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L’Olivo al Jumeirah Capri Palace: l’unico 2 stelle Michelin di Anacapri in un hotel 2 Chiavi Michelin

di:
Serena Curto
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copertina olivo

Dalla visione della famiglia Cacace alla firma Jumeirah: storia di un albergo diventato uno dei più importanti hub gastronomici del Mediterraneo dove alta cucina, ospitalità, arte e design raccontano il lusso ad Anacapri.

Da albergo visionario capace di cambiare il destino di Anacapri a destinazione culinaria che oggi riunisce un ristorante due stelle Michelin, beach club iconici, cucina d'autore e nuovi luoghi della convivialità. Un viaggio dentro il Jumeirah Capri Palace, dove l'ospitalità si racconta - soprattutto - attraverso la tavola. 

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La storia

Se oggi Anacapri è una destinazione ricercata quanto Capri, amata da una clientela internazionale che cerca quiete, autenticità e una forma di lusso più discreta, gran parte del merito va proprio a quell'intuizione nata oltre sessant'anni fa dalla Famiglia Cacace.

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Molto prima che il turismo di alta gamma scoprisse il volto più appartato dell'isola, Anacapri era il borgo agricolo, la sorella silenziosa della mondana Piazzetta. Senza porto, raggiungibile per secoli soltanto attraverso la Scala Fenicia scavata nella roccia, viveva lontana dai riflettori che illuminavano Capri. Qui si coltivavano vigne, ulivi e orti, mentre il centro principale dell'isola costruiva la propria fama internazionale.

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Fu proprio in questo scenario che prese forma una delle storie imprenditoriali più interessanti dell'ospitalità italiana. Nel 1958 Mario e Rita Cacace aprirono un piccolo negozio di abbigliamento. Il successo fu tale da consentire alla coppia di acquistare progressivamente gli edifici circostanti, unirli e trasformarli in un albergo. E così, dopo la scomparsa di Mario, fu il figlio Tonino ad ampliare ulteriormente la visione di famiglia, portando nell'hotel arte contemporanea, design, gastronomia e un respiro internazionale destinato a ridefinire l'identità stessa di Anacapri. Oggi quella storia continua sotto l'insegna Jumeirah, ma conserva intatto lo spirito originario.

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Le opere di Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Giorgio de Chirico e Velasco Vitali convivono con installazioni temporanee e collaborazioni con Galleria Continua, trasformando gli spazi comuni dell’hotel in un percorso espositivo. Anche le cinque nuove Mariorita Suite, firmate da Patricia Urquiola, raccontano questa filosofia. Il nome è un omaggio al primo negozio dei fondatori, quasi a legare passato e presente. La designer spagnola reinterpreta Capri attraverso una grammatica fatta di superfici materiche e tonalità che richiamano il Mediterraneo.

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Ogni ambiente dialoga con il paesaggio, in un vortice di benessere totalizzante: la grande piscina mosaico, la Capri Medical Spa con il celebre trattamento Leg School® brevettato dal Professor Canonaco, le 72 camere (di cui la metà in pieno restyling), giardini e grandi aperture verso l'esterno, in un equilibrio raffinato tra architettura e memoria isolana. Ma sarebbe riduttivo raccontare il Jumeirah Capri Palace soltanto come un albergo di lusso. Oggi, infatti, la sua vera rivoluzione passa dalla cucina.

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Bar degli Artisti 1
 

Qui la ristorazione è diventata il motore dell'intera struttura, tanto da esserne anche la forza trainante. Basti pensare che ogni giorno questo vero e proprio ecosistema gastronomico accoglie fino a 1200 coperti distribuiti tra i diversi indirizzi, con una brigata composta da oltre quattrocento collaboratori. Numeri che raccontano una realtà quasi unica nel panorama italiano dell'hôtellerie di lusso. Non è un caso che gli stessi chef parlino ormai apertamente di hub gastronomico, un'espressione che sintetizza perfettamente l'identità del Jumeirah Capri Palace.

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Dall'alta cucina de L'Olivo (unico due stelle Michelin dell'isola), ai pranzi pieds dans l'eau de Il Riccio, passando per la convivialità popolare di a-Ma-Re, fino alla visione internazionale di Zuma e alla novità dell'estate rappresentata dal nuovo club Nox Capri, pensato per prolungare la giornata tra musica e incontri culturali. A coordinare questo immenso quanto articolato universo gastronomico è Salvatore Elefante, oggi Executive Chef e direttore culinario del Jumeirah. 

