10 Champagne di lusso per brindare magnificamente durante l’estate e oltre

Siete sicuri di avere scelto le bottiglie giuste per i vostri brindisi estivi? Di seguito alcune delle migliori etichette di Champagne da stappare durante l’estate.

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Gli Champagne

Oggi lo Champagne rappresenta, oltre che un vino, un vero e proprio status per giovani e meno giovani che stappano le più celebrate e rare bottiglie in occasione di avvenimenti importanti, o semplicemente per “pavoneggiarsi” con i propri ospiti (spesso senza neanche sapere cosa contengano). Sono tanti gli Champagne che, appartenendo alla cosiddetta sfera del luxury market, è normale vengano considerati come oggetti di tendenza, ma se fossero trattati più come vino e meno come scettri, darebbero soddisfazioni ancor più grandi. Quindi siete sicuri di avere scelto le bottiglie giuste per i vostri brindisi estivi? Di seguito alcune delle migliori etichette di Champagne da stappare durante l’estate.

 

Champ Caïn Avize Grand Cru 2009 – Jacquesson

C’è chi ama profondamente i vini dei fratelli Chiquet, unici nel genere, in cui ciò che sempre conta è la cuveé numerata: fare ogni anno il miglior vino possibile tramite l’assemblaggio delle migliori parcelle. La vinificazione dei vini di qualità avviene sempre parcellare, ma nell’antica e piccola maison di Dizy si è scelto che determinate parcelle possano essere anche vinificate singolarmente, e non sono soltanto in occasione di grandi annate. Come nel caso del millesimé 2009 Champ Caïn Avize Grand Cru, proveniente da una vigna di Chardonnay di circa sessant’anni e che a fine stagione ospitava grappoli perfetti dalla maturità comparabile a quella del 2002: il millesimato in smoking dall’alto profilo che regala profondità tra aromi di frutta secca e miele a far da contraltare alla parte minerale. Potente, cremoso e fresco da grande fuoriclasse, in grado di regalare emozioni chissà per ancora quanti anni. Come tutti gli Champagne Jacquesson, anche lo Champ Caïn dimostra lo spiccato carattere vinoso (tra i più borgognoni che esistano) con il dna del fuoriclasse, proveniente da un terroir più unico che raro: lo dimostrano le retro etichette che ormai da alcuni anni non indicano le percentuali di uve utilizzate ma i comuni di provenienza. Appena 10mila bottiglie prodotte (e 395 magnum) con dosage di 1,5 gr/l, basso come in tutte le tipologie perchè come dice il suo distributore Pietro Pellegrini “non è il produttore che sceglie il dosaggio ma il vino”. (Distribuito da Pellegrini Spa)

 

Ruinart Blanc de Blancs (e la second skin case)

Fu Claude Ruinart che nel XVIII secolo decise di acquistare le crayères, le cave di gesso anticamente utilizzate per la costruzione di Reims e delle sue fortificazioni, con l’obiettivo di conservare il suo vino. Un labirinto poetico di otto chilometri a 38 metri di profondità, appena illuminato, che offre le condizioni migliori per la fermentazione e la maturazione dello Champagne. È da qui che provengono le caratteristiche bottiglie di Ruinart. Il Blanc de Blancs è l’alto risultato di una miscela di Chardonnay dei vari anni (compresi dal 25% al 30% di vini di riserva dei due anni precedenti). È versatile e sapido. Il naso ma non ha bisogno di molto tempo prima di aprirsi e prendere confidenza con il calice. Albicocca, confetto, mandorla, ananas, mandarino lievissimo, yuzu, alcune delle sensazioni che si avvertono al primo incontro. Crescendo ecco che si presentano anche le sensazioni di pane, in bocca è gentile e morbido, buona complessità e tanto potenziale. Struttura assestata in bocca, rotonda, intensa e grassa, punta sapida e rinfrescante sul finale; fino a stabilirsi sull’equilibrio costante dalla caratura dorata che ogni anno Ruinart persegue.

Di più, la maison ha appena dato dimostrazione di quanto sia poliedrico il mondo del vino: è stata presentata la versatile second skin case, vestaglia da notte e divisa diurna, eco-compatibile e 100% riciclabile. Un packaging totalmente privo di materiale plastico, elegantemente sagomato per riprendere la silhouette della bottiglia di Champagne. Una “seconda pelle” realizzata in fibre di legno naturale, non soltanto nove volte più leggera del packaging precedente, ma in grado di ridurre del 60% l’impronta di carbonio dell’imballaggio. La trama naturale e suadente richiama proprio le suddette crayères e rappresenta l’approccio olistico della maison con cui andare, sempre di più, oltre il calice. (Distribuito da Moet Hennessy)

 

