Solo 3 in tutto il mondo: Carlton McCoy Jr. è uno dei 3 Master Sommelier di colore su 269 membri

La sommellerie non è un percorso di carriera di cui la comunità nera è a conoscenza. Con The Roots Fund, Carlton McCoy Jr. intende dare opportunità di lavoro nell'industria del vino alle comunità indigene.

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A soli 35 anni, Carlton McCoy Jr. è riconosciuto come uno dei tre Black Master Sommelier al mondo. Dopo aver affinato le sue capacità professionali in locali famosi come The Aquavit e The Little Nell, oggi vanta una conoscenza specifica del settore dell’accoglienza e guarda a come rinnovare e far crescere l’industria del vino. Riconosciuto come un membro influente nella comunità a livello internazionale, Carlton McCoy Jr. ha intenzione di promuovere e sostenere la diversità e l’inclusività all’interno del settore della sommellerie, per rinnovare il panorama tradizionale. Infatti, di recente ha lanciato The Roots Fund, insieme alla fondatrice della Hue Society Tahiirah Habibi e al consulente di ospitalità Ikimi Dubose, con la mission di superare la poca diversificazione dei sommelier all’interno della comunità del vino, in particolare tra le popolazioni nere e indigene di alcune parti del mondo. Ecco l’intervista che ha rilasciato alla giornalista Jordi Lippe-McGraw di Forbes.

Chi ti ha ispirato a fare il sommelier? 

Inizialmente sono andato al Culinary Institute of America per le arti culinarie. Mentre frequentavo le lezioni, ho seguito un corso sul vino con Steven Kolpan e mi sono innamorato di questo mondo. Sono andato a tutte le sessioni di tutoraggio per imparare il più possibile sul vino. Dopo la laurea, ho lavorato in diversi ristoranti rinomati come Per Se, The Aquavit, The Craftsteak e The CityZen. Mentre lavoravo al The CityZen, ho ho iniziato a studiare per ottenere le certificazioni di Court of Master Sommeliers, guidato da Andy Myers.

 

Cosa pensavano gli amici e la famiglia delle tue attività? 

A casa, la mia famiglia preferiva la birra o il whisky, quindi avevo poca esposizione nel settore vino. Ma il cibo era tutta un’altra storia. Ho passato anni al fianco di mia nonna nell’attività di ristorazione della mia famiglia, imparando le basi della cucina, preparando le verdure e infine cucinando io stesso. Oggi, mi è ancora difficile spiegare alla mia famiglia cosa faccio per vivere.

 

Perché pensi che ci sono così poche persone di colore che sono sommelier? 

Non è un percorso di carriera di cui la nostra comunità è a conoscenza. Ci auguriamo di poter cambiare la situazione con The Roots Fund.

Cosa speri di fare con la posizione che hai raggiunto e che ti è riconosciuta nel mondo del vino? 

Spero di cambiare la narrativa del settore e creare uno spazio sicuro per gli studenti. Uno spazio che consenta loro di essere se stessi, fornendo risorse per l’istruzione.

 

Come lavori per sostenere la diversità e l’inclusività? 

Con The Roots Fund abbiamo in programma di fornire tutoraggio, istruzione e opportunità di lavoro alle comunità nere e indigene, interessate a una carriera nell’industria del vino. Attraverso le nostre connessioni, abbiamo assicurato a molte aziende vinicole, rivenditori, ristoranti e distributori di impegnarsi ad assumere studenti del Fondo Roots che abbiano le qualifiche appropriate. Noi li guideremo per far ottenere loro giuste basi professionali. Recentemente sono stato nominato membro del Comitato per la diversità della Court of Master Sommelier, del Board of Trustees della James Beard Foundation e del comitato consultivo di Vinous Media. Attraverso questi ruoli, ho intenzione di esortare i miei colleghi a sostenere la causa della diversità e dell’inclusione e di aiutare in ogni modo possibile a diversificare il settore.