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Sat Bains, lo chef 2 stelle: “Avevo una lista d'attesa di 3 mesi. Ora la gente non spende più”

di:
Elisa Erriu
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Accade solo nel Regno Unito, o anche in Italia? “La gente è al verde e non prenota più, noi ristoratori in difficoltà”. Sat Bains spiega la situazione nel dettaglio qui sotto!

La notizia

Uno degli chef più importanti del Regno Unito, Sat Bains, dice apertamente che il problema oggi non è riempire il ristorante, ma far tornare le persone a spendere con serenità. Per farlo? Tante soluzioni, tra cui lui chiede il taglio dell'Iva. Per anni ottenere un tavolo da Sat Bains significava armarsi di pazienza. La lista d'attesa arrivava a tre mesi e prenotare all'ultimo momento era quasi impossibile. Oggi qualcosa è cambiato. Le sale continuano a lavorare, ma il calendario si è accorciato e i clienti aspettano sempre di più prima di confermare una cena. Non perché il ristorante abbia perso appeal, ma perché l'incertezza economica pesa ormai anche sulle abitudini di chi ama concedersi un'esperienza gastronomica. È da questa fotografia che parte la riflessione dello chef britannico due stelle Michelin, che nelle scorse ore è tornato a chiedere al governo un intervento fiscale a sostegno della ristorazione. Secondo Bains, una riduzione dell'Iva rappresenterebbe un aiuto concreto per un settore che continua a fare i conti con margini sempre più ridotti. Allo stesso tempo, avverte, nessuna misura potrà davvero funzionare senza un miglioramento più ampio del costo della vita. «L'Iva è uno dei problemi principali per la nostra attività. Con un'aliquota del 20%, tra le più alte in Europa, qualsiasi riduzione sarebbe un sostegno importante», osserva lo chef (che guida da oltre vent'anni il ristorante che porta il suo nome a Nottingham) ai microfoni di BBC.

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Un pop-up per sostenere i piccoli negozi

Le sue parole sono arrivate durante un'iniziativa organizzata lontano dalla cucina del ristorante stellato. Per una mattina, infatti, Bains ha trasferito parte della propria brigata all'interno della No.8 Deli di West Bridgford, realizzando una colazione speciale pensata per valorizzare le attività indipendenti del quartiere. Nel menu sono comparsi alcuni dei piatti serviti abitualmente agli ospiti dell'hotel, reinterpretati in una versione più informale, come le crumpet con trota affumicata o le prugne aromatizzate al tè Earl Grey. L'obiettivo era semplice: ricordare che la vitalità di una strada commerciale dipende soprattutto dalla capacità delle piccole imprese di sostenersi a vicenda.

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«È il momento più difficile degli ultimi vent'anni»

Dietro l'iniziativa resta però una preoccupazione concreta. Bains non nasconde le difficoltà che stanno attraversando molti ristoratori britannici. «Gestiamo questa attività da vent'anni e non ricordo un periodo complicato come quello attuale», racconta. «Chi fa impresa deve imparare ad assorbire i colpi, ma alcune decisioni dipendono inevitabilmente dal governo.» Secondo lo chef, il vero cambiamento riguarda soprattutto il comportamento dei clienti. Le prenotazioni continuano ad arrivare, ma con tempi molto diversi rispetto al passato. Se fino a qualche anno fa era normale programmare una cena con mesi di anticipo, oggi molte persone aspettano gli ultimi giorni prima di decidere. «La gente è prudente. Non sa cosa succederà domani e preferisce rimandare. È una sensazione che capisco benissimo, perché riguarda tutti.»

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Il dibattito sull'Iva divide il settore

La richiesta di ridurre l'Iva si inserisce in un confronto già aperto nel Regno Unito. Dopo l'annuncio del nuovo governo di introdurre uno sconto del 20% sulle imposte locali per pub, circoli sociali e locali dedicati alla musica dal vivo, una parte della ristorazione ha chiesto che misure simili vengano estese anche a hotel e ristoranti. Secondo UK Hospitality, l'aliquota del 20% applicata nel Paese è una delle più elevate d'Europa e rappresenta un peso significativo soprattutto per le attività indipendenti. Un'opinione condivisa anche da Jonathan Hyman, proprietario della gastronomia che ha ospitato il pop-up di Bains. Per lui il futuro delle vie commerciali passa dalla capacità dei piccoli negozi di crescere insieme, più che dalla competizione. «Non considero gli altri negozi dei concorrenti. Preferisco pensare a una comunità di attività indipendenti che si aiutano a vicenda.» Più che una semplice richiesta di alleggerimento fiscale, quella lanciata da Sat Bains fotografa un settore che continua a fare i conti con un equilibrio sempre più fragile: costi elevati per le imprese, consumatori prudenti e una fiducia che, almeno per ora, sembra tornare molto più lentamente delle prenotazioni.

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