A soli 25 anni aveva già ottenuto il ruolo di capo chef, poi ne ha trascorsi 15 cucinando in un 5 stelle. Ma oggi lo chef Antoni Perelló desidera dedicarsi all’alimentazione degli anziani in una casa di cura.
La storia
C’è chi abbandona la cucina stellata per seguire un sogno più umano e profondamente autentico. È il caso di Antoni Perelló, chef maiorchino classe 1971, che ha deciso di rivoluzionare il suo percorso professionale, passando dalle luci abbaglianti degli hotel di lusso alla quiete accogliente di una casa di cura. Oggi, Perelló è il cuore e l’anima gastronomica della residenza Fontsana Son Armadams, a Palma di Maiorca, dove ogni giorno prepara menù per circa 200 ospiti, portando in tavola sapori che parlano di casa, tradizione e cura.


La carriera di Perelló ha avuto inizio tra i fornelli dei ristoranti più rinomati dell’isola. A soli 25 anni aveva già ottenuto il ruolo di capo chef, lavorando in ristoranti stellati come il Koldo Royo e l’iconico El Olivo, e in hotel di lusso come il Belmond La Residencia. Tuttavia, dopo oltre 15 anni in un hotel a cinque stelle, Perelló ha sentito il richiamo di una nuova sfida. “Non volevo tornare in una struttura alberghiera come quelle precedenti,” racconta a El Paìs in un'intervista a Lucia Bohorquez. “Il mondo delle case di cura e degli ospedali mi ha sempre attratto, e quando si è presentata l’opportunità, l’ho colta al volo.” Oggi, insieme al suo team di nove persone, lo chef crea quotidianamente menù che non solo soddisfano i palati dei suoi ospiti, ma si adattano alle loro esigenze specifiche, spesso dettate da condizioni mediche. Circa il 30% dei piatti, infatti, subisce modifiche per diventare frullati, senza glutine o privi di lattosio, dimostrando una precisione quasi chirurgica nella cura del dettaglio.

Il segreto di Perelló sta nell’unire sapori familiari a un tocco di creatività. “Prepariamo piatti tipici dell’isola e della cucina nazionale, ma con qualche sfumatura internazionale,” spiega. Il menù cambia con le stagioni: più ricco e caldo in inverno, più leggero e fresco in estate. Ogni proposta viene attentamente valutata da un nutrizionista, creando un equilibrio tra gusto e salute. “In un certo senso, è come gestire un ristorante stellato,” afferma Perelló, “ma qui il contatto con i clienti è molto più diretto e personale.” E i piatti raccontano storie. Il riso con le uova fritte, servito la domenica, è un momento di pura nostalgia per gli ospiti della residenza, un legame con i sapori di una vita passata. “Dobbiamo coccolarli molto,” confida lo chef. “Sappiamo che questa è la loro casa, anche se non è la famiglia o il posto dove hanno vissuto tutta la vita.”

Quando Perelló è arrivato a Fontsana, la cucina della residenza soffriva di una cattiva reputazione, un problema comune a molte strutture simili. La direzione ha deciso di cambiare rotta, affidandosi alla professionalità di uno chef che potesse ribaltare la percezione della qualità del cibo. “Esistono tanti pregiudizi su ciò che viene servito in case di cura o ospedali,” osserva Perelló. “Ma qui utilizziamo prodotti di alta qualità, preparati con la massima attenzione e adattati alle esigenze individuali, spesso più accuratamente che in molti ristoranti.”

E se l’atmosfera di una residenza può non avere la magia di un ristorante stellato o l’intimità di una cena in famiglia, Perelló lavora per creare un’esperienza che vada oltre il semplice nutrimento. La cena è già pronta per questa sera: crema di zucchine, tortino al tonno e controfiletto alla griglia con contorno di pomodori e carote Vichy. Piatti semplici, certo, ma fatti con un ingrediente raro e prezioso: l’attenzione ai dettagli che trasforma ogni pasto in un gesto d’amore.