Perfino il modo in cui scorriamo i social, oggi, racconta cosa finirà nei piatti di domani. Le tendenze gastronomiche non nascono più soltanto nei ristoranti o nei laboratori di ricerca delle grandi aziende alimentari: prendono forma tra una ricerca online, un reel salvato, una spesa digitale fatta di fretta e un bisogno sempre più chiaro di cibo che parli di noi, del nostro tempo, delle nostre abitudini che cambiano.
Il 2026, secondo gli osservatori internazionali del settore food, si annuncia come un anno in cui gusto, funzione, comfort e piacere tornano a dialogare in modo serrato, senza gerarchie rigide e senza dogmi. Non una rivoluzione urlata, piuttosto una serie di micro-slittamenti che, messi insieme, raccontano molto di come stiamo mangiando e di come mangeremo. Li ha segnalati la BBC in questo pezzo, da cui abbiamo attinto gli spunti per noi più rilevanti.
Quando il piccante incontra la frutta

Il 2026 segna un ulteriore passo avanti nella grammatica del gusto, e lo fa attraverso una parola nuova che sintetizza una tendenza ormai impossibile da ignorare: fricy. Unione diretta e dichiarata di fruit e spicy, questo codice aromatico racconta una cucina sempre più attratta dalle tensioni vivaci, dalle combinazioni immediate, dall’energia sensoriale che arriva al palato senza mediazioni. Non è un’invenzione estemporanea, ma l’adozione globale di abitudini radicate in culture gastronomiche precise, dal Messico al Sud-est asiatico, dove frutta e peperoncino convivono da sempre nello stesso gesto. Il riferimento va alle fettine di mango cosparse di sale al peperoncino, alle insalate thailandesi in cui lime, zucchero e spezie dialogano senza gerarchie, a una concezione del sapore che non teme l’intensità. Nel 2026 questo linguaggio si traduce in prodotti, piatti e condimenti sempre più presenti sulle tavole domestiche e nei menu, come dimostrano i dati di vendita dei rivenditori online specializzati. Il chamoy messicano, miscela acidula di frutta in salamoia, lime e peperoncino, registra un incremento del 64% in soli tre mesi, mentre lo yuzu kosho giapponese, fermentato di agrumi e peperoncino, cresce del 28%.

Anche il mondo dei drink si muove nella stessa direzione, adottando declinazioni piccanti e acide che reinterpretano classici noti. Nascono così cocktail definiti spour, dove la componente speziata incontra quella agrumata, e ingredienti come il Tajín diventano presenza fissa sui bordi dei bicchieri. Il successo di questi sapori racconta un pubblico più curioso, meno timoroso del piccante e sempre più attratto da esperienze gustative immediate ma stratificate.
Mini porzioni e snackification: il nuovo formato del piacere

Il modo di mangiare cambia anche nelle dimensioni. Nel 2026 le porzioni si rimpiccioliscono, ma senza perdere valore simbolico o gastronomico. Mini piatti, snack strutturati, bocconi pensati con cura diventano protagonisti di una quotidianità in cui il pasto unico lascia spazio a sequenze più libere, adattabili, spesso più ludiche. È una trasformazione che risponde a motivazioni diverse, dalla gestione dell’appetito a una relazione più flessibile con il cibo. Secondo Jen Creevy, direttrice food & drink di WGSN, le versioni ridotte di piatti, bevande e dolci stanno accelerando per due ragioni precise: da un lato la loro natura giocosa, quasi affettiva, dall’altro la crescente attenzione alle quantità, anche in relazione alla diffusione dei farmaci GLP-1 per il controllo del peso. Le mini porzioni diventano così un compromesso efficace tra desiderio e misura, senza rinunciare al gusto. I dati della grande distribuzione confermano questo spostamento. Oltre la metà dei clienti Waitrose dichiara di sostituire talvolta un pasto con una serie di snack, mentre le agenzie di trend parlano di snackification come di un fenomeno strutturale, fatto di piccoli formati curati, pensati per offrire funzione ma anche piacere. Il cibo smette di essere un blocco unico e si trasforma in un mosaico personale, componibile.
Cibo e bevande funzionali: nutrire meglio, non meno

