All'incrocio tra Nolita e Chinatown, il nuovo tempio gastronomico di Andy Quinn e Cedric Nicaise unisce il fumo vivo della griglia a legna con una carta dei vini di straordinaria e rara profondità.
Foto di William Jess Laird ed Evan Sung
Nel punto esatto in cui l’energia vibrante di Chinatown incontra l’eleganza rilassata di Nolita, un nuovo indirizzo sta ridefinendo i canoni dell’alta ristorazione newyorkese. Si chiama Oriana, una creatura d’atmosfera illuminata da calde sfumature ambrate, nata dal talento congiunto dello chef Andy Quinn e del sommelier Cedric Nicaise. Già affiatati complici dai tempi della prestigiosa esperienza da Eleven Madison Park e fondatori del fortunato Noortwyck nel West Village, i due hanno alzato ulteriormente l’asticella, regalando alla città una delle sale da pranzo e delle cantine più affascinanti dell'anno, premiata con il Best of Award of Excellence 2026 di Wine Spectator (che ne racconta la proposta qui).

Prima ancora di sfogliare l’imponente carta dei vini, è l’odore del legno ardente a catturare i sensi. Nel cuore della sala spicca una maestosa griglia a legna fatta su misura, vera e propria anima del progetto culinario di Andy Quinn. La cottura sulla fiamma viva non è una semplice tecnica, ma un vero e proprio ingrediente invisibile che permea l’intero percorso degustativo. L’esperienza prende il via con proposte di forte personalità: pane fragrante ripassato sulla brace accompagnato da burro allo yogurt, spugnole adagiate su una polenta cremosa e un’intelligente selezione marina che spazia dalle ostriche scottate alla 'nduja al tonno rosso abbinato a rabarbaro e acciughe, fino alla ricca insalata di aragosta impreziosita da burro nocciola.

Tra i secondi, la materia prima incontra la memoria del quartiere: spiccano le costolette di maiale, il diaframma di manzo e soprattutto l’anatra alla griglia, un colto e succulento omaggio alle celebri anatre laccate della vicina Chinatown. Questa spiccata vocazione per i profumi carbonizzati e le note affumicate trova il suo naturale completamento espressivo in una regione vinicola ben precisa: la Valle del Rodano. Nicaise suggerisce agli ospiti di esplorare senza indugio proprio questa sezione del menu enologico, spesso sottovalutata ma capace di regalare abbinamenti memorabili a prezzi accessibili.

Se la proposta gastronomica conquista per immediatezza e precisione, la cantina di Oriana stupisce per ampiezza e rigore storiografico. Con oltre 1.700 riferimenti — una crescita imponente rispetto alle 400 etichette del Noortwyck — la selezione spazia con disinvoltura tra Borgogna, Rodano, Loira, Germania, Italia e California.
I Gioielli della Cantina di Oriana:
Cuvée Commémorative Veuve Clicquot 1975: Due introvabili bottiglie create appositamente per le nozze reali del Principe Carlo e di Lady Diana. Un vero unicum collezionistico.

Le grandi verticali: Robert Chevillon a partire dall'annata 1989, oltre venti selezioni d'autore firmate Domaine Jamet dal 1997 e icone di Bordeaux come Château Pape Clément dal 1978.
I maestri del Rodano e della Borgogna: Ampia presenza di Jean-Louis Chave e Pierre Gonon, affiancati da chicche di piccoli produttori di nicchia come Didier Fornerol e Ghislaine Barthod.
Maturità Californiana: Una profonda esplorazione delle annate storiche di Napa e Sonoma (Diamond Creek, Dalla Valle, Jordan) per dimostrare il potenziale di invecchiamento dei grandi Cabernet americani.
Per rendere questa immensa cultura enologica accessibile anche a chi desidera esplorare più sfumature nel corso della serata, Oriana propone quasi cinquanta referenze servite in eleganti mezze caraffe da 375 ml — con gemme del calibro dell'Hermitage Blanc 2023 di Chave, del Brunello di Montalcino 2017 di Biondi-Santi e del Cabernet Sauvignon Mt. Veeder 2021 di Mayacamas — oltre a una colta mescita al calice che valorizza territori come la Provenza di Peyrassol e l'Alsazia di Albert Boxler.

Oriana si afferma così non soltanto come una delle aperture più scintillanti di Manhattan, ma come un autentico santuario per gli amanti del buon vivere, dove la concretezza del fuoco primordiale sposa la raffinatezza della grande enologia mondiale.