Attualità enogastronomica

Staff nei ristoranti, la confessione dello chef alla BBC: “Non conviene assumere giovani inesperti”

di:
La Redazione
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copertina staff ristoranti

Dietro le quinte delle pittoresche cittadine mercatali inglesi, dove l'aroma del tè pregiato si fonde con la fragranza dei lievitati artigianali, l'ottimismo dei menù si scontra violentemente con la matematica della sopravvivenza. L'allarme che arriva dal Cheshire non è il solito lamento di fine stagione, ma il grido d'aiuto di un motore economico che gira a vuoto.

Dietro le quinte delle pittoresche cittadine mercatali inglesi, dove l'aroma del tè pregiato si fonde con la fragranza dei lievitati artigianali, l'ottimismo dei menù si scontra violentemente con la matematica della sopravvivenza. L'allarme che arriva dal Cheshire non è il solito lamento di fine stagione, ma il grido d'aiuto di un motore economico che gira a vuoto.

C'è stato un tempo in cui investire su un diciottenne, accoglierlo dietro il bancone o lasciargli pelare le prime brigate di verdure, rappresentava la linfa vitale di ogni locanda o bistrot. Un patto sociale silenzioso: gioventù, entusiasmo e margini ridotti in cambio di formazione e futuro. Oggi, quel patto è andato in frantumi. A metterlo nero su bianco è la famiglia Picken, che da ventun anni gestisce l'insegna Ginger and Pickles, un piccolo impero di cinque sedi e 68 dipendenti che rappresenta il cuore pulsante dell'ospitalità a Nantwich.

Il paradosso del ricambio generazionale nei costi di brigata

GINGER AND PICKLES2
 

L'aumento vertiginoso del salario minimo nazionale (National Minimum Wage) e del salario di sussistenza ha finito per livellare i costi della manodopera in modo paradossale. Harry Picken, intervistato dalla BBC, ha esposto una realtà cruda che molti colleghi sussurrano soltanto: «La stragrande maggioranza dei nostri costi è legata al personale. Se un candidato di trent'anni con anni di esperienza sul campo si contende il posto con un diciottenne privo di qualsiasi base, la scelta oggi è forzata».

“Scommettere su un giovane era bellissimo: portava freschezza ed energia, e in cambio imparava a comunicare e a stare in cucina. Ma quando il costo orario si equivale, giustificare questo investimento formativo diventa impossibile.” Non si tratta di miopia imprenditoriale, bensì di contabilità difensiva. In un ecosistema in cui le bollette energetiche e le materie prime agroalimentari continuano a registrare rincari senza sosta, ogni singola ora di lavoro deve produrre valore immediato. L'apprendistato, un tempo ammortizzabile, oggi è diventato un lusso che le casse dei ristoranti indipendenti non possono più permettersi.

Nantwich al punto di rottura: la rivolta delle insegne indipendenti

GINGER AND PICKLES3
 

Il malcontento che si respira tra i tavoli di Ginger and Pickles non è un caso isolato. Pochi isolati più in là, Kelly Woodnutt, mente gastronomica dietro il celebre St Martha’s e l'apprezzatissimo Edward’s Deli, ha deciso di trasformare la frustrazione in azione politica -racconta sempre BBC. Mossa da quella che definisce "pura disperazione", ha preso carta e penna per scrivere al proprio deputato, Connor Naismith, chiedendo un intervento d'emergenza: il taglio immediato dell'aliquota IVA al 10% per l'intero comparto dell'accoglienza.

In pochissimi giorni, la sua lettera ha raccolto la firma di oltre cinquanta imprenditori locali della ristorazione e del retail gastronomico. Una comunità unita dal medesimo timore. «Sono sei o sette mesi che lanciamo segnali d'allarme, ma ora siamo giunti al punto di rottura», ha confessato Woodnutt. «Se non riceveremo un aiuto concreto e immediato, saremo costretti a tirare giù la serranda. Un'IVA al 10% non risolverebbe ogni male, ma ci darebbe quel minimo di ossigeno necessario per attendere la stabilizzazione del mercato e allinearci agli standard europei».

Tra promesse della politica e freddi numeri di bilancio

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La politica locale ha provato a dare risposte. Il deputato Connor Naismith ha confermato di aver portato la questione direttamente sul tavolo del Cancelliere dello Scacchiere, Rachel Reeves, promettendo di mantenere la massima pressione sui corridoi del potere nelle prossime settimane. Eppure, tra gli operatori del settore domina lo scetticismo. Harry Picken teme che queste mobilitazioni finiscano per essere catalogate come semplici "parole di circostanza": «Si ottiene il proprio momento di gloria sui giornali, ma sono i fatti quelli che contano. L'intero settore è a un bivio critico. Non stiamo parlando di chiusure che avverranno tra anni; parliamo di una questione di mesi, se non di settimane».

Un portavoce del governo ha difeso le misure in atto, sottolineando gli sforzi per mitigare il costo della vita e stimolare i consumi: tra questi, la rimodulazione fiscale sulle attrazioni per famiglie, un pacchetto di sostegno da 4,3 miliardi di sterline per frenare le imposte commerciali sulle attività, e il tetto massimo al 25% sull'imposta societaria. Misure che, tuttavia, i ristoratori sul campo giudicano ancora distanti dalle reali emorragie quotidiane dei bilanci operativi.

Mentre il dibattito macroeconomico prosegue nei palazzi di Londra, nelle cucine di Nantwich si continua a fare i conti con la realtà di ogni sera: menù da ripensare per ottimizzare gli ingredienti, luci soffuse per risparmiare energia e brigate sempre più ristrette, dove lo spazio per i giovani chef di domani rischia di essere definitivamente cancellato dall'inflazione.

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