Wine Reporter

I fratelli veneti che hanno trasformato una tenuta del 1890 in cantina bio tra i colli del Soave: La Cappuccina

di:
Marco Colognese
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copertina capuccina

Qui a La Cappuccina si può iniziare da un fiore di magnolia, dalla roccia nera che affiora sotto la grande casa, oppure da una campana da suonare a mano. Elena Tessari l'ha suonata una volta e garantisce che non è affatto semplice, ma le piace soprattutto per quello che significa: «ti dà l'idea di stare in campana, ti dà anche un senso di attività, di dinamicità, lei non rimane ferma». Il vino arriva poi attraverso un racconto che tiene insieme persone e luogo, anche nelle divagazioni: ci si trova a Costalunga di Monteforte d'Alpone, nella parte orientale del Veronese, tra le colline del Soave.

Elena è una donna da conoscere, dall’anima profonda; parlandoci ci fa capire che l'accoglienza passa anche dalla capacità di ascoltare. Ci racconta: «Noi produttori a volte parliamo anche troppo, a me piace anche stare in silenzio e lasciare un po' vedere le reazioni». Ci accompagna in giardino, osserva come reagiamo ai profumi, perché considera l'olfatto il più autentico dei sensi: la curiosità di chi ha davanti le suggerisce dove soffermarsi e come proseguire la visita. Questo modo di raccontare la casa e chi la abita si ritrova anche nel libro di Elena, “La Cappuccina wines, food and family values”: il titolo si può tradurre in "La Cappuccina: vini, cibo e valori di famiglia". Sono 155 pagine in italiano e inglese, con testi e fotografie dell'autrice, che accompagnano il lettore attraverso un anno di vita alla tenuta. Le stagioni scandiscono ricordi, ricette di famiglia, feste e incontri, con i vini ad accompagnare la tavola e le tradizioni a tenere unite le generazioni. «Ogni generazione deve apportare qualcosa di più», dice Elena. Un racconto che estende sulla pagina l'ospitalità della casa e restituisce al vino il suo posto nella vita quotidiana.

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La storia

La famiglia Tessari lega il proprio nome alla tenuta dal 1890. La quarta generazione è rappresentata da Elena, con i fratelli Sisto e Pietro: lei, laureata in Economia e Commercio, si occupa del marketing, Sisto è agronomo, Pietro è l'enologo. «Il papà è sempre stato un viticoltore», ricorda Elena. Il nonno Attilio era stato tra i primi a impiantare la Garganega con il metodo della pergola; il padre Lorenzo aveva costruito la cantina negli anni Settanta. «Il papà però vendeva esclusivamente il vino sfuso». Ai figli sarebbe toccato il passaggio all'imbottigliamento, con il nome La Cappuccina, nei primi anni Ottanta. Il centro di tutto è Villa Buri-Tessari, residenza seicentesca dei conti Buri, con la cappella del 1725 dalla quale deriva il nome aziendale: qui, secondo la tradizione, officiavano i frati Cappuccini. La sua sagoma è diventata il logo della cantina. Per costruirla i Buri dovettero ottenere un permesso vescovile, concesso a condizione che l'edificio avesse un accesso sulla strada pubblica.

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Da qui l'orientamento della cappella, con la facciata rivolta verso la strada, sul retro rispetto al giardino, sul quale affaccia invece il piccolo campanile. Elena tiene a sottolineare la destinazione originaria della villa: «La villa veneta nasce come azienda agricola con al centro la residenza, la villa che era utilizzata come centro direzionale ma anche come casa di villeggiatura». È ancora una casa vissuta, circondata da un'azienda attiva. Anche gli affreschi entrano nella vita produttiva, con i loro motivi ripresi sulle etichette. Il momento che ha cambiato il corso dell'azienda risale al 1985, quando il gelo colpì duramente una parte dei vigneti. Per Lorenzo, che li aveva piantati, fu un colpo molto doloroso; per i figli, anche l'inizio di un ripensamento. Bisognava ricostruire, scegliere le posizioni, interrogarsi sulla vitalità delle piante. La Garganega venne reimpiantata, affiancando alla pergola il guyot; il trebbiano trovò uno spazio distinto e furono introdotte anche altre varietà. Nello stesso anno cominciò il percorso verso l'agricoltura biologica: «Siamo stati pionieri, ci siamo presi un sacco di brutte parole», ricorda Elena. Ripensa anche alle difficoltà e alle annate in cui la tentazione di abbandonare era forte. Fu però proprio Lorenzo a sostenere i figli, esortandoli a perseverare: «Se voi avete intrapreso questa strada dovete perseverare e andare avanti». Elena lo ricorda così: «Il papà era una persona molto equilibrata, non era di grandi parole, però quando parlava…». 

