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“Barolo e Barbaresco? Sì, ma il Piemonte è molto altro”. Coltivare, la tavola che fa scoprire i vini regionali

di:
Silvia Morstabilini
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Nella Langa del Barolo esiste un luogo in cui il confine tra vigna, cucina e ospitalità si dissolve completamente. È Coltivare, progetto nato all’interno dell'azienda Agricola Brandini, dove il ristorante non è un servizio accessorio, ma la naturale estensione di una filosofia agricola e produttiva.

*Contenuto con finalità promozionali

Come racconta Giovanna Bagnasco, una delle proprietarie, dietro il progetto c’è un’idea precisa: riportare il lavoro alla sua essenza. “Il vino ha un solo ingrediente, l’uva. Da lì parte tutto”. Un principio che guida non solo la produzione, ma anche la cucina e l’ospitalità. L’obiettivo non è creare un luogo spettacolare, ma un luogo coerente, dove ogni gesto sia una traduzione diretta del territorio.

Il ristorante come estensione della cantina

Coltivare nasce nel 2014 come agriturismo, in una forma più tradizionale legata al turismo delle Langhe. Ma negli anni successivi il progetto cambia profondamente direzione. La cantina cresce, la filosofia si definisce e l’ospitalità si trasforma in qualcosa di più radicale: un’esperienza immersiva nella vita agricola.

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Il ristorante diventa così la prosecuzione naturale della vigna. Non esiste una separazione netta tra ciò che accade fuori e ciò che arriva al tavolo. La cucina lavora in strettissima connessione con il territorio e con ciò che la terra offre, seguendo lo stesso principio che guida la viticoltura: intervenire il meno possibile, rispettare la materia prima, lasciare che il luogo si esprima.

“Vogliamo trasmettere la nostra filosofia anche nell’accoglienza: tutto deve parlare della nostra idea di natura, lentezza e cura”, racconta Giovanna. In questo senso, Coltivare non è un ristorante nel senso classico del termine; piuttosto, un sistema integrato in cui vigna, cucina e ospitalità condividono lo stesso linguaggio.

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Il tempo come ingrediente principale

Uno degli elementi centrali del progetto è il rapporto con il tempo. In un’epoca in cui tutto appare veloce e fugace, Coltivare sceglie deliberatamente la lentezza. Non come estetica, bensì come metodo stesso di lavoro.

“Obblighiamo le persone a coltivare il tempo”, spiega Giovanna. L’esperienza al tavolo non è pensata per essere rapida o standardizzata: al contrario, diventa quasi un momento di sospensione. Il ritmo è quello della natura: non imposto, ma seguito.

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Questo approccio si riflette in ogni dettaglio, dalla produzione agricola fino al servizio in sala. Anche il concetto di "valore" dell'esperienza viene completamente ribaltato: non più ostentazione o ingredienti iconici. Si parte, appunto, dal valore reale, l’autenticità e la rarità del gesto. Un esempio? Una semplice materia prima locale, coltivata con cura e difficile da trovare altrove, diventa la chiave contemporanea.

Una cucina che racconta il Piemonte senza cliché

Il lavoro in cucina si inserisce perfettamente in questa visione. Lo chef Luca Zecchin, astigiano, porta con sé una conoscenza profonda della tradizione piemontese, ma la interpreta senza cadere nella ripetizione dei piatti iconici.

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L’obiettivo è raccontare il Piemonte nella sua interezza, non solo nelle sue espressioni più note. La tradizione non viene negata, bensì reinterpretata: piatti della cultura povera, ingredienti meno conosciuti e una continua ricerca sulle materie prime costruiscono un racconto gastronomico contemporaneo. Lo stesso approccio si ritrova nella carta vini, che diventa uno degli elementi più identitari del progetto.

La carta vini: raccontare il Piemonte a 360 gradi

A occuparsi della selezione e degli abbinamenti è Jacopo Cren, maître e sommelier. La sua visione parte da un principio chiaro: rappresentare il Piemonte nella sua complessità, senza fermarsi ai nomi più conosciuti.

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“Molti si concentrano solo su Barolo e Barbaresco, ma il Piemonte è molto più ampio”, racconta. Per questo la carta vini non si limita alle Langhe, ma abbraccia tutto il territorio regionale: dall’Alto Piemonte al Gavi, dal Timorasso fino all’Astigiano e al Roero.

Questa scelta permette di costruire una narrazione più ricca e sorprendente, in cui anche vini meno noti trovano spazio e valore. L’obiettivo non è solo rappresentare il territorio, ma farlo scoprire in modo nuovo.

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Il ruolo fondamentale degli abbinamenti

La carta vini di Coltivare non è pensata come un elenco statico; al contrario, rappresenta uno strumento dinamico di abbinamento e scoperta. Il lavoro di Jacopo si concentra molto sull’interazione con la cucina, costruendo percorsi in cui il vino diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica.

Questo significa anche proporre etichette meno conosciute o stili diversi, come vini ossidativi o orange wine, capaci di creare contrasti e armonie inaspettate con i piatti piemontesi.

“L’idea è far divertire a tavola”, spiega Jacopo. Il vino non deve intimidire, ma accompagnare. E soprattutto deve essere scoperta: qualcosa che porta l’ospite fuori dalla propria zona di comfort.

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L’apertura agli altri produttori: una scelta identitaria

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la decisione di non limitare la carta vini ai soli vini dell'azienda Agricola Brandini, ma di aprirsi ad altri produttori. Una scelta tutt’altro che scontata per un ristorante nato dentro una realtà produttiva. Eppure, proprio questa apertura diventa un elemento identitario forte.

La selezione degli “amici produttori” nasce da relazioni costruite nel tempo, basate su rispetto, visione condivisa e attenzione alla sostenibilità. Non si tratta di una selezione commerciale, ma culturale: ogni bottiglia deve avere un senso all’interno del progetto.

In questo modo la carta vini diventa uno strumento più ampio di racconto, che non parla solo della cantina, ma di un’intera rete di produttori che condividono la stessa sensibilità.

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Un’unica esperienza tra cantina, ristorante e ospitalità

Coltivare, più che un ristorante, è una vera e propria “cascina moderna” in cui convivono diverse anime: cantina, cucina, ospitalità e accoglienza. Tutto è pensato per essere coerente e integrato. Dalla visita in cantina alla degustazione, dalla cena al soggiorno, l’ospite vive un’unica atmosfera continua, senza interruzioni.

“È come essere a casa”, racconta Jacopo. Ed è proprio questo il punto: eliminare la distanza tra chi produce e chi consuma, creando un luogo familiare e allo stesso tempo profondamente legato al territorio.

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Il vero valore oggi: semplicità e autenticità

In chiusura, Giovanna sintetizza forse il concetto più importante dell’intero progetto: il nuovo significato del valore esperienziale.

“Oggi i valori non coincidono più con l’ostentazione, ma con il tempo, la lentezza e la qualità delle cose semplici”. Un agio che non si misura nel prezzo, ma nella capacità di vivere un’esperienza autentica, radicata nel territorio e nei suoi ritmi.

Coltivare si inserisce esattamente in questa visione: un luogo dove non si viene solo a mangiare o a dormire, ma a riscoprire un rapporto più lento e consapevole con il cibo, il vino e il paesaggio.

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Coltivare Agri.Relais

Agricola Brandini

Borgata Brandini, 16, 12064 La Morra CN

Telefono: 0173 328231

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