Vitigno dalla lunga storia piemontese, la Freisa è diffusa in diverse aree della regione, ma è a Castelnuovo Don Bosco che ha trovato una delle sue espressioni più compiute, intrecciando le proprie vicende a quelle di un paesaggio e di una tradizione vitivinicola capaci di custodirne e valorizzarne le peculiarità.
Cascina Gilli ha costruito la propria storia intorno a quest'uva. Quando Gianni Vergnano arriva a Castelnuovo negli anni Ottanta e fonda l'azienda, nel 1983, la scelta di puntare sui vitigni tipici è già una dichiarazione d'intenti. In un territorio che, a differenza di altre zone dell'Astigiano, non si era lasciato assorbire dalla monocultura della Barbera, la Freisa rappresentava un patrimonio da valorizzare. Nel 1985 nasce Il Forno, Freisa ferma da singolo vigneto: una scelta allora tutt'altro che scontata, destinata a segnare il percorso enologico dell'azienda. La Freisa, del resto, è una pianta dalle molte sfumature. Frutto, spezie e note vegetali ne compongono il profilo aromatico, mentre acidità, tannino e struttura le conferiscono una buona capacità evolutiva. Un insieme di caratteristiche che richiede attenzione in vigna e in cantina, ma che offre anche interessanti possibilità interpretative.


La Vigna del Forno, dove comincia tutto
Il cuore della storia è un ettaro di collina a circa 350 metri di altitudine: la Vigna del Forno, all'interno dello storico Bricco Gilli. Qui le piante di Freisa raggiungono gli ottant'anni e conservano un patrimonio genetico precedente alla standardizzazione clonale. Sono il risultato di una selezione massale tramandata attraverso le generazioni: una memoria vegetale che restituisce un legame concreto con la storia viticola locale. I terreni, di matrice marnosa, con componenti limose, argillose e sabbiose e presenza delle Marne di Sant'Agata, contribuiscono a definire le condizioni di crescita della vite. L'inerbimento spontaneo e il contesto paesaggistico, tra boschi, prati e altre colture, completano un ambiente agricolo in cui il vigneto convive con una trama più ampia di elementi naturali.

È da questa collina che nel 1985 è nato Il Forno e da qui proviene anche la Freisa 343, prodotta in sole 600 bottiglie. A distinguerla è la selezione delle uve: una parcella di circa 3.000 metri quadrati, individuata all'interno della vigna e composta dai ceppi più antichi. Vinificarli separatamente significa esplorare più a fondo le potenzialità di questa porzione del vigneto, osservando che cosa possa emergere da piante di particolare età e dalla loro specifica collocazione.

343, la Freisa senza sovrastrutture
Il nome 343 rimanda all'universo calcistico di Gian Piero Gasperini, padre di Davide, oggi alla guida di Cascina Gilli insieme a Paolo Vergnano e Federico Mussetto. Il riferimento è al modulo tattico che ha accompagnato una parte importante della filosofia dell'allenatore piemontese. Un richiamo che trova nel progetto enologico un'analogia: la ricerca di una propria linea espressiva, senza rinunciare alla coerenza delle scelte. «Anche la Freisa ha fatto un percorso», racconta l'enologo Gianpiero Gerbi, che ha seguito il progetto. “Dalle versioni frizzanti alle interpretazioni più strutturate e affinate, il vitigno è passato infatti attraverso linguaggi enologici diversi, che ne hanno messo in luce aspetti differenti”.


Per 343 la scelta è stata quella di un intervento misurato. Le uve provengono esclusivamente dalle vecchie piante della Vigna del Forno; la vinificazione segue un'impostazione tradizionale, con circa dieci giorni di macerazione ed estrazione delicata. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per sei mesi in barrique di secondo passaggio e per altri sei in bottiglia. Nel calice si presenta con un colore rubino intenso dai riflessi violacei. Il profilo olfattivo è ampio, con ribes nero, mora e lampone accompagnati da spezie dolci e sfumature vegetali. Al palato il tannino, tratto distintivo del vitigno, trova nella maturità delle vecchie viti e nell'equilibrio dell'annata una trama più setosa che aggressiva. Il sorso è dinamico, sostenuto dalla freschezza e da una vena pepata che ritorna nel finale. “Più che puntare sulla concentrazione, 343 gioca sulla definizione dei profumi e sulla precisione del gusto”.

Il Forno e 343, due tempi della stessa storia
Il rapporto tra Il Forno e 343 chiarisce la natura del progetto. Il primo è “la cuvée” che dal 1985 accompagna il percorso di Cascina Gilli; il secondo nasce da una selezione ancora più circoscritta, ottenuta isolando i ceppi più antichi della stessa vigna.La differenza non riguarda soltanto le scelte di cantina, ma soprattutto la provenienza delle uve. Con 343, la Vigna del Forno viene esplorata attraverso una porzione precisa, distinta dal resto della produzione: un modo per approfondire le caratteristiche di un patrimonio viticolo già al centro della storia aziendale. Non si tratta, quindi, di una semplice edizione celebrativa, ma di un'indagine sulle possibilità espressive delle vecchie piante. Il vino è nuovo; la vigna che lo rende possibile ha ottant'anni.

Una contemporaneità senza mode
La storia recente della Freisa mostra quanto questo vitigno sia stato interpretato in modi diversi, seguendo sensibilità produttive e gusti del tempo. Oggi l'attenzione si sposta sulla leggibilità del frutto, sulla freschezza e sul rapporto con il luogo d'origine. Per chi la coltiva da decenni, la sfida consiste nel valorizzare queste qualità senza inseguire formule precostituite. Il progetto 343 si inserisce in questa prospettiva. Il riferimento al calcio offre una chiave narrativa immediata, ma il suo significato più concreto si trova nella scelta di selezionare le piante più antiche della Vigna del Forno e di ricavarne una produzione limitata. È un lavoro che unisce memoria viticola e ricerca enologica, mettendo alla prova le potenzialità di un patrimonio custodito nel tempo. «Il successo è quello non tanto commerciale, ma quello di resistere, di esserci», chiosa Davide. Una frase che restituisce il senso del percorso di Cascina Gilli e di una Freisa che, a Castelnuovo Don Bosco, ha trovato le condizioni per continuare a raccontare la propria storia.
Indirizzo:
Frazione Nevissano, 36, 14022 Castelnuovo Don Bosco AT
Telefono: 011 987 6984