Alfonso Ortega, conosciuto online come CociTuber, racconta di essere stato aggredito a Comillas dai titolari di un ristorante che aveva recensito negativamente anni fa. Ha presentato denuncia alla Guardia Civil e pubblicato sui social le immagini dell'accaduto: «Una recensione, per dura che sia, non può mai giustificare un’aggressione».
Una recensione può essere sgradevole, ingenerosa, persino sbagliata. Può far arrabbiare chi la riceve, mettere in discussione il lavoro di una cucina, toccare l'orgoglio di chi gestisce una sala. Rimane però una recensione. Il confine diventa molto più serio quando dalle parole si passa alla strada, dal dissenso alla minaccia, dal giudizio sul piatto al corpo di chi quel giudizio lo ha espresso.
È quello che Alfonso Ortega, conosciuto sui social come CociTuber, sostiene sia accaduto a Comillas, in Cantabria. Il comunicatore gastronomico con 670.000 followers solo su Instagram ha raccontato di essere stato aggredito mentre stava registrando un video per le strade della cittadina e di aver successivamente riconosciuto nel presunto aggressore una persona collegata a un ristorante che aveva recensito negativamente alcuni anni fa. Ortega ha pubblicato sui propri canali le immagini di una parte dell'accaduto e ha presentato denuncia alla Guardia Civil, allegando anche un referto relativo alle lesioni riportate, secondo quanto ha dichiarato a EL PAÍS.
La vicenda, naturalmente, resta la ricostruzione fornita dal diretto interessato e dovrà essere accertata nelle sedi competenti. Ma pone una questione che riguarda molto più da vicino il mondo della critica gastronomica: che cosa succede quando chi viene recensito smette di considerare la recensione un giudizio sul proprio lavoro e comincia a viverla come un attacco personale?

La recensione che torna anni dopo
Secondo il racconto di Ortega, tutto sarebbe iniziato mentre stava passeggiando per Comillas e si era infilato in una strada secondaria per continuare a registrare il proprio contenuto. Un uomo lo avrebbe raggiunto alle spalle, afferrato al collo, insultato, colpito alla schiena e fatto cadere a terra. Ortega sostiene poi di aver seguito la direzione presa dall'aggressore e di essersi ritrovato nei pressi di un ristorante che aveva visitato anni prima.
Il dettaglio rende la vicenda ancora più singolare: il locale non sarebbe stato nei suoi pensieri quella giornata. A collegare i due episodi, nella sua ricostruzione, sarebbe stato il riconoscimento da parte dell'uomo che lo avrebbe aggredito. Ortega ha spiegato che alcune persone lo avevano fermato poco prima per chiedergli delle fotografie e che il proprietario del ristorante potrebbe averlo riconosciuto proprio in quel momento. Il ristorante era già stato oggetto di una sua recensione negativa. «Ho fatto un video sincero, dei miei. Ho mangiato male e l'ho raccontato», ha spiegato Ortega a EL PAÍS, ricordando una visita nella quale aveva espresso un giudizio molto duro sull'esperienza gastronomica.
Il contenuto pubblicato allora apparteneva alla sua attività di comunicatore nel ramo food, un lavoro costruito proprio sulla possibilità di raccontare ciò che accade al tavolo dal punto di vista del cliente. Un mestiere che, soprattutto nell'epoca dei creator, ha progressivamente occupato uno spazio un tempo riservato quasi esclusivamente alla critica professionale e alla stampa specializzata. La differenza è importante perché oggi una recensione può raggiungere migliaia, talvolta milioni di persone e diventare parte della reputazione pubblica di un ristorante. Ma la maggiore esposizione porta con sé anche una conseguenza inevitabile: il giudizio diventa più difficile da ignorare.

