Iginio Massari: “Addio, AMPI: ecco perché ho fondato una nuova associazione”. L’APEI pronta al decollo

Dopo l’addio all’AMPI, Iginio Massari fonda insieme ad altri 48 colleghi l’APEI. Qui racconta cosa lo ha spinto a questo passo e quali sono gli obiettivi della nuova associazione.

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L'intervista

L’annuncio è arrivato in occasione del SIGEP una settimana fa: dopo aver lasciato l’AMPI (Associazione Maestri Pasticceri Italiani), Iginio Massari insieme a 48 colleghi di fama ha fondato l’APEI (Associazione Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana). Parliamo di nomi come Chicco Cerea, Loretta Fanella e l’inseparabile Gino Fabbri, fra gli altri. Al momento Massari ricopre la carica di presidente (“anche se mi è indigesta e non vedo l’ora di mollarla”), Fabbri quella di vicepresidente con importanti compiti, per esempio le sponsorizzazioni. “Un uomo non positivo, positivissimo. Ha solo un problema: non sa dire di no”.

Signor Massari, cosa vi ha spinti a questo passo?

Analizzando a fondo la situazione sul suolo italiano, abbiamo ritenuto mancasse un’associazione a pieno titolo nei settori specialistici e abbiamo unito quattro fattori per fare qualcosa di forte. Si tratta di unità produttive: la pasticceria, la gelateria, la cioccolateria e l’imprenditoria. Parlo di produttori, non di venditori, distinzione che in Germania vige da 40 anni e che vogliamo non dico imitare, ma emulare. Intendiamo riunire gli elementi migliori sul mercato, proponendo idee e concetti innovativi, che consentano a ciascuno di rafforzarsi nel proprio ambito. Infatti, si entrerà solo superando un esame serio. Se vuoi parlare di filosofia, non vai a prendere un carciofo.

Cosa mancava prima?

Per riassumere la situazione, i gelatieri stavano con i gelatieri, eccetera. Invece in un certo senso noi vogliamo tornare alle origini, quando tutti facevano cucina. Poi sono arrivate le specializzazioni, che sono state molto importanti. Ma all’inizio del terzo millennio abbiamo ritenuto servisse un’intesa di idee con i colleghi per diventare più forti sul territorio, imprimere una spinta supplementare al turismo e dare più novità, indispensabili nel commercio oggigiorno.

Foto: crediti Sigep

Questa mossa è la conseguenza dell’addio all’AMPI?

Io non mi sono mai separato da mia moglie, ma se dovessi farlo, non andrei certo a rivangare i motivi.

A che punto siete del vostro progetto?

Per prima cosa un’associazione va fondata: abbiamo già lo statuto e il regolamento. Ma non si possono mettere i buoi troppo davanti al carro. Prossimamente dovremo tenere un congresso e incontrarci tutti insieme. Abbiamo obiettivi lontani. Siamo già in contatto con il viceministro Alessandra Todde, che ci fornirà il massimo appoggio. Promuoveremo l’evoluzione dei vari settori artigianali, cui stavamo già lavorando da anni.

Foto: Crediti Sigep

Qualche legame con gli Ambasciatori del Gusto?

Ognuno porta avanti i suoi concetti, quelli che hanno una forza trionferanno. Ma non abbiamo niente a che vedere con gli Ambasciatori del Gusto. Tutto quello che facciamo mira allo svolgimento di una funzione. Se ciascuno darà messaggi positivi, questi andranno a stimolare anche chi non si è associato. Succede sempre così. Vogliamo che i migliori professionisti, che condividono il nostro obiettivo, divulghino le proprie conoscenze, che i pasticcieri imparino dai gelatieri, i cioccolatieri dai produttori e viceversa. Tutto questo darà uno sprint anche per promuovere il turismo.

A proposito di produttori, come vede la situazione della pasticceria in questi tempi di incertezze?

Viviamo in un mondo interdipendente. So di tantissimi mulini pieni di grano, che magari non hanno i sacchi per commercializzare la farina. Se le autorità parlano di razionamenti, diventa difficile fare impresa, in tutti i campi. Mi chiedo dove andremo a finire.