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Lo Chef

Gragnanese, classe 1981, è arrivato al Capri Palace nel 2007 come chef de partie sotto Oliver Glowig, ha attraversato praticamente tutte le anime della cucina dell'hotel, da L'Olivo a Il Riccio, fino ad assumere la guida dell'intero comparto gastronomico. «Le nostre radici sono mediterranee, ma il nostro sguardo è cosmopolita», racconta. «Cerchiamo di interpretare il patrimonio gastronomico della nostra terra con curiosità e sensibilità contemporanea».

Executive Chef of Jumeirah Capri Palace Salvatore Elefante
 

Una filosofia che parte dagli ingredienti simbolo della Campania — pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, basilico, olio extravergine e agrumi — senza mai perdere di vista la stagionalità e il ritmo naturale delle materie prime. Per Elefante il lusso gastronomico oggi coincide con la capacità di lasciare un ricordo. «Quando un ospite torna a casa portando con sé un'emozione, un sapore o un racconto, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo», spiega. Ed infatti, L'Olivo conserva l'eleganza di una grande tavola gastronomica, ma sorprende per l'atmosfera rilassata. La musica dal vivo accompagna il servizio, le luci soffuse si riflettono sulle lampade in vetro lavorato, mentre piccoli bonsai di ulivo decorano i tavoli durante il giorno.

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Il Ristorante L'Olivo, dove il Mediterraneo si racconta in due stelle Michelin

La cifra stilistica de L'Olivo risiede in un ingrediente identitario o in una tecnica che affina il sapore. Insomma, racconta la cucina domestica campana ma elevandola. Ed ecco che l’antipasto prende le sembianze di un amuse-bouche: un sottile velo di seppia custodisce una purea di fagioli spollichini, poi crema di cannellini e una sorprendente acqua di scarola. 

Seppia con fagioli e scarola
 

È proprio questa la filosofia raccontata dall'Head Chef Vincenzo Tedeschi - ischitano, trentatré anni - arrivato al Jumeirah Capri Palace nel 2020. «La seppia con i fagioli è un piatto semplice, quello che mangiamo a casa in settimana. Eppure qui vi racchiudiamo fino a quindici tecniche diverse – con anche l’uso di una speciale pentola coreana - per soddisfare il palato più curioso, ma senza tradire il ricordo originario».

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Una cucina che però non dimentica il proprio ruolo di ospitalità: «Siamo un ristorante d'hotel. Il nostro compito è raccontare le nostre radici senza dimenticare che davanti a noi siedono ospiti provenienti da tutto il mondo». Eppure…ci pensa un po' su e confessa che «una volta mi hanno chiesto gli spaghetti con le polpette. Non ce l’ho fatta a dir di sì!» ride. Ma torniamo al menu. Qui dove il cappero - presenza costante nell'isola - attraversa in punta di piedi tutto il percorso. Lo si ritrova, in foglie marinate, nella splendida ventresca di tonno Balfegó: appena scottata per preservarne la naturale untuosità, accompagnata da un'insalata leggermente acidula di lamponi, cuore di pomodoro, pannocchia, sedano, mais e rucola; completata da una salsa di pomodoro piccante marmorizzata con olio al coriandolo.

Ventresca di tonno con cuore di pomodori mais e rucola
 

In carta da quindici anni, è diventato un classico della casa, tanto da aprire il menu “La Recherche”: una ricerca in stile Proust dei grandi piatti ormai iconici. La sorpresa arriva con la zuppa di pomodoro in due servizi, quasi un piccolo esercizio di stile sulla stagionalità. Prima un pomodoro in gelatina con pesto di basilico e ricotta immerso in una salsa fredda; poi la stessa idea si trasforma in un brodo tiepido a base di datterino e San Marzano che avvolge un tagliolino fatto in casa, passato sulla brace giapponese per una delicata nota affumicata. Un assaggio che cambia temperatura e consistenza senza perdere continuità narrativa.

Cernia con mango daikon e lime
 

Fra i piatti più sorprendenti spicca la cernia frollata per tre settimane, servita con una tartelletta di pasta sfoglia ripiena di mango marinato al lime, daikon e ravanelli, completata da un intenso fondo di datteri e agnello. È il piatto del cuore di Tedeschi: «Mi rappresenta perché racconta il mio modo di cucinare. Mi affascina l’idea del tempo applicata al cibo, la maturazione del pesce, il grasso che evolve e gli equilibri tra acidità e amarezza». Prima dei dessert arriva un piccolo omaggio al territorio, al Mediterraneo: un formaggio beneventano a prevalenza ovina racchiuso in una cialda croccante con frutta secca e limone confit, aromatizzato con erbe spontanee raccolte direttamente sull'isola.

