Da 100 a 10.000 euro: quanto costano e quali sono i 10 vini bianchi più preziosi del mondo

Non una classifica ma una selezione personale del massimo possibile in tema di vini bianchi.

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I Vini

Come al solito, in questi casi bisogna fare riferimento alla Francia, con qualche vivace divagazione, anche se i prezzi più alti li spuntano come sempre i grandi di Borgogna ( con una eccezione ), ma non si può vivere di solo chardonnay borgognone, perché esiste anche altro da sondare, anche solo per curiosità, spesso costosa curiosità. Niente nazionalismo o fissazioni, guardandosi anche in giro, oltre la prevedibile Francia, scoprendo che i prezzi più alti li spunta un vino tedesco. Mi sarei spinto fino in Sud Africa, dove si produce un magnifico vino “dolce” simile al Sauternes, il Klein Constantia, ma per non disperdere energie mentali rimarrei sui bianchi più o meno secchi, se no poi ci devi mettere anche Yquem (sui 500/1000 euro) o Gilette (sui 300/500 euro).

Di solito vince sempre lo chardonnay come vitigno, ma anche il riesling quando è eccellente ed è piantato su terroir fenomenali non è secondo. Sostanzialmente sono questi due a comandare, ma con una grandissima eccezione bordolese: l’Haut Brion blanc (siamo su un range di 500 euro), di cui se ne produce poco rispetto al confratello rosso. Da queste parti si va di sauvignon/semillon, ma che non sanno di pipì di gatto come spesso succede in giro per il mondo, tranne che qui e in Loira. Qualche centinaio di euro per un prezioso flacone che fa da riferimento per la denominazione e per tutto il territorio circostante, pensando che siamo nella “banlieu” bordolese.

Passando alla Germania andiamo anche a scontrarci con una terminologia difficile da comprendere, ma evidentemente da Egon Muller si sanno far capire bene anche se in etichetta c’è scritto Scharzhofberger Trockenbeerenauslese, da uve riesling in una vigna proprietà della famiglia da cinque generazioni. Questi vini -che possono costare anche 10.000 euro – combinano il frutto più delizioso con la delicata dolcezza e la massima eleganza possibile, ma affascinano anche con il loro leggendario potenziale di sviluppo che dimostrano anche dopo decenni di maturazione in bottiglia, fuoco d’artificio aromatico inebriante e acidità minerale cristallina. Un’eccezione a questo elenco.

Kistler chardonnay (sui 200 euro). Sonoma Valley, California. Ti piace il vanigliato da barrique nuova? Questo è il tuo vino, che fatica a digerire il legno ma che ha sostanza, polpa, frutto e complessità, ma per riportarci su temi più fini e minerali dobbiamo tornare in Francia, precisamente in Alsazia per affrontare piacevolmente il riesling più buono del mondo, il mitico Clos St.Hune (300/400 euro), che se paragonato a qualunque altro riesling secco li fa scomparire tanta è la mineralità e la persistenza inaudita.

Italia? Mah, ultimamente mi sono abbastanza convinto che i Gaja e Rey chardonnay (200/ 300 euro) abbiamo continuato a progredire rispetto agli esordi anni ’80 un po’ troppo marcati dal legno. Lo trovo sempre più fine ed equilibrato, con buona acidità e persistenza. Un buon passaporto internazionale per un vino italiano che non sfigurerà di fronte ai mostruosi francesi.

Innanzitutto il Montrachet (range 1000/5000), dove si viaggia facilmente sopra i 1000 euro, per esempio Ramonet, che non si sa bene come ma fa la differenza con pochi altri come quello del Domaine Leflaive e quello -gusto personale- etichettato Etienne Sauzet. Se no, sempre da quelle parti il Criots Batard Montrachet Domaine D’Auvenay, prodotto in un numero di bottiglie ridicolo, 250/300 (prezzo di conseguenza), per un vino che spacca, ma solo sul medio o lungo termine, essendo affinato a lungo nelle botti di Françoise Freres, un tonnellier che fa maturare i legni per tre anni sotto le intemperie prima di costruire artigianalmente ogni genere di botti, tra le migliori al mondo.

A non troppi chilometri c’è però la magica Montagne de Corton, dove rossi e bianchi vantano pari dignità, con particolare distinzione per il costosissimo Corton Charlemagne di J.F. Coche Dury (oltre i 5000), ma anche Bouchard  Pere et fils non scherza quanto ad autorevolezza e complessità confondente.

Accidenti! Neanche un Meursault nell’elenco? Il mio terroir d’elezione. Ma si che lo aggiungiamo alla fine, hors categorie, il Goutte d’Or D’Auvenay di Madame Leroy, l’impareggiabile e incontrastato Meursault che, per esempio, nel 1999 ha azzeccato quanto di più grande si possa intendere in tema di chardonnay al mondo, ma che non sa di chardonnay, ma bensì di Meursault.