Domaine D’Auvenay e la moltiplicazione del 1000 per cento del valore di una bottiglia di vino

In soli 15 anni alcuni vini del Domaine di Madame Lalou Bize Leroy hanno decuplicato il loro prezzo di mercato, alcuni anche di più.

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La Storia

Lo diceva spesso l’Avvocato Agnelli: investite in vino, mal che vada ve lo potrete bere, ma in questo caso mi devo mangiare le unghie e le falangi, perché se le avessi messe via le centinaia di bottiglie avute in destinazione in quegli anni adesso mi potrei comprare un attico vista mare. Invece le ho bevute tutte, quindi le posso solo raccontare di tanto in tanto, come le fiabe ai bambini.

Diversamente dalle altre due situazioni (Domaine Leroy e Leroy negociant) il piccolo Domaine è interamente di proprietà di Madame Leroy. Qui, al contrario del Domaine Leroy rileviamo l’inversione di percentuale di vini bianchi e rossi, così come tra denominazioni di Cote de Beaune e Cote de Nuits. Sono solo due i rossi, due grand cru straordinari derivati dai terreni di Bonnes Mares e Mazis Chambertin. Una recente degustazione delle annate 1999-2000-2001- 2002 ci ha dato ancora una volta il senso della forza e della purezza che solo i grandi produttori riescono a concentrare in pochi centilitri di vino.

I bianchi, i migliori in assoluto in rapporto ai territori d’origine, provengono dai comuni classici della Cote de Beaune: Auxey, Meursault, Puligny e Chassagne. Il piccolo Domaine si trova a St. Romain, poco distante da Auxey, dove un ripido profilo roccioso inviterebbe ad un’arrampicata verticale, sport praticato da Lalou, sempre in gran forma fisica anche a 88 anni. A due passi, anche la Tonnellerie François Freres, fornitrice di legni pregiati per l’elevage dei vini del Domaine.

I vini bianchi del Domaine d’Auvenay sono quanto di più indimenticabile si possa immaginare in tema di Chardonnay. Per texture e lunghezza, impareggiabili espressioni della loro origine, che sia da grand cru come Chevalier Montrachet o Criots Batard Montrachet. Da premier cru, come l’elegante Puligny Folatieres, o come l’incredibile Meursault Goutte d’Or derivato da due piccolissime parcelle da 0,1 ha,una delle quali piantata con viti vecchissime. O ancora, da più “umili” denominazioni come Puligny en La Richarde o Meursault Narvaux.

Ma è ancora dalle situazioni più difficili che si vede uscire la classe e la stoffa di chi ha voluto incidere profondamente nella storia della viticultura. Anche qui, dalle appellations village di Auxey, escono vini che rivaleggiano tranquillamente con i premier cru altrui di Meursault, salvo surclassarli per la complessità confondente. Per non parlare dell’Aligotè Sous Chatelet, di una concentrazione minerale e persistenza gustativa ineguagliata.

La produzione media si colloca tra le 12.000 e 15.000 bottiglie, derivate da qualcosa meno di 4 ettari, che è la micro estensione totale delle 17 parcelle di terreno vitato.

Molto curiosa la gestione commerciale dei vini del Domaine, che può contare su una ristretta cerchia di clientela affezionata di un centinaio di privati, e di cui sono fiero di esserne stato parte. Clientela paziente nei confronti della non facile comprensione degli atteggiamenti commerciali che possono mutare anno dopo anno. Proposizioni annuali da sottoscrivere con largo anticipo, garantendole con congruo acconto e da ritirare l’anno successivo, e che non tengono conto del millesimo ultimo prodotto, ma che contengono un bouquet di diversi cru di diverse annate, a seconda del loro stato di maturazione, della quantità prodotta, delle rimanenze in giacenza ma soprattutto a seconda dell’umore di Madame Lalou Bize Leroy e dei suoi simpatici cagnolini.

Ma ormai da qualche anno è tutto cambiato, e i mercati emergenti hanno fatto strada alla speculazione più esasperata. Un umile Auxey Duresses costava una trentina di euro, anzi, il 1999 era tariffato 29 euro più TVA. Ora quota sui 1300. Mica male no?

Un Chevalier Montrachet o un Criots Batard Montrachet che costava già parecchio, sui 500 euro, che sembrava parecchio ma oggi se lo vuoi sono 6/7000 euro quelli richiesti. Con i due grand cru a base pinot noir le cose procedono un po’ meno sanguinarie, ma i numeri sono volati anche per il Mazis-Chambertin e il Bonnes-Mares. Conclusione? È stato bello, è durato abbastanza e ha lasciato un bel ricordo. Senza rimpianti. Merci Madame!