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Vignaioli di Mezzane: I “Magnifici 12” che fanno il vino solo con le proprie uve in Veneto

di:
Emanuele Gobbi
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Nuova copertina vignaioli di mezzane

In un comparto nel quale la rappresentanza delle denominazioni è spesso influenzata dal peso economico dei grandi gruppi, la realtà dei Vignaioli Valle di Mezzane si distingue per una scelta inconsueta: costruire una visione condivisa partendo dallo studio del luogo anziché dalle logiche della promozione. L’associazione riunisce dodici aziende agricole accomunate da un principio tanto semplice quanto significativo: coltivare e vinificare esclusivamente le uve provenienti dai propri appezzamenti. Un legame diretto con la campagna che ha favorito la nascita di una comunità fondata sull’approfondimento delle peculiarità locali, nella convinzione che il carattere di un vino debba essere compreso prima ancora che comunicato.

In copertina i giovani del gruppo

“Nero su Bianco”: la geologia come chiave di lettura della Valle di Mezzane

Da questa impostazione prende forma “Nero su Bianco”, l’iniziativa con cui i produttori hanno scelto di raccontare la Valle di Mezzane attraverso la sua straordinaria ricchezza geologica. Il riferimento è al contrasto tra le matrici vulcaniche scure e i calcari eocenici chiari che caratterizzano questo lembo di colline a est di Verona. Una definizione che va oltre l’aspetto cromatico e restituisce la complessità di un ambiente plasmato da elementi molto diversi tra loro.

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L’area presenta infatti un mosaico pedologico articolato e originale: profili moderatamente profondi e ricchi di calcare nelle zone dominate dalle antiche formazioni sedimentarie, substrati argillosi derivati dagli affioramenti basaltici di origine vulcanica e depositi profondi a tessitura variabile nelle porzioni pianeggianti. Differenze che incidono sul comportamento della vite e contribuiscono a delineare espressioni enologiche peculiari all’interno di uno spazio geografico relativamente contenuto.

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Dalla mappatura del territorio alla ricerca sul Valpolicella Superiore

La volontà di trasformare tali acquisizioni in strumenti concreti ha portato il gruppo a promuovere un articolato programma di indagine. Dopo la caratterizzazione delle proprietà aziendali e la realizzazione della carta pedologica dell’intero comprensorio, curate dal pedologo Giuseppe Benciolini, è stata avviata una nuova ricerca affidata al team del professor Maurizio Ugliano dell’Università di Verona.

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Lo studio si concentra sul Valpolicella Superiore, considerato uno degli interpreti più fedeli delle relazioni tra ambiente e produzione vitivinicola, con l’obiettivo di approfondire l’influenza delle differenti componenti geologiche sulle caratteristiche compositive e sensoriali dei vini. Un ulteriore contributo destinato ad accrescere la comprensione delle connessioni che legano origine, coltivazione e qualità espressiva del prodotto finale.

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Identità territoriale e valorizzazione delle sottozone

Il significato di questa iniziativa risiede soprattutto nella capacità di fare sintesi senza annullare le singole peculiarità. Le aziende aderenti non perseguono una narrazione uniforme né intendono alimentare contrapposizioni con le altre aree della denominazione; al contrario, sostengono una lettura più approfondita delle diverse realtà che compongono la Valpolicella, affinché ciascuna possa essere riconosciuta nelle proprie caratteristiche distintive.

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In tale prospettiva si inserisce anche il sostegno a una definizione più puntuale delle sottozone, così che morfologia, geologia e storia agricola trovino una rappresentazione coerente. Ne emerge una visione che restituisce centralità alle aziende agricole e al paesaggio, riaffermando il valore dello studio come presupposto essenziale per custodire e trasmettere l’autenticità di un luogo.

I magnifici 12

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La Vallata di Mezzane ospita dunque una dozzina produttori che, pur condividendo lo stesso territorio, ne interpretano l’identità in modi differenti. C'è chi punta sulla purezza dell'espressione varietale, chi sulla valorizzazione di singoli cru, chi sulla tradizione familiare e chi su una visione innovativa e sostenibile.

