Montagna gourmet: quali sono i ristoranti da provare nelle vette più ambite d’Italia

Aria Pulita, silenzio, paesaggio incontaminato e tanta natura. La montagna attrae sempre più, soprattutto in quest’ultimo periodo le destinazioni in quota sono state tra le meno colpite dal trend negativo del turismo. Ecco alcuni ristoranti da provare se decidete di trascorrere qualche giorno in alta quota.

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Montagna Gourmet

Alla montagna ci siamo ormai affezionati, l’abbiamo scelta pur di poter uscire di casa e fare sport all’aria aperta durante gli innumerevoli lockdown, e ora la frequentiamo durante ogni stagione.

Sarà l’aria pulita, il silenzio, il paesaggio o la natura, ma le vette sono davvero tanto ambite e il turismo in montagna ha tenuto botta alla catastrofe post Covid-19 continuando a lanciare segni positivi. Secondo le proiezioni Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) per tutto il 2020 le destinazioni in quota sono rimaste le meno colpite dal trend negativo del turismo (-39% sul 2019), rispetto alle destinazioni costiere (-51%) e alle città d’arte (-49%). Insomma un trend positivo mai come ora per ricreare corpo e mente tra trekking e giornate in biciclette. 

Ma quali sono i ristoranti da scegliere per rifocillarsi? Se ne contano tanti, alcuni da raggiungere appositamente considerando la posizione remota, altri più a portata di mano; scopriamone alcuni che si stanno preparando alla riapertura, pronti per servire la stessa “alta” proposta di sempre.

 

La Corniola – Pescocostanzo (Aq)

“Siamo ancora tra le nuvole”, dice sconsolato lo chef patròn Concezio Gizzi che non ha ancora potuto riaprire i battenti perchè privo di uno spazio esterno in cui posizionare i propri tavoli. Tra le nuvole non solo per l’incertezza ma anche perchè La Corniola sfiora i 1400 metri d’altitudine, in uno dei borghi più affascinanti d’Italia, circondato dalla Maiella madre. Un presepe vivente in pietra, la cui grande bellezza va di pari passo alla grande cucina servita ne La Corniola dai fratelli Gizzi. Concezio e Lucia (ai dolci) promuovono la cucina abruzzese tra i tanti turisti che visitano la meravigliosa località montana, una cucina fortemente legata al territorio, rappresentativa delle montagne in cui vivono, ma anche con qualche “fuori pista”, per mantenere un linguaggio consono, come il Baccalà e patate.

Di certo alla riapertura non mancheranno alcuni classici di chef Gizzi come le Fettuccine all’uovo con ragù bianco d’agnello e maggiorana, piatto simbolo e ricetta di una volta, o il Porcino con patata, nocciola e fondo di vitello. Così come non mancherà neanche la presenza leggera e premurosa della signora della sala Barbara di Geronimo. La riapertura è prevista con l’arrivo dell’estate, momento in cui, forse, la famiglia de La Corniola svelerà anche qualche anticipazione di un nuovo (gaudente) progetto.

 

Mondschein – Sappada (Ud)

Credits photos: Eunice Brovida

Lassù in una baita elegante ed assolata, che attorno non ha altro che aria tersa e montagna, la famiglia Kratter racconta un territorio sin dagli anni ‘90: sono Paolo, insieme alla moglie Irene e ai figli Stefano, Federico e Sofia, ad accogliere gli amanti dell’alta quota e della buona cucina tra le mura del Mondschein di Sappada, sulle Dolomiti friulane. Firma, polso e creatività ai fornelli sono di Marco Da Rin Bettina, cuoco parecchio apprezzato da pubblico e critica, a cui va riconosciuto il merito di aver contribuito ad innescare la trasformazione di un rifugio di montagna che quindici anni fa decise di “evolversi” ad insegna di pregevole (e alta) sostanza. Che arriverete stanchi dopo un intenso trekking, appagati da una sciata in inverno, o che andrete in abito appositamente per pranzare, la vista ad accogliere è la stessa per tutti: appagante.

