La solitudine del grande chef: in una toccante intervista Heston Blumenthal, che nel 2018 ha messo in pausa la ristorazione trasferendosi in Francia, racconta alti e bassi del successo e come ha ritrovato l’amore per il food.
La notizia
Che il successo non dia la felicità, ma il suo raggiungimento possa paradossalmente coincidere con episodi depressivi, è stato indagato a suo tempo da Sigmund Freud. Non certo una novità, quindi: in pratica dopo avere convogliato ogni energia verso lo scopo, a volte il “trionfatore” si renderebbe improvvisamente conto di tutto ciò che nella strada ha perduto e dei veri obiettivi che ha mancato. Il fondatore della psicanalisi avrebbe potuto probabilmente costruire uno dei suoi celebri casi sulla figura di Heston Blumenthal, cinquantaseienne celebrity chef d’Oltremanica, che confessa di aver profondamente sofferto proprio mentre sedeva sulla vetta del food.Il ruolo guida nell’avanguardia mondiale, certificato da tre stelle Michelin e dal conferimento dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico, non aveva praticamente alcun significato per lui. “Niente era abbastanza”, racconta oggi che si è tirato un po’ fuori dalla mischia in una toccante intervista a The Times. Nonostante fosse costantemente circondato da persone, la percezione era quella di una solitudine crudele.
Sensazioni che lo hanno spinto nel 2018 a trasferirsi in Francia, lontano dai riflettori. A quei tempi si sentiva stufo di cucinare, come “una stella cadente”, amore che a distanza di tempo si è fortunatamente riacceso qualche mese fa. “Poi ho rimesso i piedi sulla terra”, racconta. Ma la parabola è stata dura.
Il mantra del successo suonava “continua, continua, continua”, senza possibilità di scelta o margini di arbitrio. Fino a farlo sentire irrimediabilmente perso. “Mi trovavo a Londra, in una grande cucina piena di persone, poi fuori dalla cucina in quella specie di mondo mediatico, circondato da altre persone, ma se guardo indietro capisco che ero veramente solo. La gente pensava: ‘Possiede tutto, può fare tutto’, ma nello stesso tempo non era quello il cuore della mia spinta”.
La brama di conquistare sempre nuove vette e riconoscimenti lo stava trasformando, secondo le sue parole, in un “mostro”. “Dopo la terza stella Michelin nel 2004 ho pensato: ‘Non so perché me l’hanno data. Che succederebbe se dovessi perderla?’ Non saprei dire se si sia trattato di depressione, ma guardando indietro penso di sì. Era una forma di ansia inconsapevole”.
Fonte: thetimes.co.uk
Trovi qui l'articolo cliccabile