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The Hoxton, da Elio a Cugino: l’hotel che raduna palati romani e globali per mangiar bene a ogni ora

di:
Lucia Facchini
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Una case history che risalta nell'Urbe: l'avamposto romano del gruppo inglese The Hoxton mette in campo un menu perfettamente intonato alla città e rispettoso dei suoi piatti-cult. Il risultato? Al posto di tartellette al caviale e sfogliati al burro, qui è possibile ordinare una Cacio e pepe e dei Saltimbocca comme il faut, per poi scarpettare la salsa con la complicità sorniona della sala. Ma oltre alle ricette del posto c'è di più: ecco la proposta di Elio e Cugino, dalla colazione con curiose sfoglie salate alla cena "new classic".

"Si, il tonnarello lo facciamo noi. E lo teniamo al chiodo". All'orecchio del romano suona come una dichiarazione d'amore verso quel primo che ormai nessuno sa più replicare con la sacralità di una volta: la "Cacio e pepe". Tre parole, decine di varianti, centinaia di blend di spezie e di formaggi stagionati per tirar fuori la fragranza ideale (non troppo prepotente, né azzerata dal ritorno strong della cremina che si spande in bocca). Eppure, qui la missione è compiuta.

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Siamo da Elio al The Hoxton e la squadra guidata dallo chef Manuel Mistrangelo con il sous chef Giacomo D'Ambrosio sa perfettamente quando (e quanto) accedere agli archivi dei ricettari storici cittadini, per mettere in campo una sfilza di godurie amarcord che forse stiamo pian piano dimenticando. Significa talvolta sporcarsi di più le mani, stare ore su un fondo, impastare e modellare cordoncini "acqua e farina" che svelino un minimo di ruvidezza artigiana. Ebbene, c'è chi ancora ci crede. E che scommette sull'effetto flashback all'interno di un hotel 4 stelle vicinissimo a Villa Borghese, dove di certo il buon gusto non manca-ma ha un tono e un profilo molto meno prevedibili del solito.

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L'hotel 

Prima di tornare su Elio - insegna interna dell'albergo insieme a Cugino, che invece impiatta colazioni e pasti smart- è necessario ampliare il campo all'intera struttura, eretta attorno al concetto di "open house". Non un paradosso, poiché di fatto tutti gli Hoxton sviluppano l'idea di convivialità, diventando hotel di quartiere per consentire anche agli esterni di vivere un "lusso rilassato" negli spazi comuni. Colpisce quindi il mood disteso con cui persone di numerose nazionalità diverse si relazionano nel salotto della lobby, durante il break di metà giornata o la sera stessa al ristorante.

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In camera, ad esempio, viene offerto a mo' di cadeaux un cappellino con visiera che molti indossano pure a tavola, in tinta con la bag per radunare comodamente gli acquisti dell'ultimo minuto; non c'è un orario fisso per accedere alla bakery, né per ordinare un supplì al telefono o un quadrotto di pizza bianca ripiena; ancora, la cocktail list studiata dall'abile bar manager Francesca Chiarelli schiva lo snobismo delle didascalie lunghe un chilometro per consigliare il cliente con un colpo d'occhio, vista la presenza di vivaci illustrazioni dei drink proposti.

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In sintesi, il The Hoxton sa tenere unite bellezza e informalità con una nonchalance che bisogna prendersi il giusto tempo per capire. Basterà apprezzare la radio già accesa all'ingresso della stanza, l'illuminazione vintage (quasi cinematografica), i pezzi di mobilio originali anni '70 e le tele d'arte contemporanea selezionate con la galleria Ugo Ferranti che sembrano ammiccare dritte dalle pareti. O, in alternativa, basterà sedersi da Elio per scoprire che al posto di tartellette al caviale e sfogliati al burro si può ordinare un Saltimbocca alla romana comme il faut, per poi scarpettare la salsa con la complicità sorniona della sala.

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Hotel Hoxton Roma cover
 
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Elio, non solo romanità: il menù regionale che mancava in un ristorante d'hotel 

Dalle premesse verrebbe facile inquadrare il menu come un refresh di memorie capitoline. Al contrario, Elio ha sempre aperto le porte a gemellaggi gastronomici stagionali-vedi i recenti eventi con Mazzo o l'ultima collaborazione con la coppia di Via Delle Palme, che dopo aver cucinato in terra londinese è tornata a recuperare la manualità genuina delle nonne siciliane.

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Ne deriva un nomadismo di culture che, per dire, ha segnato l'esordio in carta dei Tonnarelli al pestato di pomodorini secchi in aglio e basilico, caciocavallo, muddica atturrata e scorza di limone; un primo Made in Sud capace di spartirsi la scena con Amatriciana e Tagliatelle al Ragù, insistendo sulla grana sabbiosa del pane tostato in padella per snellire il manto di condimento.

Tonnarello con pestato di pomodori secchi Via delle Palme
 

A noi è piaciuto particolarmente il Vitello tonnato con capperi crispy, leggermente friabili nella loro rifinitura e sapidi il giusto, nonché spalleggiati dalle carote agrodolci (tant'è che la carne non scompare sotto la solita salsa di circostanza). Dal canto suo, il Ceviche di ombrina con leche de tigre e cipolle tiene ferma la componente agrumata, virando però verso schietti aromi terrestri.

