Il nuovo lusso svizzero lontano dai riflettori glamour a prova gourmet: The Chedi a Andermatt

Andermatt è una località emergente che non ha forse il fascino di Sankt Moritz, di Gstaad o di Zermatt, giusto per restare in Svizzera, ma riesce a combinare in maniera perfetta diversi indiscutibili vantaggi.

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La Storia

Nell’anno orribile della ristorazione, e del turismo, che ormai sembra aver definitivamente gettato le sue ombre anche sui mesi a venire, c’è chi ha vissuto settimane di lavoro intenso e di nuovi progetti giunti a destinazione. È il caso dell’albergo The Chedi a Andermatt, nelle alpi svizzere e a un tiro di schioppo dal tunnel del Gottardo. Pe il cinque stelle lusso diventato destinazione sin dalla sua apertura, avvenuta ormai da un lustro, il 2020 è stato un banco di prova importante e superato in assoluta scioltezza, complice l’esodo turistico verso le montagne e la ricerca di spazi meno affollati, da vivere in sicurezza.

Andermatt è una località emergente che non ha forse il fascino di Sankt Moritz, di Gstaad o di Zermatt, giusto per restare in Svizzera, ma riesce a combinare in maniera perfetta diversi indiscutibili vantaggi. C’è l’immediato accesso alle piste (le funivie si trovano nel centro del paese) e una stazione ferroviariala, la quiete del luogo che, sia in inverno che nella stagione estiva, consente attimi di relax al di fuori della movida alpina delle località più à la page e, non ultima la possibilità di piacevoli passeggiate nella natura, unita alla praticità nel raggiungere la cittadina, vicina, come detto, al Gottardo e all’autostrada che conduce in Italia.

Foto di Benedetta Bassanelli
Foto di Benedetta Bassanelli

The Chedi, poi, è un’oasi del lusso che mette in campo uno stile di vita alpino moderno e vivace per tutti i gusti. Le 123 stanze e suite offrono un’atmosfera intima ed elegante, che è giusto a metà strada tra lo chic alpino e le suggestioni orientali. Forse non a caso se pensiamo che The Chedi è un brand internazionale presente in diverse località spesso esotiche. Se la preziosa Spa dell’hotel (con una piscina interna lunga 35 metri e quella esterna, riscaldata, di 12 metri), così come il vicinissimo campo da golf, diventano servizi essenziali per il frequentatore dell’albergo e un richiamo fortissimo per chi rimane più giorni a Andermatt, non da meno spicca la gastronomia interna del The Chedi, grandiosa e distribuita su diverse realtà.

The Restaurant

A voler essere pignoli l’albergo mette in fila almeno nove diverse situazioni gastronomiche, tra il bar, la piscina, la lobby, lo chalet (per fondue e raclette invernali) e altri spazi. Più realisticamente la cucina che conta vede tre indirizzi fondamentali. Il primo, che ben si può definire l’ammiraglia dell’hotel, è The Restaurant con i suoi 200 posti a sedere tra interni ed esterni, ed è un grande open space con quattro isole di cucina ben separate, dove si lavora alacremente dall’ora della colazione fino a notte inoltrata. Come è facile immaginare il momento clou qui rimane quello della cena, con i piatti del cuoco padrone di casa, Armin Egli, arrivato nel maggio del 2018 dal Palace di Lucerna, ma con una ricca esperienza maturata soprattutto nel sud est asiatico tra India e Thailandia.

Yaum Nuea
Foie Gras

Il menù riflette con chiarezza la passione per la cucina d’impronta fusion ed è facile lasciarsi affascinare dai sapori speziati e piccanti del divertente percorso dim sum o muoversi lungo la linea di confine neanche troppo marcata che unisce grandi classici come il surf &turf a una eccellente materia prima internazionale, nella rappresentazione di una cucina versatile e al tempo stesso di buon senso. Poco importa che si tratti del Pata Negra o dell’ottima terrina di foie gras. La visione della carta però mette il cliente davanti a una scelta quantomeno originale e spiazzante.