Quando il giudizio diventa personale
La seconda parte dell'episodio, secondo Ortega, sarebbe avvenuta davanti al ristorante. Il creator racconta di essersi avvicinato al locale con il telefono acceso per documentare quanto appena accaduto. A quel punto, sostiene, sarebbero uscite diverse persone che gli avrebbero intimato di spegnere il cellulare, cercando anche di sottrarglielo e insultandolo. Ortega racconta quindi di essere fuggito verso il luogo in cui si trovava suo cugino, che era con lui a Comillas. Secondo la sua versione, una delle persone coinvolte lo avrebbe inseguito. È proprio questo momento a comparire nelle immagini che ha successivamente diffuso online. «Meno male che c'era mio cugino, mi ha protetto, perché quello mi voleva ammazzare», ha raccontato in un'intervista ripresa anche da Cadena SER.
Il video è stato pubblicato con i volti delle persone coinvolte oscurati. Ortega ha spiegato di aver raccolto anche altre registrazioni realizzate da persone presenti sulla scena e di essersi rivolto alla Guardia Civil. Ha inoltre riferito di aver riportato contusioni alla schiena e al collo. Al di là degli accertamenti che seguiranno, una frase pronunciata da Ortega riporta la questione alla sua dimensione essenziale: «Una recensione, per dura che sia, non può mai giustificare un'aggressione».
È una considerazione quasi ovvia, e proprio per questo vale la pena ribadirla in un settore nel quale il rapporto fra ristorazione e giudizio esterno è diventato sempre più complicato. Il ristoratore investe denaro, tempo, identità e aspettative nel proprio locale; il critico, il giornalista o il creator entra, osserva, assaggia e racconta. Le due prospettive possono divergere radicalmente. Il dissenso fa parte del gioco. La risposta fisica appartiene a un'altra dimensione.

Il problema delle recensioni gastronomiche nell'epoca dei creator
Il caso CociTuber riporta inoltre al centro una domanda meno immediata: che cosa significa oggi fare critica gastronomica? Ortega non è un critico nel senso tradizionale del termine. Il suo linguaggio appartiene al mondo dei social, è diretto, personale, spesso costruito sulla rapidità del video e sulla riconoscibilità del personaggio. Il suo pubblico non cerca necessariamente la stessa cosa che cerca il lettore di una rivista gastronomica: vuole un'esperienza raccontata in maniera immediata, un'opinione facilmente comprensibile, una risposta alla domanda più semplice e più antica del mondo della ristorazione: vale la pena andarci?
Proprio questa immediatezza è diventata parte della forza dei creator gastronomici. Ma comporta anche una responsabilità: una recensione pubblica ha conseguenze reali, soprattutto quando il pubblico è molto ampio. Lo stesso Ortega, dopo l'aggressione denunciata, ha ammesso che oggi affronterebbe diversamente una delle dinamiche che avevano accompagnato quella vecchia recensione. Ha raccontato di aver cercato all'epoca un ristorante con recensioni particolarmente negative proprio per realizzare il video e ha detto che oggi non ripeterebbe quella scelta editoriale. Allo stesso tempo, però, sostiene che il giudizio espresso allora non sarebbe cambiato: «Rifarei la stessa recensione».

Una critica può ferire. Non dovrebbe diventare una guerra
Ortega ha dichiarato di pagarsi personalmente i pasti che recensisce e di visitare anche due ristoranti al giorno per realizzare i propri contenuti, rivendicando la sincerità come elemento centrale del suo lavoro. La questione, allora, torna al tavolo: anche una recensione molto dura dovrebbe essere accettata. Perché nel momento in cui il ristoratore pretende di decidere chi possa parlare della propria cucina, il problema smette di riguardare soltanto una singola recensione. E quando il recensore, dall'altra parte, trasforma ogni esperienza negativa in una caccia al bersaglio, anche il confine della critica professionale diventa più fragile. La vicenda denunciata da CociTuber lascia dunque una domanda che riguarda tutta la ristorazione contemporanea: quanto siamo ancora capaci di separare il giudizio sul lavoro dalla persona che quel lavoro lo fa? La risposta dovrebbe essere semplice. Un piatto si può contestare, una recensione si può smentire, un giudizio si può discutere. Il resto appartiene a un'altra storia.