Credits photos: Eunice Brovida

Quando il primo “effetto wow” si attenuerà, potrete scegliere tra i piatti proposti: imperdibile l’Antipasto di carpaccio di cervo marinato ai porcini, topinambur, crescione, maionese di cipolla, gialletti sott’olio e crostini di pane nero al finocchio selvatico. Tra i classici del Mondschein appare l’Uovo 65 su clorofilla di spinaci, guanciale croccante e ricotta acida al dragoncello (Saurnschotte), il formaggio tipico sappadino. Tra i primi invece i Trucioli di Cirmolo su ristretto di camoscio e lamponi disidratati, e ancora il Filetto di cervo al pino mugo mirtilli rossi e pera allo zafferano. E poi la grande selezione di vini in mano al figlio Stefano, ben 600 etichette!

Credits photos: Eunice Brovida

 

Petit Royal – Courmayeur (Ao)

Tutti ormai conoscono la firma della proposta ristorativa del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur, quella del piemontese Paolo Griffa che nelle stagioni passate ha guidato con successo la giovane brigata impegnata ai fornelli del rinomato hotel valdostano. Le grandi vetrate illuminano i piatti del giovane chef premiato dalla critica, Michelin in primis, per calibratura e cura del dettaglio, oltre che per gli azzeccati e mai banali accostamenti.

La reinterpretazione di sapori e ricette tipici valdostani giocano con l’invettiva e fantasia concreta di Griffa. Se la parte più interessante dello scorso menù estivo proveniva dalle vallate della Val D’Aosta, perlustrata settimanalmente dallo chef insieme alla sua squadra, per quest’anno dice: “Pensiamo di riaprire a metà giugno ma non abbiamo ancora la data esatta, il menù ovviamente cambierà completamente anche perchè siamo chiusi da quasi un anno! In questi mesi stiamo portando avanti prove e idee ma tutto si potrà concretizzare non appena torneremo operativi e vedere se gli schizzi dei piatti su carta prendono forma anche dal vivo…di sicuro tornerà il nostro dolce pic-nic”.

5 erano i percorsi da poter scegliere con un celebre piatto su tutti: l’antipasto Skyline del Monte Bianco dove lo chef impiattava il territorio montano, ora vedremo con cosa proverà a stupire i suoi ospiti.

 

The Japanese by The Chedi Andermatt – Andermatt (Svizzera) 

Stavolta varchiamo i confini italiani ma di poco, solo il tempo di arrivare ad Andermatt, conosciuta località sciistica del Canton Uri, nella Valle di Orsera nel cuore delle Alpi svizzere. Qui, dal 2003, è presente il rivoluzionario hotel 5 stelle lusso The Chedi Andermatt, vera e propria opera d’arte architettonica dedita alla prestigiosa ospitalità dell’arco alpino.

Che la si scelga per sciare d’inverno o per giocare a golf e fare trekking in estate, ciò che non muta con l’alternarsi delle stagioni, è la posizione del suo ristorante neo stellato sul cucuzzolo della montagna. Trattasi del The Japanese by The Chedi nelle mani dell’Executive Chef Dietmar Sawyere (già detentore dal 2017 di una stella Michelin nell’altro ristorante The Japanese all’interno dell’hotel).

In realtà l’hotel dispone di ben tre ristoranti e due bar ma è questa chicca ad ingolosire i più. Si entra in cabinovia che in una manciata di minuti arriva in cima al monte Gütsch a 2.300 metri d’altitudine e qui, a due passi da sole, ci si concede una coccola orientale tra le montagne su cui pascolano le vacche svizzere. Grande il contrasto tra luogo e offerta, altrettanto lo stupore.

La migliore cucina nipponica direttamente sulle piste da sci innevate d’inverno e sui fertili prati durante la bella stagione, dimenticate le classiche e chiassose baite con polenta e carne di cervo, sarete su una terrazza panoramica in legno (o all’interno) in cui vi verrà servita la proposta di sei piatti giapponesi in modalità shidashi bentō di alta godibilità, omakase (si lascia cioè allo chef carta bianca), una buona proposta di cucina kaiseki, sushi e tempura (le carni utilizzate provengono dai prorpi allevamenti di wagyu a valle). Benvenuti nel ristorante stellato di cucina giapponese più alto al mondo!