Vitello Tonnato
Pure Chocolate

Per ogni piatto e prodotto, lavorato nel senso della cucina più classica e tradizionale (non mancano alcune interpretazioni italiane, vedi la pasta o il vitello tonnato), esiste il piatto equivalente in versione asiatica. Un esempio? Proprio il vitello tonnato viene proposto anche in stile thai, con curry, cocco, melanzane e riso jasmin. Oppure il petto di pollo pan fried, il quale diventa campo d’azione per proporre un tikka indiano, con il pollo che viene marinato alle spezie. Insomma, qui si passa dal Tandoori al ponzu, dalla curcuma al basmati, dal daikon al pane naan, dal coriandolo alla menta e al lime.

The Restaurant è la lampada di Aladino per chi vuole fare un viaggio dei sensi e dei sapori, basta sfogliare (e non sfregare) il menù. E per ricordare a tutti dove ci troviamo, nel centro della sala troneggia una altissima torre di vetro dove si celano (ma sempre a vista) molte eccellenze casearie della confederazione. Solo la recente pandemia impedisce oggi di accedere alla torre per osservare e scegliere i formaggi da degustare, ma la magia si materializza comunque al tavolo con una selezione cui è davvero difficile resistere.

Foto di Benedetta Bassanelli

The Japanese

The Chedi ha al suo interno anche un ristorante giapponese (The Japanese) che è stato insignito della stella Michelin nel 2017 e che vede in prima fila il simpatico cuoco Dietmar Sawyere. Arrivato sin dall’apertura del The Chedi, Dietmar non è da meno del collega Egli e, sul campo, mette in mostra le sue qualità e il suo background nipponico tra sushi e sashimi, ma la novità della stagione 2020 non risiede tra le mura confortevoli dell’albergo, dove il ristorante funziona sempre per la cena, bensì a 2300 metri d’altezza sul monte Gűtsch.

Qui tra alte vette che si raggiungono con la funivia situata a pochi metri da The Chedi, c’è anche un edificio moderno all’interno del quale si trova The Japanese at Gűtsch, estensione ad alta quota dell’esperienza nipponica che si vive nell’albergo. Con, chiaramente, qualche modifica. Il menù propone uno Shidashi Bento di altissima qualità, con, tra gli altri, il Chawan mushi autunnale di funghi e tartufi, i Nirigi di tonno e salmone, gli udon con tempura di verdure e un dashi speziato di cocco, oltre all’entrecote grigliata di wagyu (gli animali sono allevati a Andermatt) con scalogno, spinaci di montagna e ume-teriyaki.

Black Cod
Chawan Mushi of autumn mushrooms and truffle

Anche qui c’è la propensione, in molti casi divertente, a mescolare le carte e a rappresentare diverse cucine in un colpo solo, come accade per il ramen con salsa bolognese o la veal schnitzel (la cotoletta di vitello) chiamata katsuretsu in Giappone, con french fries. Ben sviluppata anche la parte conclusiva del pasto con qualche dessert come la creme brulèe al te verde con fagioli Adzuki e i classici mochi.

Bento

L’esperienza è indiscutibilmente unica, sia che si trascorra il tempo osservando il panorama circostante o che ci si lasci trasportare dai sapori. Magari accompagnando il tutto da un buon sake. Si perché qui, a 2300 metri, c’è anche un sake sommelier che saprà coccolarvi e tentare negli abbinamenti. Il modo migliore per vivere appieno il pasto al The Japanese at Gutsch, la cui ambizione neanche troppo nascosta è quella di ricevere a breve il riconoscimento della Michelin anche a quota elevata, rimane il menu omakase kaiseki. Se ci si affida alle mani sapienti e alle scelte di Dietmar non si sbaglia.

Foto di Benedetta Bassanelli          

Indirizzo

The Chedi Andermatt

Gotthardstrasse 4 – Andermatt

Tel. +41.418887488

Il sito web