Sgombro scottato alle erbe aromatiche Via delle Palme
 
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Oltre ai Saltimbocca, non manca una Cotoletta di melanzana che tratta l'ortaggio a mo' di filetto, con l'intento di dipanare ulteriormente il bandolo vegetale srotolato sin dal brunch (piccolo spoiler dedicato a chi si alzerà tardi nel weekend!). Per dessert, invece, Pesca e lime -un biscuit citrico con soffice mousse al cioccolato bianco e spicchietti di pesche: coerentemente col resto, qui a parlare è il frutto nature senza facili inserti zuccherini.

dessert pesca elio
 

La sala, il beverage, i drink

Al di là dell'assaggio, ciò che risalta è la rapidità della sala nel drizzare le antenne captando le "voglie inespresse" di ciascun tavolo, dalla lampada extra per immortalare il dopocena alla torta monoporzione per festeggiare un compleanno. Christian Tosoni e Gabriele Pizzi improntano il servizio esattamente così, facendo comunella nei frangenti clou e versando calici mai banali. Gioca a favore il sodalizio con Feudi di San Gregorio, che si protrarrà per l'intera estate dando agli affezionati la possibilità di scegliere le bottiglie preferite.

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Noi abbiamo trovato un match ideale nell'accoppiata fra il vitello tonnato e il cuvée DUBL Brut Edition, laddove il sorso cremoso riprende la tessitura tipica di carne e topping, sgrassando tuttavia la mandibola sul finale. Dicevamo sopra, inoltre, della mixology di Francesca Chiarelli, che si distingue per la ricerca su elementi botanici tali da tingere i drink in modo naturale, rendendo peraltro profondo e sfaccettato lo spettro olfattivo. Lo dimostra, fra i seasonal, il Siesta Margarita a base di Patron Silver tequila, camomilla, sciroppo di anguria, bitter al cetriolo e pepe rosa o, fra i classici di Elio, il Botanical Collins con Gin Mare, Venturo, limone, Fever Tree Ginger Ale e spuma di Limoncello Nazionale. In fase di aperitivo la bevuta va da sé con un rinforzo di Alici fritte e maionese agli agrumi canditi: come sentirsi al mare in città!

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Cugino, dalla colazione all'enoteca serale

Se durante il giorno Elio tira fuori dal cilindro i suoi Hox Classics -che sia uno smash burger o una chitarrina al pomodoro- per il brunch sceglie di smontare il mito dell'avocado toast a tutti i costi, rimpolpando la carta con qualche voce sui generis. Caldeggiamo, in questo senso, la deliziosa Millefoglie vegetariana di verza riccia e fontina, schizzata con un doppio dripping di peperone agrodolce e maionese al cipollotto: prima panata e poi fritta, vanta una scocca che riequilibra con la sua mordenza l'interno filante. Ancora: le uova al tegamino con salsiccia si gustano insieme al pan brioche e il pulled pork finisce in un sandwich multistrato, confermando quanto il breakfast intercontinentale possa essere "fonte di variazione" pressoché illimitata.

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Passando all'area Bakery, il menu da attenzionare è quello di Cugino, felice intersezione fra all day bar, caffetteria ed enoteca. Vi si trovano i prodotti da forno dei migliori indirizzi romani della lievitazione, complice la tendenza (già vista per Elio) ad estendere il tessuto di relazioni per movimentare i pasti in hotel. Dunque, cosa aspettarsi? Il carosello di opzioni scorre agevolmente, coinvolgendo altrettanti professionisti degli impasti: si va da Santi Sebastiano e Valentino -con l'immancabile pizzetta croissant al pomodoro e il ciavattone romano colmo di crema e amarena- alla Pasticceria d'Antoni dal 1974 -che risponde a suon di Crostata di streusel, brownie, albicocca e noci pecan. Non resta che scoprire la new entry del momento in loco, ferma restando la pausa pomeridiana con la soffice crema di caffè spolverizzata di cacao, l'iced latte o la bevanda al matcha rinfrescata da ghiaccio e fragole.

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Le stanze e le esperienze 

Per le sistemazioni interne il gruppo inglese ha attuato anche a Roma una sosta di "scrub estetico", scommettendo sulla pulizia della linea. A colpire è il crossover di arredi che non soffocano mai gli ambienti principali, fra pavimenti in parquet rustico a spina di pesce, boiserie in legno, lampade d'ottone e pezzi eclettici di modernariato. Non solo: nelle stanze di categoria superiore si posso ammirare lampadari d'epoca in vetro di Murano e oggetti di recupero in pieno spirito "fifties".

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Dalla riservatezza della Roomy con terrazza — dotata di solarium privato, divano e letto king size — all'ampiezza della Biggy, con 28 mq dedicati all'ozio chic fra lounge per un calice di vino serale e specchi a figura intera, la vacanza procede tranquilla nell'intimità del quartiere Pinciano. Sottolineiamo pure la vocazione pet-friendly del brand, sicché chi ama viaggiare con il proprio animale domestico al seguito godrà di tante piccole premure riservate a cani e gatti. Last but non least, l'Appartamento, una "casa privata" suddivisa in cinque sale progettate per cene private ed eventi, dove ogni dettaglio viene plasmato sui desideri degli ospiti. Fino al prossimo round di Cacio&Pepe!

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Contatti

The Hoxton 

L.go Benedetto Marcello, 220, 00198 Roma RM

Telefono: 06 9450 2700

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Elio

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Cugino

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