Chef

Krishna Léger, da carcerato a chef stellato: una storia sorprendente

di:
Sveva Valeria Castegnaro
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Krishna leger Denis Dalmasso the guardian

In soli due anni di apertura ha ottenuto la stella Michelin, ma la sua ascesa non è stata semplice: Krishna Léger si è scontrato col sistema legale, la prigione e il ritorno alla normalità dopo 13 anni dietro le sbarre. Ci racconta questo percorso a ostacoli nel mondo della ristorazione.

La storia

Volver, il ristorante appena fuori dalla cittadina medievale di Uzès, nel sud della Francia -ospitato in una fattoria in pietra color limone e persiane blu e premiato dopo soli due anni di apertura dalla Guida Michelin- potrebbe far pensare che la vita di chef Krishna Léger sia stata come quella di molti suoi colleghi. Non è così, il percorso di Krishna per arrivare a realizzare il suo sogno è stato sulle montagne russe. Ha infatti scoperto il suo amore per la cucina e il buon cibo durante i 13 anni trascorsi in carcere.


Condannato per crimini legati alla droga, durante gli anni di detenzione nella prigione di Baumettes, a Marsiglia, dava il suo destino per spacciato, fino a quando Mirelle, una vecchia amica che aveva conosciuto a Uzès, gli fece visita e lui le confidò che sentiva di aver sprecato la sua vita.  Mireille gli rispose: “Perché non provi a cambiare il tuo futuro?”. “Questa possibilità non mi era mai venuta in mente", racconta Krishna. “Da lì la svolta. Ho visto un programma televisivo su Ferrandi Paris, una scuola di cucina che forma chef di alto livello, e ho cominciato a delineare un piano nella mia mente: aprire un ristorante in proprio”, continua.

Denis Dalmasso- The Guardian



Nel 2015, così, Krishna entra nella scuola Ferrandi, pagata con l'aiuto di Mireille. Inoltre, grazie ai suoi rapporti instaurati nel tempo con le autorità giudiziarie, Krishna era riuscito a farsi trasferire nel carcere di La Santé a Parigi, da dove poteva frequentare la scuola. In quel periodo era in semilibertà, il che significava che gli era permesso viaggiare da solo, a condizione che tornasse in cella ogni notte. Inizialmente ai suoi mentori fu detto solo che era un prigioniero; gli altri studenti non ne erano a conoscenza. "La nostra prima reazione è stata: ‘Cosa ha fatto per finire in carcere?’" dice uno dei suoi maestri, lo chef Jérémy Touzelet.C'erano dei coltelli in cucina. Avevamo bisogno di contarli? Metterli sotto chiave?".


Nel 2016, finalmente, Léger oltre al diploma ottiene la libertà vigilata e va a lavorare al Guy Savoy e poi in un pub specializzato in birre artigianali, dove ottiene il suo primo lavoro retribuito. Nel 2018 sempre grazie a Mireille, con cui nel frattempo si è sposato, Krishna apre il suo ristorante a Uzès. Purtroppo, però, appena conquistata la libertà si separa da Mireille e si ritrova ancora una volta senza una casa, un lavoro e una compagna. Cruciale è l'incontro, alla fine del 2018, con Céline Simitian, la giudice che aveva supervisionato la sua libertà vigilata a Nîmes. Comprensiva della situazione di Krishna, Céline convince una banca a concedergli un prestito - impresa non da poco, vista la sua fedina penale. Prestito con cui Lèger acquista la fattoria che oggi ospita Volver, che in spagnolo significa "ritorno".

Volver



Non gli è ancora permesso possedere un'attività nella regione, così crea una holding con sua figlia Elyne, ora poco più che ventenne. Meno di un anno dopo l'apertura del ristorante, arriva il Covid, ma Léger non demorde: stringe la cinghia e, una volta conclusosi il primo lockdown, porta a termine una straordinaria stagione estiva.  "Da Volver l'avventura è golosa, ma soprattutto ‘umana’", si legge nel sito web. Ora Léger sta cercando di assumere una seconda figura in cucina per potersi dedicare maggiormente al suo prossimo progetto: un centro di formazione dove gli ex detenuti possono imparare le basi del mestiere di ristoratore.

Fonte: theguardian.com

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Foto di copertina: Denis Dalmasso- The Guardian

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