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Addio a Emidio Pepe, il mondo del vino perde un produttore visionario: il nostro ricordo

di:
La Redazione
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copertina emidio pepe

C’è una nobiltà antica e rigorosa nel gesto di chi affida il proprio vino al tempo, sapendo che la bottiglia non è un semplice contenitore, ma un’arca di memoria terrena. Con la scomparsa di Emidio Pepe, spentosi all’età di 94 anni, il mondo enologico italiano ed internazionale saluta non soltanto un vignaiolo d’eccezione, ma il visionario che ha saputo riscrivere il destino del Montepulciano e del Trebbiano d’Abruzzo, trasformandoli in icone mondiali di eleganza e longevità.

Ci ha lasciati Emidio Pepe, la leggenda che insegnò al tempo a rispettare l'Abruzzo

C’è una nobiltà profonda, quasi contemplativa, nel gesto di chi sceglie di scommettere sul tempo quando tutto attorno corre veloce. A novantaquattro anni e con alle spalle la bellezza di sessantadue vendemmie vissute in prima linea tra i filari, ci lascia Emidio Pepe: non soltanto il patriarca indiscusso della viticoltura abruzzese, ma una delle figure più carismatiche, intransigenti e rivoluzionarie dell'intero panorama enologico italiano. Con la sua scomparsa, il mondo del vino perde un alfiere della coerenza, ma ne eredita un'idea di bellezza che ha ridefinito per sempre il destino e il prestigio di un'intera regione.

Nato e cresciuto sulle colline dolci e severe di Torano Nuovo, nel cuore vibrante del Teramano, Pepe ha incarnato un legame con la terra che affondava le radici nella memoria di famiglia, avviata nel lontano 1899 dal nonno e poi proseguita dal padre. Ma è nel 1964, con la fondazione ufficiale della propria cantina, che Emidio compie la sua personale e visionaria rivoluzione. In un’epoca in cui l'enologia italiana puntava con decisione sulla quantità, sulle rese generose e su una modernizzazione tecnologica che rischiava di omologare i profili aromatici, Pepe sceglie con pervicacia la strada opposta: il ritorno all'essenziale, il rigore artigianale e il rispetto sacrale della natura.

emidio pepe
 

Il purismo in cantina: un manifesto enologico ante litteram

Riconosciuto sul piano internazionale come precursore e punto di riferimento dell'agricoltura biologica e biodinamica, Emidio Pepe ha applicato per oltre sessant'anni una filosofia produttiva che era, al contempo, un atto di fede e un esercizio di disciplina scientifica. In vigna assenza totale di chimica di sintesi e concimi sistemici, privilegiando l'equilibrio biologico del suolo e la salute della pianta. In vendemmia raccolta e diraspatura rigorosamente manuali, per preservare l'integrità buccia-mosto ed evitare lacerazioni meccaniche. In cantina nessun ausilio di lieviti selezionati, nessuna chiarifica e nessuna filtrazione al momento dell'imbottigliamento. L'affinamento? Fermentazione e maturazione condotte esclusivamente in piccole vasche di cemento, contenitori inerti capaci di garantire una termoregolazione naturale senza cedere cessioni lignee o aromi vanigliati estranei all'uva.

Ribattezzato affettuosamente "Mister Montepulciano" sulla storica copertina del Gambero Rosso, Pepe ha dimostrato al mondo una verità allora impensabile: che il Montepulciano d'Abruzzo e il Trebbiano d'Abruzzo non erano vini di semplice pronta beva o da taglio, bensì nettari dotati di una regalità, di una complessità e di una potenziale longevità pari a quella dei più grandi cru bordolesi o borgognoni.

Le sue storiche verticali, capaci di risalire indietro nel tempo per oltre cinquant'anni con bottiglie ancor oggi tese, vive e vibranti di acidità e frutto, sono diventate un oggetto di culto conteso nelle aste internazionali più prestigiose, dagli Stati Uniti all'Asia.

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Dalla danza con Rosa alla nuova cantina ipogea: la custodia familiare

Ma la grandezza di Emidio Pepe non si esauriva tra le botti e le vigne. Come ama ricordarlo chi ne ha condiviso i momenti privati, il grande vignaiolo sapeva accompagnare al rigore del lavoro una gioia di vivere genuina e contagiosa. È toccante l'immagine rievocata dal Consorzio di Tutela in occasione di uno dei suoi ultimi compleanni, quando Pepe, con la sua proverbiale eleganza sartoriale, danzava felice e leggero con la moglie Rosa, rivelando come l'uomo, il marito e il padre sapessero superare, in grazia e umiltà, persino la statura del celebre vignaiolo.

Un'armonia familiare che si è tradotta in una straordinaria continuità d'impresa. L'eredità di Emidio vive oggi nella forte leadership femminile delle figlie Daniela, Sofia e Stefania, affiancate dalle nipoti Elisa e Chiara. Quest'ultima, enologa formata sul campo e apprezzata in ambito internazionale, ricopre anche il prestigioso incarico di responsabile della viticoltura e vinificazione per il Domaine de la Chapelle Hermitage (Paul Jaboulet Aîné) nel Rodano, dimostrando come la scuola teramana di Pepe sappia esprimere competenze ai vertici globali dell'enologia.

Proprio in questi giorni, l'azienda si appresta a concludere i lavori per la nuova cantina ipogea: una struttura ipogea concepita per integrarsi nel paesaggio, riducendo al minimo l'impatto ambientale e mantenendo temperatura e umidità costanti. Una scelta che rispecchia in pieno la visione del fondatore: non ampliare gli spazi per aumentare i volumi di produzione, ma creare l'ambiente ideale per proteggere e far invecchiare quella "cassaforte" — quasi metà della produzione annuale — destinata ad affinare lentamente in bottiglia per decenni prima di essere rivelata al mondo.

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Una commozione corale: il cordoglio delle istituzioni

La notizia della sua scomparsa ha sollevato una vasta e commossa eco nel mondo enologico e politico. Presso il Ministero dell'Agricoltura, il sottosegretario Luigi D'Eramo ne ha ricordato la figura come "una delle più rivoluzionarie per il rigore, l'autenticità e la fedeltà al territorio". Nella Regione Abruzzo, Il Presidente Marco Marsilio e il Vicepresidente Emanuele Imprudente hanno sottolineato l'eredità straordinaria lasciata da un uomo che ha saputo fare del vino il simbolo identitario e culturale dell'Abruzzo nel mondo. Dal Consorzio Vini d'Abruzzo, il presidente Alessandro Nicodemi ha dichiarato: "Emidio entra idealmente nel Pantheon dei grandi del vino italiano. La sua forza sta nell'aver dimostrato che la fedeltà ai propri valori, sostenuta da una curiosità inesauribile, può cambiare per sempre il destino di un intero territorio".

L'ultimo saluto ad Emidio Pepe sarà celebrato mercoledì 29 luglio, alle ore 17:30, nella chiesa della Madonna delle Grazie a Torano Nuovo. Nel silenzio operoso delle Colline Teramane, tra quei filari curati per oltre sessant'anni con mani sapienti, resta l'eredità di un maestro che ha insegnato al mondo una lezione indimenticabile: per fare un vino eterno, bisogna prima di tutto imparare l'arte dell'attesa.

Wine Reporter

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