenendo un tono caramellato ricco e corposo per tutto il tempo della bevuta.

La It’s (Finally) Here! è la nuova birra che ci propone Monteiro del birrificio Non Sequitur Beer Project. Si tratta di una Italian style pilsner di soli 4.9%. «Durante i vari momenti di quarantena di quest’anno, mi sono ritrovato a cercare lager e pilsner pulite, invece della mia solita abitudine di bere birre più ricche e ad alto numero di ottani. Per fortuna, Non Sequitur Beer Project, una delle più recenti birrerie a contratto di New York, aveva la pilsner perfetta per aiutare a sopprimere la tristezza di fine estate», afferma Monteiro. Questa birra è il primo esperimento nella categoria lager e presenta un inizio floreale, leggero ed erboso, che sfuma rapidamente in un corpo salato quando raggiunge il finale. Il gusto è asciutto e pulito e ha un morso di luppolo ben bilanciato che non perde mai le sue caratteristiche. Se si sta cercando per le strade di New York qualcosa di facile da bere, ma che non sia noioso, questa pilsner fa al caso vostro.

La Xyauyù Fumè – Riserva (2013) del birrificio italiano Le Baladin, è un’altra barleywine, invecchiata in botte di whisky Islay (14%). Baladin è stato uno dei principali innovatori dell’industria della birra e il padrino della cultura della birra artigianale italiana e Xyauyù è uno dei loro più grandi esperimenti, per Monteiro. Per replicare i sapori delicati degli sherry e dei vini porto, questa birra subisce una macro-ossidazione e viene invecchiata, per dodici mesi, in botti di whisky scozzese Islay. Mentre le birre invecchiate in botte stanno diventando sempre più comuni, questa è l’unica serie di birre al mondo che utilizza un processo ossidante. Cosa abbastanza inusuale visto che la maggior parte dei mastri birrai considera l’ossigeno un ospite indesiderato durante la produzione della birra. Il risultato di questo approccio innovativo è una barleywine liscia, cremosa e torbata, che rende bene l’affumicato di uno scotch di Islay e conserva la finitura dorata dell’uvetta, probabilmente a causa del lento processo di ossidazione.

La Moral Dilemma (Maple Bourbon Barrel-Aged) è prodotta da Wild East Brewing Company Stout. È una birra invecchiata in botte d’acero (8,5%). Se già è stato difficile per le aziende sopravvivere durante la pandemia, forse diventa impossibile immaginare quante difficoltà abbiano afflitto l’apertura di questo nuovo birrificio di Brooklyn nel febbraio 2020. Nonostante tutto, hanno fatto un ottimo lavoro di presentazione. La Moral Dilemma non fa eccezione, in quanto possiede una fantastica capacità di esprimere sottigliezze e mantenere un corpo pieno, pur avendo un contenuto alcolico inferiore a quello che ti aspetteresti per lo stile. Il barile di bourbon d’acero della Taconic Distillery, nella quale viene aromatizzata, spinge in avanti la maggior parte del profilo aromatico, nutrendosi di whisky legnoso secco e di uno sciroppo d’acero leggero e dolce che avvolge completamente il palato. La parte stout sottostante è abbastanza piena da bilanciare il bourbon con un po’ di cremosità leggera e di cioccolato terroso. Nel complesso è una birra deliziosa e rappresenta un livello elevato, per un birrificio che non ha ancora un anno di età.

La Double Fantasy RPG di Other Half, Burial, J. Wakefield, Parish e The Veil è una double new england IPA (8%). Quest’anno, l’annuale Green City Beer Festival di Other Half è stato realizzato in modo completamente diverso a causa di covid. Invece della solita giornata di celebrazione di tutto ciò che riguarda l’IPA, ai clienti è stato chiesto di acquistare una cassa di birra, realizzata in collaborazione con i birrifici di tutto il paese. Una delle birre incluse è stata questa straordinaria Double Fantasy RPG, scaturita dal contributo di vari birrifici e caricata con luppoli Mosaic, Simcoe, Citra, Galaxy, Motueka e Sabro. Ha tutto il sapore della frutta che si può stipare in una double IPA e una finitura significativamente più lunga, rispetto alla maggior parte delle sue concorrenti. Il gusto sembra infinito, perché strati di frutta si svelavano istante dopo istante, ricordando il modo in cui una birra scura, imperiale, può pesare sul palato molto tempo dopo essere stata consumata. Inutile dire che questa birra fa aspettare con ansia il ritorno dell’esperienza completa di Green City.

