Esistono icone che non hanno bisogno di presentazioni, ma che richiedono una cura quasi religiosa per essere replicate. Il Bellini, nato nel 1948 tra i tavoli dell’Harry’s Bar di Venezia, è l'emblema di questa filosofia: un’alchimia sottile che trasforma due soli ingredienti in esperienza liquida.
Ritratto in copertina: Luigi Constantini - Associated Press
Un colore che diventa destino
Nel 1948, tra le mura dorate dell'Harry’s Bar, Giuseppe Cipriani rimase folgorato da una mostra dedicata a Giovanni Bellini, il "Giambellino". Osservando le delicate sfumature rosate delle vesti indossate dai santi e dalle madonne nei dipinti del maestro, Cipriani ebbe l'intuizione: ricreare quel particolare punto di rosa in un bicchiere. Il segreto? La polpa della pesca bianca, capace di donare alla bevanda quel tono pastello, etereo e inconfondibile.

Nato come un esperimento stagionale legato alla maturazione dei frutti, il Bellini è diventato in breve tempo il vessillo dell'eleganza italiana. Ai tavolini dell'Harry's Bar, questo connubio di purea di pesca bianca e Prosecco ha dissetato la storia del Novecento: da Ernest Hemingway, che lo considerava un rito imprescindibile delle sue soste veneziane, a Charlie Chaplin, fino alle grandi dive di Hollywood.
La caccia alla pesca perfetta: una questione di colore e profumo

Il cuore pulsante del Bellini non è una pesca qualunque. Per Giuseppe, ed oggi Arrigo Cipriani, la scelta è tassativa: pesca bianca. Nelle pagine del suo ricettario, Arrigo è categorico: “Mai le gialle”. Il segreto risiede in frutti preferibilmente piccoli, dalla buccia vellutata e rosata. Se un tempo il territorio veneziano era l'unico fornitore ufficiale, oggi la geografia del gusto si è ampliata verso i climi temperati di tutta Italia. Ciò che conta, però, resta la sostanza: una polpa bianco crema, venata di rosso carminio vicino al nocciolo, capace di sprigionare un profumo intenso e una texture fondente che si sposa a meraviglia con il vino.

Le bollicine: l’eleganza del territorio
Per sorreggere la struttura della pesca senza sovrastarla, il partner ideale è il Prosecco, preferibilmente nelle sue espressioni più nobili come il DOCG Conegliano Valdobbiadene. In alternativa, uno spumante di qualità può prestarsi al gioco, purché rispetti l'equilibrio delicato del drink. La regola d'oro? Il Bellini è una creatura effimera: va preparato e consumato fresco, rigorosamente in giornata, per non perdere la vivacità degli aromi.
Il fattore "agosto": quando il rosa si fa magia

C'è un momento preciso in cui il Bellini raggiunge l'apice della sua bellezza cromatica. È tra luglio e agosto che le pesche bianche regalano quella sfumatura rosa iconica che ha reso il cocktail famoso nel mondo. È in questi mesi estivi che la natura offre la materia prima perfetta per ricreare quella "magia in bicchiere" che, dal dopoguerra a oggi, continua a regalare un istante di pura felicità a chi lo gusta. Il tocco del professionista? La forza del Bellini risiede nella sua immutabilità. Non cercate sofisticazioni: la vera maestria sta nel rispettare un'armonia che si ripete, identica a sé stessa, da oltre settant'anni.
La ricetta del Bellini da replicare in casa

INGREDIENTI
- 1/4 Purea di pesche bianche
- 3/4 Prosecco
Preparare il succo di pesca schiacciando i frutti con tutta la buccia in un imbuto cinese o con uno schiacciapatate. Si può usare anche una centrifuga, ma mai un mixer perché altrimenti il succo si mescolerà all’aria.
Unire secondo le proporzioni il vino per il Bellini al succo di pesca (ad esempio: 5 cl di succo e 15 cl di Prosecco) e mescolare.
Bere il più fresco possibile.