Alessandro e Beatrice Benini rappresentano una nuova generazione di vignaioli che ha scelto di tornare alle proprie radici, facendo della purezza e dell'artigianalità il cuore del progetto. La raccolta manuale, l'utilizzo del solo mosto fiore e la conduzione biologica testimoniano una ricerca di autenticità che trova nel simbolo del merlo bianco un'efficace sintesi dei valori aziendali.

Un approccio altrettanto identitario caratterizza Carlo Alberto Negri, che ha deciso di dedicarsi a una piccola porzione dei vigneti di famiglia per raccontare, attraverso vini essenziali e territoriali, le peculiarità dei terreni calcarei della Valle di Mezzane, capaci di conferire freschezza e sapidità alle sue produzioni.

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La ricerca del terroir è centrale anche per Falezze, dove Luca Anselmi ha saputo unire competenze scientifiche e sensibilità agricola. Le vigne storiche e il lavoro sui suoli permettono di ottenere vini che esprimono con precisione il carattere del cru aziendale, in una produzione limitata e fortemente vocata all'eccellenza.

La famiglia Fraccaroli, con Grotta del Ninfeo, incarna invece il valore della continuità generazionale. Oltre settant'anni di esperienza trovano espressione in vini che riflettono il carattere dei terreni vulcanici di Lavagno e in una cantina storica dove tradizione e innovazione convivono armoniosamente.

Più recente è il percorso de I Tamasotti, nato dall'intuizione della famiglia Brusco di costruire un progetto integrato di vino, olio e ospitalità. La conversione al biologico e l'entusiasmo delle nuove generazioni hanno dato vita a una realtà che interpreta il territorio con uno sguardo contemporaneo e dinamico.

Il rispetto dell'ambiente è il filo conduttore anche de Il Monte Caro, dove Emanuela e Giorgio Marcolini hanno fatto della biodiversità e della vitalità del suolo gli elementi distintivi dell'azienda. I loro vini raccontano la complessità geologica del monte da cui prendono origine, esprimendo freschezza, mineralità e una forte impronta territoriale.

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Ilatium Morini rappresenta invece l'evoluzione di una storica impresa familiare che, grazie alla collaborazione di sette fratelli e cugini, è riuscita a crescere mantenendo saldo il legame con le colline veronesi. Oggi è una delle realtà più consolidate del territorio, capace di valorizzare con continuità le grandi denominazioni locali.

Una storia di passione e recupero caratterizza Le Cesette di Giovanni Ruffo, che ha investito energie e risorse nella salvaguardia di vecchi vigneti e terrazzamenti storici. Il recupero di appezzamenti difficili e spesso abbandonati testimonia una visione che unisce qualità produttiva e tutela del paesaggio.

Con Le Guaite di Noemi emerge invece la forza del passaggio generazionale. Noemi Pizzighella ha raccolto l'eredità dei genitori affiancando alla tradizione della Valpolicella una crescente attenzione alla sostenibilità e al recupero di produzioni storiche come il Durello Metodo Classico dei Monti Lessini.

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Tra le figure più innovative spicca Camilla Rossi Chauvenet di Massimago, che ha trasformato una storica proprietà di famiglia in una moderna azienda biologica. Le microvinificazioni di parcella consentono di valorizzare ogni singolo vigneto, mentre l'attività di wine hospitality contribuisce a promuovere una visione contemporanea e internazionale della Valpolicella.

La ricerca della massima qualità trova una delle sue espressioni più compiute in Roccolo Grassi. Marco e Francesca Grassi hanno costruito una realtà riconosciuta per il lavoro rigoroso sui cru, le basse rese e l'attenzione maniacale a ogni fase produttiva, con l'obiettivo di produrre vini di riferimento per il territorio.

Infine, Talestri racconta una storia familiare tutta al femminile. Le sorelle Lisa e Francesca Marcato valorizzano l'eccezionale matrice vulcanica dei loro vigneti attraverso vini eleganti, raffinati e sapidi, capaci di coniugare tradizione, sostenibilità e una moderna sensibilità enologica.

Insieme, queste aziende compongono un mosaico ricco e articolato, dove la diversità degli approcci produttivi rappresenta il vero punto di forza del territorio: un patrimonio di persone, vigneti e storie che contribuisce a rendere la Vallata di Mezzane una delle espressioni più interessanti e autentiche dell'enologia veronese.

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