 Rare Millésime 2006

70% di Chardonnay proveniente dalla Montagna di Reims e dalla Cote des Blancs, e restante Pinot Nero che arriva dai migliori villaggi di Reims. È prodotto dallo chef de cave più premiato del secolo, Régis Camus, questo millesimo della prestigiosa famiglia di Rare Champagne compone una serie di sole undici cuvée prodotte in quarant’anni, durante le annate più straordinarie. Ci si può spingere fino al 1976 e godere dell’evoluzione che questi vini riescono a compiere, fino ad arrivare al “recente” 2006: l’annata colma di sole si desta nel bicchiere, grande potenziale di espressione con una ricca tensione. Ci sono voluti ben tredici anni di invecchiamento in cantina prima che vedesse la luce, ma ora appaga i sensi, è minerale, con un naso che sa di miele e di Oriente. Evidenti le nuance di mango e pesca matura alternate a note di cioccolato bianco e brioche, che delineano una sofisticata energia. In bocca la tesa freschezza è lunghissima. È maturo caldo e persistente con un palato rotondo dal grande finale. Se avrete la possibilità, assaggiatelo insieme alle annate passate, ma vista la difficoltà nel reperirle, godetevi il millesimo 2006 in tutta la sua classe. (Distribuito da Biondi-Santi International)

 

Carbon Brut

L’avrete vista sui podi della Formala1, bottiglia nera in carbonio e mille bolle sui piloti.

Dal 2017, infatti, il campionato più alto di corse automobilistiche ha siglato un accordo con la Maison Mea-Devavry per essere presente con la sue suadenti bottiglie durante le celebrazioni dei Gran Premi. Stavolta però non sprecatelo e stappatelo per goderne il contenuto appieno. È uno Champagne di rottura che si discosta dalla concezione tradizionale in cui è sacrosanto poter osservare il contenuto nel vetro; in questo caso no, la cover della bottiglia è composta da un sottile strato in fibra di carbonio al 100% e ci sono voluti ben 4 anni per la sua creazione. Tornando al nettare, è prodotto con uve Grand Cru Chardonnay della Côte des Blancs (46%), Grand Cru Pinot Noir della Montagna di Reims (24%) e Premier Cru Pinot Meunier della valle della Marna (30%). Il passaggio di cinque anni in botti di rovere, e la scelta di non effettuare la fermentazione malolattica per preservare i varietali, accentuano un naso articolato che sa di pesche bianche e mela, margherite e tiglio. Arrivano poi il burro fresco, le note speziate, il ricordo della brioche tostata e la leggera frutta esotica candita dello Chardonnay che lavora sull’armonia gusto olfattiva. In bocca è corposo, ricco e generoso. (Distribuito da Compagnia dei Caraibi)

 

Grand Cru Blanc de Blancs “Substance” – Jacques Selosse

100% Chardonnay e tanta sostanza, commovente. Substance è la perla Extra Brut che Anselme Selosse ha creato a partire dal 1986 ad Avize, secondo metodo biodinamico e con un intento chiaro: andare oltre la standardizzazione del gusto che spesso le grandi maison ricercano, ma riuscire a far emergere il più possibile l’anima dei suoi vigneti, rispettando la vocazione del vino e la purezza del terreno. Non vengono utilizzati lieviti selezionati durante la fermentazione e si preferisce il fruttosio puro d’uva per il dosage. Indicatori (non così comuni) di una filosofia produttiva ben precisa e di risultati prodigiosi. Il Substance fermenta in barrique nuove, è realizzato tramite metodo Solera, si evolve in bottiglia almeno per sei anni. Una bollicina di grande personalità, con un naso che si sviluppa su un percorso di profumi tostati arricchiti da note di frutta secca e sfumature speziate. Sa di Oriente, a tratti di mirra, ma mantiene un nervo acido e fresco da fare invidia a tanti altri Champagne. L’intera bevuta gioca tutto sullo sviluppo organolettico di un vino evolutivo e multiforme. Aspettatevi un’esperienza memorabile e incisiva. (Distribuito da Moon Import)

 

Clos des Goisses 2010 – Philipponnat

Uno Champagne non di lusso ma d’eccezione, come le altre etichette di casa  Philipponnat, ognuna con la sua personalità, con uno stile unico, rintracciabile nella classe e nella sostanza. Il Clos des Goisses è composto da 71% Pinot Noir e 29% Chardonnay, provenienti da uno dei rari “clos” della regione, il più antico e ripido della Champagne (nel vecchio dialetto locale «gois» indica infatti una collina dal crinale molto scosceso), a Mareuil-sur-Ay. In maison si è scelto di vinificare parzialmente (53%) in legno per accentuare la complessità, prevedere un invecchiamento prolungato di circa dieci anni e usare un dosaggio Extra-Brut (4,25 g/l) per far emergere la vinosità (e gastronomicità) di un vigneto (e di un vino) sensazionale. La bocca è piena e avvolgente, così come la persistenza che dimostra la lunghezza di un vino tecnico ma alla portata di chi è disposto ad approfondirne la grazia. Grande purezza dal millesimo 2010, un’annata non facile ma che in questo vino mantiene una colonna vertebrale di acidità naturale in grado di compensare la grande potenza del territorio. (Distribuito da Moon Import)

 