Mediterraneo
 

La parte dolce è firmata invece Pierre Hermé, che interpreta l’anima di Capri con la sua proverbiale eleganza francese. Memorabile il dessert che abbina polpa di riccio di mare, sorbetto al pompelmo e sfoglia caramellata, seguito dalla millefoglie con mascarpone alla vaniglia e gelato al caffè. Poi le zeppole napoletane da intingere nella salsa al cioccolato o alla vaniglia e una raffinata selezione di petit four che chiude il percorso con leggerezza. 

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Un grande hub gastronomico 

L'idea di hub culinario non si esaurisce con i ristoranti. Al Jumeirah Capri Palace, infatti, il racconto gastronomico inizia già dal mattino, con una colazione aperta anche agli ospiti esterni. Scelta non scontata per un hotel di questo livello e perfettamente coerente con la volontà di trasformare la struttura in un punto di riferimento per tutta l'isola. È forse il momento della giornata a cui Salvatore Elefante è più legato.

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Ogni mattina si assicura che i croissant abbiano la giusta sfogliatura, che la frutta venga tagliata con precisione e che ogni dettaglio rispecchi gli standard della casa. Un'attenzione che racconta quanto l'accoglienza inizi molto prima della cena stellata. Il buffet dialoga con una carta espressa di preparazioni dolci e salate, mentre il laboratorio di pasticceria lavora fin dalle prime ore dell'alba. A coordinarlo è Carmine Di Nardi, responsabile dell'intera produzione dolce dell'hotel, dagli sfogliati della colazione fino ai dessert de Il Riccio.

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Accanto a lui Roberto Troiano, una delle storie più curiose della brigata: dopo aver cambiato completamente vita poco più di tre anni fa, si è innamorato dell'arte della sfogliatura, diventando oggi l'autore di viennoiserie impeccabili. Tra le specialità spiccano la danese farcita con una caprese dolce, il tradizionale cornetto ischitano e soffici cinnamon roll che raccontano un dialogo naturale tra tradizione partenopea e gusto internazionale. È l'ennesima conferma di come, al Jumeirah Capri Palace, non esistano momenti "minori": dalla colazione al dopocena, ogni esperienza contribuisce a costruire un unico, coerente racconto gastronomico.

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«Credo che il nostro sia uno degli hub gastronomici più dinamici d’Italia. Ogni ristorante della struttura possiede una propria identità e dialoga con ospiti provenienti da culture e sensibilità diverse. L’impronta che cerco di trasmettere è quella della dedizione e dell’empatia verso l’ospite» spiega Chef Elefante. Se infatti L'Olivo rappresenta l'anima gastronomica più alta dell'hotel, Il Riccio ne incarna invece il volto più solare e mediterraneo. Affacciato direttamente sulla Grotta Azzurra, è uno dei beach club più iconici d'Italia. La sea lounge rivestita Dior fa strada ad una cucina marinara senza eguali, guidata dalla Head Chef Anna Vichi: il pescato fresco in bella vista, le crudité e gli immancabili spaghetti ai ricci di mare trovano naturale compimento nella celebre Sala delle Tentazioni, un vero tempio della pasticceria napoletana.

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Qui il pranzo sembra non finire mai, accompagnato dal rumore delle onde e da una vista che da sola vale il viaggio. Diverso ancora è il linguaggio di a-Ma-Re, inaugurato solo due anni fa, che recupera la memoria popolare della cucina campana trasformandola in un racconto contemporaneo. Lo chef Nicola Maiello parte dai ricordi familiari: la pizza - con la consulenza di Pizzaingrammi – si condivide al centro della tavola, da mangiare tutti insieme come antipasto. 'O pere e 'o musso e il brodo caldo di polpo partono dai vicoli antichi di Napoli per arrivare fin dentro un'insalata di mare; gli spaghetti aglio, olio e peperoncino si arricchiscono di nocciole e noci come avveniva nelle tavole delle feste. «Vogliamo risvegliare un ricordo», racconta lo chef.

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Sul rooftop, invece, Zuma Capri apre idealmente una finestra sul mondo. L'interpretazione contemporanea dell'izakaya giapponese dialoga con il Golfo di Napoli in un incontro fra Oriente e Mediterraneo che riflette perfettamente la vocazione cosmopolita dell'hotel. E poi, novità della stagione, il nuovissimo club “Nox Capri”, pensato come spazio dedicato a musica dal vivo, performance artistiche e incontri culturali. Un ulteriore tassello di un ecosistema che va ben oltre la ristorazione e trasforma il Jumeirah Capri Palace in un luogo di socialità contemporanea. 

CONTATTI:

Via Capodimonte, 14, 80071 Anacapri, NA;

Telefono: 081 978 0111;

jcpinfo@jumeirah.com

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