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Hady Kfoury, dal fine dining al fast food: “Ora ho 44 ristoranti dai prezzi accessibili”

di:
La Redazione
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copertina naya

Nel panorama gastronomico contemporaneo, la transizione dall'eccellenza del fine dining alla replicabilità del fast-casual viene spesso guardata con scetticismo, quasi fosse un compromesso al ribasso. Tuttavia, la parabola di Hady Kfoury e del suo brand Naya racconta una storia differente: quella di un’eleganza metodologica che non si perde nel passaggio dalla tovaglia di fiandra al bancone di design.

Formatosi tra le rigide discipline dell'hotellerie svizzera e perfezionatosi alla corte di maestri come Daniel Boulud e François Payard, Kfoury ha saputo tradurre il rigore dell'alta cucina in un modello di ospitalità democratica. Nato nel 2008 come un singolo esperimento a New York, il suo Naya conta oggi 44 insegne, con l'ambizione di portarne 200 in tutta la nazione entro il 2030.

Durante il percorso degli ultimi anni, Kfoury ha scardinato quattro dogmi che ancora oggi avvolgono il mondo della ristorazione, come racconta qui Business Insider.

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L’ingannevole semplicità del servizio rapido

Si tende a pensare che il fast-casual sia una versione "semplificata" della ristorazione. In realtà, la gestione di una linea di assemblaggio richiede un rigore quasi chirurgico. Se nel fine dining il piatto nasce espresso per il singolo ospite, qui la sfida è la costanza assoluta su larga scala. Mantenere la freschezza di un ingrediente mentre ruota su una catena frenetica, nota l'imprenditore, richiede una ricerca e sviluppo incessante e una precisione millimetrica nei tempi di cottura.

Il miraggio della crescita numerica

Espandersi non è sinonimo di successo; è, semmai, un moltiplicatore di complessità. Per dodici anni, Kfoury ha coltivato le sue prime sette sedi con una cura quasi artigianale, focalizzandosi sui fondamentali: formazione del personale e solidità della catena di approvvigionamento. Solo quando le fondamenta sono diventate d'acciaio è arrivata l'apertura al capitale privato, intesa non come una corsa all'oro, ma come uno strumento per scalare l'eccellenza.

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L'illusione del risparmio sulla qualità

Il profitto non si costruisce mai sottraendo valore al piatto. Il segreto della longevità di un brand risiede nella fiducia, e la fiducia si nutre di autenticità: è proprio questa la forza di Kfoury. Collaborare con i migliori macellai o pretendere consegne quotidiane di ortaggi non sono spese accessorie, ma investimenti strutturali. In un mercato saturo, la trasparenza della materia prima è l'unico vero elemento di distinzione.

L’anima oltre il piatto: la componente umana

Esiste un errore comune: credere che la ristorazione sia solo una questione di ricette. Un ristorante è, prima di tutto, un ecosistema di persone. La fidelizzazione del cliente passa inevitabilmente attraverso la serenità del team. Vedere i propri dipendenti crescere da addetti alla linea a direttori generali non è solo un atto etico, ma una strategia imprenditoriale che riduce il turnover e garantisce un’accoglienza che nessuna procedura standardizzata potrà mai replicare.

"Il cibo è il cuore dell'esperienza, ma è la cultura del servizio a renderla memorabile", conclude il noto imprenditore.

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