Attualità enogastronomica

La coppia di Almarge premiata da Michelin: "Per sopravvivere non devi avere staff”

di:
Elisa Erriu
|
copertina Marta Rombouts e German Franco

“Oggi si tende a idealizzare l'immagine del giovane ristoratore che proviene da un locale prestigioso e apre un ristorante con uno o due colleghi (come potrebbe essere il nostro caso), con pochissimo o nessun personale, facendo tutto da solo. In realtà non è romanticismo; è sopravvivenza."

Per anni è bastato allontanarsi di qualche chilometro da Barcellona perché l'attenzione degli appassionati di gastronomia iniziasse a disperdersi. Oggi quella geografia sta lentamente cambiando.  Badalona, città spesso rimasta ai margini dei grandi itinerari gourmet, ha iniziato a farsi notare grazie ad Almarge, un ristorante nato nel 2019 che, dopo un lungo percorso costruito senza scorciatoie, è riuscito a conquistare una menzione della Guida Michelin e a trasformare il passaparola nel suo alleato più prezioso. Il nome racconta già buona parte della filosofia del progetto. Almarge richiama infatti l'idea dell'essere "ai margini": quelli geografici, perché il locale si trova fuori da Barcellona, dove i suoi fondatori si sono conosciuti e hanno lavorato, ma anche quelli personali. Marta Rombouts e Germán Franco sorridono quando spiegano che quel nome racchiude anche qualcosa di loro, diventando un piccolo gioco costruito sui rispettivi nomi: "AL MAR(ta) GE(rmán)". Un dettaglio che restituisce subito l'impressione di un ristorante pensato come un'estensione della loro identità, prima ancora che come un'insegna.

almarge 5
 

Lei dirige la sala, seleziona i vini e accompagna gli ospiti lungo il percorso gastronomico; lui vive la cucina con una dedizione quasi maniacale, concentrato sui gesti, sulle cotture e sul linguaggio silenzioso che si crea ogni giorno davanti ai fornelli. Insieme hanno costruito un equilibrio che oggi viene riconosciuto anche dalla Michelin, ma molto prima erano stati i clienti a parlare di Almarge, alimentando un passaparola capace di diffondersi ben oltre Badalona.

Secondo i due fondatori, quel cambiamento non è arrivato inseguendo le mode del momento. Come hanno raccontato ad El Paìs:  «Quando fai davvero quello che senti più vicino a te, senza condizionarti da ciò che penseranno gli altri o dal risultato che potresti ottenere, tutto funziona meglio. È come se ogni cosa trovasse naturalmente il proprio posto. Vale per i piatti, per i vini, per il rapporto con il personale, per gli orari, per il modo di gestire il ristorante. Oggi ci sentiamo completamente noi stessi, coerenti con quello che facciamo, e crediamo che questa autenticità arrivi anche a chi si siede ai nostri tavoli.»

almarge 2
 

Entrambi si sono formati nelle cucine di Alkimia, lavorando accanto a Jordi Vilà, uno dei nomi più rispettati della gastronomia barcellonese. Un'esperienza che continua a riflettersi nel rigore tecnico e nell'attenzione riservata a ogni dettaglio, senza però trasformarsi in un modello da replicare. 

L'impressione, però, è che Almarge inizi molto prima del primo piatto. Marta Rombouts descrive il ristorante come una casa aperta agli ospiti e ogni particolare viene scelto per rafforzare quella sensazione. «La musica, il sapone, gli asciugamani del bagno, la comodità delle sedie, i tovaglioli, il poggia-posate, l'illuminazione... Abbiamo provato una quantità incredibile di lampadine prima di trovare quella giusta. Sono dettagli che cambiano completamente l'atmosfera e raccontano chi sei. Noi vogliamo che chi entra percepisca di essere accolto a casa nostra.» Lo stesso approccio guida anche la carta dei vini, costruita senza lasciare spazio al caso e modellata secondo il gusto e la sensibilità della sala.

Dietro questa immagine curata si nasconde però una quotidianità molto meno romantica di quanto spesso venga raccontato. Franco e Rombouts parlano con estrema sincerità delle difficoltà che oggi attraversano la ristorazione indipendente, a partire da costi che negli ultimi anni hanno cambiato completamente gli equilibri economici del settore.

almarge 3
 

«Le percentuali di spesa che ci insegnavano a scuola non hanno più nulla a che vedere con la realtà. Trovare un equilibrio tra quello che costa gestire un ristorante e ciò che il pubblico può permettersi di spendere è diventato sempre più complicato.» Da qui nasce anche una riflessione che riguarda molti giovani ristoratori. «Si tende a romanticizzare l'immagine di chi esce da grandi ristoranti, apre un locale insieme a uno o due amici e porta avanti tutto da solo. Nel nostro caso è successo davvero. Ma non è romanticismo. È sopravvivenza.»

Una frase che pesa quasi quanto un manifesto e che restituisce un'immagine molto concreta del lavoro dietro le quinte. Niente costruzioni eroiche, soltanto giornate in cui cucina, sala, gestione e organizzazione finiscono spesso sulle spalle delle stesse persone.

Guardando agli anni trascorsi dall'apertura, i due riconoscono quanto il tempo abbia contribuito a definire la loro identità. «All'inizio la paura di piacere oppure no, di lavorare abbastanza, delle spese, influenza inevitabilmente ogni scelta. Poi tutto trova lentamente il proprio equilibrio e impari ad avere fiducia nella direzione che hai scelto. Per noi resta una sola certezza: cucinare i piatti che amiamo mangiare, proporre i vini che ci piace bere e costruire un ambiente in cui ci sentiamo davvero a nostro agio. Solo così possiamo chiedere ai clienti di sentirsi bene insieme a noi.»

Ultime notizie

mostra tutto

Rispettiamo la tua Privacy.
Utilizziamo cookie per assicurarti un’esperienza accurata ed in linea con le tue preferenze.
Con il tuo consenso, utilizziamo cookie tecnici e di terze parti che ci permettono di poter elaborare alcuni dati, come quali pagine vengono visitate sul nostro sito.
Per scoprire in modo approfondito come utilizziamo questi dati, leggi l’informativa completa.
Cliccando sul pulsante ‘Accetta’ acconsenti all’utilizzo dei cookie, oppure configura le diverse tipologie.

Configura cookies Rifiuta
Accetta