La Tree of Hope del birrificio Tree House Brewing Company è l’ennesima barleywine americana miscelata (14,2%), segnalata da Monteiro. Il giornalista di Forbes questa volta è entusiasta per il fatto che «questa barleywine è stata costruita con la stessa cura e delicatezza di tutte le offerte che hanno fatto esplodere la popolarità del birrificio negli ultimi anni». Tree of Hope è una miscela di due barleywine invecchiati in botte, uno di 22 mesi e l’altro di 26 mesi. Questa delicata combinazione ha prodotto strati ripetuti di caramello, uvetta, legno secco e toffee. Il prolungato invecchiamento in botte e la miscelazione hanno conferito un calore ricco di bourbon, che sarebbe difficile ottenere con una sola botte. Il finale è persistente e pieno di malto dolce, vaniglia e un calore che si aggiunge all’equilibrio della birra.

La Framboise du Fermier (Miscela # 3) è la birra di Side Project Brewing, una saison fruttata invecchiata in botte (8%). Side Project ha iniziato la sua attività confessando il proprio amore per il legno di quercia. Naturalmente, questa passione per l’arte dell’invecchiamento ha portato ad alcune delle migliori birre a riposo in legno, prodotte dall’azienda. Questo è evidente nelle saison e nelle sour. Questa birra in particolare è una variante della Saison du Fermier. Si tratta chiaramente di una saison invecchiata in botte che inizia con un corpo burroso e termina con una nota di vino rosso speziato. Questa versione ha aggiunto molto lampone al mix di frutti, oltre a un riposo più lungo in botte. Presenta un perfetto equilibrio tra la frutta in confettura, i tannini del vino rosso molto attivi e il rinfrescante livello di acidità. Il finale è intenso, con un enorme corpo fruttato e rimane molto più secco del dolce o acido in uscita.

La Starry Noche è prodotta da WeldWerks Brewing Company e si tratta di una imperial pastry stout (15,6%). Per celebrare il suo quinto anniversario, WeldWerks ha utilizzato la birra scura che aveva preparato per commemorare il primo anniversario, la Medianoche, decidendo di elevarla per adattarsi all’occasione. Ma come si fa a battere una stout invecchiata per dieci mesi in botti di bourbon Breckenridge? Il team di birrai e cantinieri ha deciso di selezionare a mano alcune delle migliori botti che avevano di Medianoche, dopo averle invecchiate per 18-22 mesi in botti di bourbon di 7-12 anni appena svuotate. Ha poi condizionato la birra su scaglie di cocco tostate, scaglie di cocco crude e infine nocciole tostate. Questa è una delle migliori scorte di dessert che si possa avere. Evoca una sensazione di Nutella e cereali tostati, avvolti in un tocco di bourbon. La parte difficile della creazione di una stout di pasticceria sarà sempre assicurarsi che i livelli di dolcezza non siano stucchevoli, rendendo la birra scura troppo zuccherina per essere gustata in più di cinque once. WeldWorks ha superato il test a pieni voti, mostrando chiaramente quanto siano cresciuti.

La carrellata di Monteiro termina con la Precipice di Threes Brewing Company e Schilling Beer Company, una lager scura, invecchiata in quercia (4,5%). «Per completare questo elenco, vorrei tornare a qualcosa di più sottile e questa collaborazione di dark lager di due dei miei birrai preferiti sembra fin troppo appropriata». Sia Schilling che Threes quest’anno hanno prodotto molte lager, pilsner e altri stili classici, opponendosi così al flusso infinito di IPA del New England dell’industria della birra artigianale. Questa birra presenta un tocco di fumo e la bevuta finisce sulle note di botte legnosa semi-dolce. Il finale conserva un sapore estremamente croccante e pulito che prepara al prossimo sorso. Entrambi i birrifici meritano di essere seguiti, indipendentemente dallo stile con cui decidono di creare i loro prodotti.

Fonte: Forbes