Brut Grand Cru Egly Ouriet 2008

Ogni appassionato che si rispetti consce il Récoltant-Manipulant Francis Egly, osannato per i suoi champagne opulenti, in grado di contenere davvero l’anima della terra da cui provengono, molto legati al Pinot. Il suo più recente millesimato, 70% Pinot Noir e 30% Chardonnay, arriva dalle vigne di Ambonnay, è vinificato interamente in legno, con fermentazione che utilizza solo lieviti indigeni. Dall’affinamento decennale risorge uno Champagne corposo e complesso, masticabile, ricco e vibrante con i suoi tenui sentori di agrumi, biscotti, frutta gialla, sottobosco e tabacco biondo. Anche la bevuta è altrettanto meritevole, lunga e cremosa, il viaggio lungo che si allunga verso un finale minerale e gessoso. Lo Chardonnay compare per delineare il profilo organolettico fresco e brillante, il resto è tutto Pinot Noir con il suo mantello profondo che regala emozioni progressive, tese e succose. Il dosage (2 g/l.) è assolutamente giusto. (Distribuito da Moon Import)

 

Krug Rosé 24ème Édition

Durante la vendemmia del 1976, i fratelli Rémi ed Henry Krug decisero finalmente di creare uno Champagne rosé che mancava in casa. Finalmente perchè, alle venerabili etichette prodotte fino ad allora, mancava proprio un bilanciamento roseo. Questa è la 24esima creazione di Krug Rosé nella storia della maison, il 24° anno in cui il sogno è stato ricreato e il 4° a presentare il numero di Édition sull’etichetta frontale. Questo Champagne parla della vendemmia 2012 arricchita, come suol fare lo stile Krug, da uno studiato caleidoscopio: 22 vini appartenenti a 7 annate diverse, il più giovane dei quali è del 2012, mentre il più vecchio è del 2006. È stato completato con l’11% di Pinot Noir a macerazione tradizionale di quest’anno, che dona note speziate, colore e struttura. Nella composizione finale le proporzioni sono: 40% Pinot Noir, 32% Meunier e 28% Chardonnay. In tutto, i vini di riserva della maison rappresentano il 71% dell’assemblaggio finale di questa Édition di Krug Rosé. Fa pensare alla fantasia, ai prati primaverili in fiore, si delinea la netta famiglia dei frutti rossi e di bosco, la susina, la mora, il ribes, tutti compresenti a creare un bouquet ricco e penetrante. Subentrano poi le note di miele, frutta candita e secca, agrumi maturi e delicata sfumatura balsamica a chiudere. Sofisticatamente gastronomico, un ode all’abbinamento e alla squisitezza. (Distribuito da Moet Hennessy)

 

Sir Winston Churchill 2008 – Pol Roger

“I miei gusti sono semplici, mi accontento del meglio”, così era solito esclamare Sir Winston Churchill a cui la maison Pol Roger, dieci anni dopo la sua scomparsa, ha dedicato una produzione speciale in edizione limitata, uno Champagne di qualità eccelsa che avrebbe portato il suo nome, la Cuvée Sir Winston Churchill, appunto. Tra le annate ormai quasi introvabili, la 2008 è certamente la prescelta, considerata la migliore del secolo per gli Champagne (anche) per il suo straordinario potenziale di invecchiamento. La composizione della cuvée è sempre stata mantenuta segreta, si sa soltanto che è ottenuta da Pinot Nero (per struttura, ampiezza e robustezza) e da Chardonnay (per eleganza, finezza e precisione); un segreto in grado di dare invecchiamenti sempre precisi, i vini maturi ed evoluti che Churchill amava. La 2008 è la cuvée de prestige della maison, uno Champagne d’eccellenza, figlio di un’annata straordinaria, spiazzante per grandiosità. È cremosa e nobile, ammalia con sensuali ed eleganti sensazioni di mandorla e lievito, distendendosi lungo una bevuta di pregevole eleganza. Quasi infinito in bocca. (Distribuito da Compagnia del Vino)

 

Dom Pérignon Vintage 2010

L’attenzione, la passione e l’impegno di Dom Pérignon per i millesimati è totale, si sa. Uno Champagne tra i più blasonati e dall’altissima riconoscibilità, chi ben lo conosce immediatamente lo riconosce. Il Vintage 2010 è frutto di un’annata molto particolare, difficile, e averlo portato alle condizioni in cui è genera l’applauso. Vanta un’intensità spiazzante grazie all’equilibrato connubio di dolcezza e freschezza che insieme convivono nel calice. Una lenta metamorfosi di quasi un decennio ha finalmente visto la luce, luminosa come la sua vitalità. Spiazza già al primo assaggio per rotondità e generosità. Esce subito la dolcezza del mango, della nespola e del melone, si parte per una degustazione fragrante, croccante, spessa e densa. Si avvertono le erbe officinali a renderlo ancor più affascinante insieme al cotognato e panpepato. Una cifra stilistica unica, maturità e acidità molto elevate, provate a metterlo in cantina e non stapparlo se avete il coraggio. (Distribuito da Moet Hennessy)