Cappuccina Sovescio Green manure San Brizio vigneto vineyard
 

La produzione

«Tutto parte dalla vigna», ribadisce Elena. Oggi inerbimento, sovescio, concimazioni organiche e attenzione alle rese si affiancano a una cantina moderna. L'impianto fotovoltaico è stato triplicato. I vigneti si estendono per oltre 42 ettari, distribuiti fra San Brizio e Monte Stelle a Costalunga e il podere Pergola a Montecchia in Val d'Alpone, per una produzione di circa 350.000 bottiglie. Il basalto lavico è un elemento ricorrente del paesaggio: lo si vede nei muri e nella parte antica della cantina, la caneva. «Qui ti facciamo vedere cosa c'è sotto, sotto il vino». Queste colline conservano le tracce di un'antica attività vulcanica, quando, milioni di anni fa, l'ambiente era tropicale. Elena traduce la distanza geologica in una battuta: «Non dovevamo neanche prendere l'aereo per andare ai Caraibi, c'era già, avevamo l'isola, avevamo la spiaggia». Nella caneva ci mostra un esemplare di basalto colonnare, la cui geometria nasce dalle fratture prodotte dalla contrazione della roccia durante il raffreddamento. Da lì il discorso passa alle radici, alla loro capacità di scendere in profondità e trovare nutrimento.

Cappuccina cantina cellar summer san brizio
 

Nel racconto di Elena, il passaggio dalla roccia al bicchiere è un invito a riconoscere il luogo attraverso il vino, cominciando dalla sua sapidità. La Garganega trova un'interpretazione particolare nel San Brizio, che proviene dalla vigna accanto alla villa, fermenta in carati di rovere da 500 litri e vi rimane sui lieviti per sette-otto mesi, prima di un ulteriore affinamento in bottiglia. C'è poi il rosso, con Campo Buri, incontro fra carmenère e oseleta, antica varietà veronese che Elena descrive con un'immagine immediata: «Se tu la assaggi è tutto seme e buccia». Poco produttiva, ricca di colore, l'Oseleta entra in un vino le cui uve vengono lavorate separatamente e che matura a lungo in rovere e in bottiglia. Ancora Garganega per Arzimo, Recioto di Soave ottenuto attraverso la scelta dei grappoli migliori e il lento appassimento. Il nome viene proprio dagli arzimi, le uve selezionate nel lessico locale; la pigiatura, secondo la consuetudine aziendale, avviene a San Valentino. Nella vecchia cantina ci sono anche bottiglie conservate da tempo che meritano l'assaggio e raccontano di una sorprendente longevità.

cappuccina wines
 

Il Monte Stelle

Tra le etichette della casa, Monte Stelle, Soave Classico da Garganega in purezza, ci ha affascinato. Il nome è quello della vigna, un appezzamento panoramico nell'Unità Geografica Aggiuntiva di Brognoligo. Le viti, che hanno superato i sessant'anni, sono allevate a pergola veronese modificata sul basalto lavico, con rese intorno ai 50 ettolitri per ettaro. Dopo una breve macerazione sulle bucce e la pressatura, il mosto fermenta a temperatura controllata; il vino rimane poi sui lieviti in acciaio fino a primavera inoltrata. Il suo carattere si esprime nell'incontro fra l'ampiezza del sorso e una sapidità che allunga la persistenza. La componente floreale si accompagna a polpa di frutta bianca, mentre gli agrumi e un accento erbaceo ne definiscono il profumo. Sfumature di pietra focaia restano sul fondo, aggiungendo profondità. In bocca ritroviamo coerenza: un bianco pieno, dal gusto nitido e persistente, nel quale l'eleganza arriva dalla combinazione armonica dei suoi sentori. Un mondo da assaggiare.

Cappuccina panoramic wine view panoramic vini
 

'La Cappuccina - Azienda Agricola'

Via San Brizio, 125, 37032 Costalunga VR

Telefono: 045 617 5036

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