Grand Hotel Majestic già Baglioni: a Bologna il lusso massimo dell’ospitalità in un palazzo museo

La storia del Grand Hotel Majestic già Baglioni tra arte, storia e apertura alla città.

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Grand Hotel Majestic Bologna già Baglioni
La Storia

Luciano Pavarotti, Frank Sinatra, Ava Gardner, Lady Diana, Bill Clinton sono solo alcuni tra i volti noti del grande jet set del ventesimo secolo che possiamo osservare nelle splendide foto d’epoca che corredano una parete degli spazi di fronte al giardino d’inverno, a qualche metro dal Café Marinetti. Un’eleganza fatta di souplesse, marmi, arredi e spazi importanti è quella che accoglie un ospite al Grand Hotel Majestic già Baglioni, il cui ingresso si trova lungo la nevralgica via Indipendenza, a due passi da piazza Maggiore e dalle due torri. Con un particolare rilevante, perché se il luogo è esclusivo non significa che escluda. È infatti grazie a Tiberio Biondi, l’attuale direttore “cresciuto” in questo grande albergo (è qui dal 1987, anno di riapertura dopo una lunga sosta di dieci anni) che l’hotel si è aperto ai bolognesi e a chi desidera viverlo anche senza soggiornarvi.

Fino al 2010 con il cambio della gestione c’era un “muro”. Ho voluto aprire le barriere, organizzando eventi culturali, a partire dalle presentazioni di libri ai pomeriggi di poesia, gli incontri con gli autori. Le persone possono entrare, vanno tolte da quell’imbarazzo che spaventa e accolte come si deve. Ho fatto realizzare una bacheca esterna e la gente si ferma, legge le nostre iniziative e chiama per prenotarsi” Per questo è utile l’ingresso separato che dà sulla via interna e porta anche al ristorante i Carracci. È un vero e proprio scrigno d’arte e storia, questo palazzo che alla fine del 1700 era un seminario arcivescovile e conserva al suo interno i resti di un’antica strada romana insieme agli affreschi dei Carracci e della loro scuola. “Lo considero un vero e proprio palazzo museo. È diventato albergo nel 1912, poi la chiusura nel 1977, addirittura pensavano di destinarlo ad altro, ma ci fu un’asta, venne acquistato dal Cavalier Bandiera e la gestione passò nelle mani del Commendator Polito che affidando l’opera di restauro all’ingegner Guido Lenzi ottenne un risultato incredibile, un’opera grande con tanta luce in più, perché furono tolti davvero tanti metri cubi occupati da camere per renderlo più arioso e luminoso. Ora le stanze danno sia su via Indipendenza sia sul cortile interno.

Curiosa e ricorsiva è anche la storia del nome di questo albergo simbolo della città, unico cinque stelle lusso. Aperto dal conte Guido Baglioni all’inizio del secolo, è passato per un periodo al nome attuale, fino a quando Mussolini, con la sua velleità filoitalica lo fece chiamare Maestoso; caduto il dittatore, torna Grand Hotel Baglioni fino al 2010, quando viene acquisito dall’attuale gestione, la catena Due Torri di cui fanno parte anche il Due Torri di Verona, il Bernini Palace di Firenze e il Bristol di Genova. Quando chiediamo a Tiberio Biondi che cosa non possa mancare a un grande albergo, lui risponde determinato: “un hotel di lusso non è tale solo per gli arredamenti, la struttura, i broccati: si deve percepire il fattore umano. Ecco perché le persone del nostro staff ogni anno fanno formazione con Leading Hotels of The World di cui facciamo parte dal 1990. Serve un’attenzione maniacale al dettaglio e alle richieste del cliente, che vanno per quanto possibile addirittura anticipate. L’ospite è al centro della nostra attenzione, dal momento della prenotazione in poi, fino a quando viene accompagnato in camera e gli vengono descritti nel dettaglio tutti i servizi.

La Struttura

Il mercato principale è costituito da facoltosi clienti nordamericani, molto sensibili nei confronti dell’arte, tanto che è stato creato il “Personal Art Service”, in altri termini una guida storico turistica altamente professionale, uno storico dell’arte che accompagna gli ospiti che lo desiderano a conoscere meglio le opere d’arte a partire dagli affreschi dei Carracci conservati al primo piano nello splendido Camerino d’Europa. E poi ci sono le richieste più disparate, dal cliente che chiede di procurare fiori in stanza per l’amata da cambiare due volte al giorno, all’intolleranza alle lenzuola di lino “abbiamo dovuto procurarci uno stock di lenzuola di cotone”, al collezionista di vino che pretende gli sia procurato un Barolo di almeno cinquant’anni. “Cerchiamo di prodigarci anche per le richieste più strane, di fatto l’ospite per noi va sempre accontentato.

Così anche il direttore deve sempre essere presente, interagire con la clientela, non deve più stare dietro le quinte, quando serve andare ai piani con cameriere e governante, sapere come dev’essere sistemata a dovere una camera. Perché, dice Biondi, “per poter controllare devi saper fare”. Per Tiberio Biondi l’emozione è prima di tutto il rapporto con l’ospite: il suo ricordo più vivo, fra i tanti personaggi accolti, va all’arrivo di Lady Diana, arrivata in Italia in occasione di Pavarotti and Friends: “La tensione per la preparazione, un piano intero a disposizione. Non ho potuto avvicinarla a causa del rigido protocollo, tra assistenti e guardie del corpo, ma il momento indimenticabile è stato l’applauso che ha ricevuto appena scesa dall’auto dalla folla che l’aspettava. È arrossita, è stato lunghissimo, era visibilmente emozionata e mi sono emozionato anch’io.”

A questa donna tanto amata quanto sfortunata si pensa di dedicare quella che adesso è la magnifica suite Giambologna, da lei occupata allora in quello stesso piano nobile dove ci sono le sale più eleganti e le stanze più belle, tutte dedicate a celebri personaggi bolognesi tra i quali Giorgio Morandi. Da sei anni a questa parte in ognuna delle 106 aristocratiche camere, in stile classico veneziano e dell‘800 francese l’ospite troverà tutte le sere sul cuscino un “libro della buona notte”, insolito omaggio in cui si narra una breve storia sul rapporto tra un grande personaggio del passato e la città.

Ristorante

E qui al Majestic non bisogna dimenticare che si mangia bene. Il ristorante si chiama, va da sé, I Carracci e regala ogni volta grandi emozioni ancor prima di aver assaggiato l’ottima cucina del trevigiano Cristian Mometti, chef di navigata esperienza nel mondo dell’hotellerie, mano abile e grande cultore della vasocottura, argomento a cui ha dedicato un interessantissimo libro. Basta infatti alzare lo sguardo al soffitto per ammirare un cielo di affreschi della scuola dei Carracci che risalgono al XVI secolo.

Tra un tortellino tradizionale fatto come si deve e il grande bollito misto della domenica, non va dimenticato che il cuoco ha una felice indole creativa e sa accontentare i palati più disparati. Dice di sé: “parto dalla materia prima che ho in mano, che dev’essere essa stessa il massimo per ottenerne la miglior resa. Semplicità e amore, nel rispetto della tecnica che è sempre e soltanto a servizio del gusto, mai fine a se stessa”. Tutto questo senza dimenticare una cantina davvero degna di nota, con etichette di spessore e il servizio di grande professionalità.

Indirizzo

Grand Hotel Majestic Già Baglioni

Via dell’Indipendenza, 8 – 40121 Bologna, Italia

Tel: +39 051 225445

Mail info.ghmajestic@duetorrihotels.com

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