Nel 2026 il concetto di funzionalità esce dalla nicchia e diventa parte integrante del discorso gastronomico mainstream. Non si parla più soltanto di praticità o velocità, ma di qualità nutrizionale e densità di benefici. Charlie Parker, nutrizionista senior di Ocado Retail, osserva un chiaro spostamento verso alimenti capaci di offrire più valore in ogni porzione, con un’attenzione crescente a proteine e fibre. Le ricerche online raccontano questa esigenza in modo netto: le query legate agli snack ricchi di fibre aumentano del 2.578% in un solo anno. Un dato che segnala non tanto una moda, quanto una presa di coscienza diffusa. Louisa Brunt, nutrizionista senior di M&S, sottolinea come il tema fibre venga percepito positivamente perché invita ad arricchire i pasti, non a sottrarre, rendendo l’approccio più inclusivo e sostenibile nel tempo.

Lo stesso vale per le bevande, che nel 2026 diventano veicoli di benefici specifici. Probiotici, kefir d’acqua, polveri elettrolitiche e drink energetici naturali conquistano spazio sugli scaffali, mentre sui social cresce l’attenzione per il mushroom coffee, il caffè arricchito con estratti di funghi, protagonista di un hashtag che supera le 99.000 occorrenze su TikTok. Il bicchiere, come il piatto, smette di essere neutro e assume una funzione dichiarata.
Il ritorno del burro, versione brunita

Non tutte le tendenze del 2026 guardano al benessere in senso stretto. Alcune parlano apertamente di piacere, come il ritorno del burro, celebrato nella sua forma più aromatica: brunito. La tecnica francese del beurre noisette, che porta il burro a sviluppare note tostate e nocciolate, conquista una nuova centralità grazie anche alla visibilità ottenuta sui social. Lo chef Thomas Straker contribuisce in modo decisivo a questa riscoperta con la sua serie All Things Butter, capace di raggiungere numeri impressionanti tra TikTok e Instagram. Il successo del burro brunito racconta anche una reazione culturale: dopo anni di sospetto verso i grassi saturi, cresce una preferenza per ingredienti semplici e riconoscibili, percepiti come meno industriali rispetto alle alternative ultra-processate.

Nel 2026 il burro brunito entra nei menu come elemento distintivo, utilizzato per rifinire paste, pesci, carni e preparazioni dolci. Waitrose lo indica come il “nuovo pistacchio”, ovvero un ingrediente destinato a diventare protagonista trasversale, capace di trasformare un piatto con un solo gesto, concentrando profumo e profondità.
Jacket potato: il comfort food si aggiorna

La patata al forno ripiena torna sotto i riflettori nel 2026, sospinta da un inatteso momento virale. Una semplice risposta di Kim Kardashian durante un’intervista, diventata immediatamente contenuto condiviso, riaccende l’attenzione su un piatto domestico, familiare, rassicurante. La sua versione preferita, con panna acida, burro e bacon, ispira una nuova ondata di ricette e interpretazioni. Il successo della jacket potato è facilitato anche dalla diffusione delle friggitrici ad aria, presenti in oltre il 60% delle case britanniche, che rendono la preparazione più rapida e accessibile. I social amplificano il fenomeno attraverso creator specializzati, come gli Spud Bros o Poppy O’Toole, che trasformano la patata in un supporto creativo per farciture sempre diverse. I numeri parlano chiaro: il 94% degli adulti nel Regno Unito dichiara di mangiare una jacket potato almeno una volta a settimana, mentre le vendite di patate arrosto crescono di oltre un terzo su base annua. Economica, saziante, ricca di fibre, la patata al forno intercetta perfettamente il bisogno di comfort contemporaneo.
Il ritorno del cavolo

Il 2026 segna anche la rivalutazione di un ortaggio a lungo sottovalutato: il cavolo. Dopo anni in cui l’attenzione si concentrava su varietà più ricercate, come l’hispi grigliato nei ristoranti, l’interesse si sposta verso forme più quotidiane e popolari. Le ricerche su Pinterest mostrano una crescita significativa per preparazioni a base di cavolo, dai dumpling alle zuppe, fino alle versioni fermentate. Questo ritorno racconta una cucina che riscopre ingredienti economici, versatili e profondamente radicati nella memoria collettiva. Il cavolo diventa protagonista di piatti capaci di nutrire e rassicurare, adattandosi a stagioni, culture e tecniche diverse. Secondo gli esperti, nel 2026 questa tendenza raggiungerà il grande pubblico, portando con sé una nuova considerazione per un vegetale che unisce semplicità e possibilità infinite.
