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Enrique Valentì: "Chiudo il ristorante sabato e domenica, lo staff deve avere una vita”

di:
La Redazione
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copertina Caja de Cerillas

Nella ristorazione contemporanea il lusso non si misura più soltanto in foglie d'oro, calici di cristallo o ingredienti introvabili. Oggi, il bene più prezioso, raro e agognato è diventato il tempo. Una rivoluzione silenziosa ma radicale sta ridisegnando i ritmi delle brigate, sfidando un dogma storico: quello del ristorante aperto a ogni costo quando gli altri si divertono.

Il paradigma è cambiato e gli ultimi anni hanno agito da acceleratore di particelle per una presa di coscienza collettiva. A guidare questo cambio di rotta con lucida fermezza è lo chef Enrique Valentí, anima e mente di Caja de Cerillas. La sua è una scelta di campo netta, quasi provocatoria per i canoni della vecchia guardia: spegnere i fornelli il sabato e la domenica. Non si tratta di una ritirata, bensì di un investimento strategico sul patrimonio più fragile, magnetico e determinante di qualsiasi cucina: i talenti umani.

Il valore del tempo e l'arte della stabilità

«Si vive una volta sola, e lavorare dal lunedì al venerdì è sufficiente», ha dichiarato Valentí senza giri di parole a La Razòn. In un'epoca segnata da una carenza strutturale di personale qualificato che rischia di paralizzare il settore, il denaro ha smesso di essere l'unica moneta di scambio appetibile. I professionisti di oggi cercano una vita appagante, un ritmo conciliabile con gli affetti e la quotidianità. Per decenni la ristorazione ha navigato controcorrente rispetto alla società, imponendo turni spezzati, weekend sacrificati ed esaurimento emotivo. Valentí ha deciso di invertire la rotta, trasformando il lunedì in un nuovo sabato sera e dimostrando che la quadratura dei conti può perfettamente convivere con la sostenibilità umana.

Caja de Cerillas matchbox
@Matchbox

La ricetta economica di Caja de Cerillas poggia su una gestione sartoriale, quasi da atelier. Servendo tra i 30 e i 35 ospiti a servizio, senza la frenesia dei turni ripetuti ma valorizzando il tavolo doppio, la struttura mantiene un equilibrio economico logico e controllato, con un prezzo medio di 65-70 euro per un servizio curato da nove persone. L'esperienza manageriale di Valentí suggerisce una verità fondamentale: perdere un membro chiave del team significa subire un danno economico e d'identità. Formare una nuova risorsa, trasmetterle la filosofia del locale e allinearla alla sensibilità della brigata richiede tempo. E il tempo, in cucina, è l'unico ingrediente che non si può ricomprare.

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Addio al linguaggio militare: la calma prima del servizio

La trasformazione non è solo contrattuale, ma soprattutto culturale. «Abbiamo subito un’evoluzione», riflette lo chef. «Prima in cucina dominavano termini militari: si parlava di "brigata", si eseguivano ordini rigidi, si subivano pressioni talvolta tossiche. La nuova generazione di professionisti non accetta più questo schema». Se l'eccellenza richiede inevitabilmente concentrazione, rigore e impegno, lo stile comunicativo deve mutare. Per Valentí, i momenti che precedono e seguono il servizio sono persino più cruciali della preparazione stessa. Mantenere la calma, bandire le urla e spiegare con logica e coerenza le direttive — anziché limitarsi a imporle freddamente "sulla carta" — crea un clima di mutuo rispetto. E persino quando si prospetta l'eccezione di un evento speciale nel weekend, la decisione non cala mai dall'alto, ma diventa oggetto di un dialogo aperto e democratico con la squadra.

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L'onda lunga del cambiamento

Questo movimento di pensiero sta trovando un terreno fertilissimo a Madrid, una piazza vibrante che, per dinamismo intrinseco, permette di scardinare le vecchie abitudini. Ad esempio i fratelli Sergio e Mario Tofe, alla guida del ristorante Éter, hanno sposato la medesima filosofia per allinearsi ai ritmi della società sana, memori di passate esperienze in ambienti ostili e caratterizzati da orari logoranti. Oggi scelgono la delicatezza e l'empatia per custodire la propria squadra. Anche José Certucha de La Llorería individua nei turni spezzati il vero punto critico del settore, un ostacolo alla felicità personale che va superato per il bene comune. Una transizione culturale che contagia realtà dopo realtà, tanto che anche l'insegna Red Panda si appresata a rimodulare i propri orari per abbracciare la settimana corta.

Il messaggio che giunge dalle più illuminate cucine contemporanee è limpido: il futuro del gusto non si costruisce più sul sacrificio cieco dello staff, ma sulla felicità di chi, ogni giorno, indossa la casacca per dare vita al meraviglioso teatro della tavola.

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