Giorgio Locatelli: chi è il nuovo giudice di Masterchef

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Giorgio Locatelli
La Storia

Non ho mai considerato figo chi umilia le persone sul lavoro”, scuote la testa Giorgio Locatelli. “Non umilierò nessuno”. Promette un cambio di registro (e di regia) lo chef chiamato a sostituire Antonia Klugmann nella popolare trasmissione televisiva Sky, famosa innanzitutto per il tasso di adrenalina e di testosterone, nonché per la disciplina del lancio dei piatti. Un Masterchef più gentile e posato, molto british, dalla professionalità indiscutibile e dal carisma calmo. Forse perché Locatelli, 55 anni, la gavetta l’ha fatta per davvero e certe atmosfere le ha subite sulla sua pelle, da giovane cuoco italiano in Francia. Una cucina che forse non c’è più, o comunque sempre meno, riesumata a sorpresa dai reality. Qualcuno dice per supplire attraverso urla e show all’impossibilità di trasmettere il gusto attraverso il tubo catodico.

Giorgio Locatelli

Locanda Locatelli

Quella di Locatelli è la storia di un ragazzino cresciuto in cucina, nel ristorante dell’hotel aperto dal nonno elettricista sul lago di Comabbio, nei pressi di Varese, troppo ambizioso per rinchiudere la sua passione fra le quattro mura di Corgeno. Quindi il Savoy di Escoffier per ben 4 anni, poi il Laurent a Parigi, la Tour d’Argent e il serpeggiare incipiente di un sentimento di disagio ed estraneità, culturale e culinaria, rispetto a una gastronomia tanto eccelsa quanto lontana dall’italianità. A guidarlo nel ritorno alle origini un mentore come Gualtiero Marchese. Ed è stata una cucina risolutamente italiana (ma anche democratica e partecipativa) quella che Locatelli ha promosso a Londra, prima all’Olivo, poi allo stellato Zafferano. Infine, dal 2002, alla Locanda Locatelli, aperta con la moglie Plaxy, anch’essa stellata dal 2003. Nell’interludio, per colmare il vuoto, qualche partecipazione televisiva, prima di una lunga serie.

masterchef giudici

A confermare il ritratto è Valentino Cassanelli, che lo ha affiancato per un anno alla Locanda nel 2005. “Da Giorgio ho imparato a rispettare la materia prima, conoscere i prodotti e ricercare i produttori. Ricordo felicemente che la mozzarella di bufala era lo speciale del mercoledì e solo di quel giorno, perché arrivava direttamente dalla Campania e non doveva mai andare in frigo, se rimaneva (difficilmente) era per noi. E così i vegetali, recapitati più volte a settimana. Significava cura della semplicità e del gusto italiano, rigore e impostazione della brigata tipicamente inglesi, consapevolezza della materia e del luogo. Poi è un personaggio istrionico, avrei mille aneddoti top secret. Ho un cliente al Lux Lucis che un sabato su due mangia da lui, fin dai tempi di Zafferano, dice che è come pasteggiare in una famiglia italiana, chiaramente di lusso, e che in 20 anni non ha mai sbagliato un piatto”.

Con lui c’era Matteo Tagliapietra, oggi chef del Local di Venezia: “Ricordo Locatelli come una persona carismatica, piena di energia e capace di coinvolgere in maniera anche divertente tutta la brigata, dai più anziani agli ultimi arrivati. Aveva una grande attenzione per le materie prime e per la freschezza del prodotto ed era innamoratissimo dell’Italia. Sul lavoro era il primo ad arrivare e preparava il caffè per tutta la brigata, come una mamma fa la colazione ai figli. E questa cosa mi ha colpito fin dal primo giorno”.