I grandi Vini

Il Barolo come non lo avete mai bevuto: la sorprendente freschezza dell’annata 2023 al Serralunga Day

di:
Emanuele Gobbi
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A Fontanafredda produttori, critica e appassionati hanno incontrato il nuovo millesimo di Serralunga d’Alba tornando a confrontarsi con il Brunello di Montalcino.

Serralunga, il territorio prende la parola

A Fontanafredda, nella quinta edizione dell’evento dedicato al Barolo del Comune di Serralunga d’Alba, si è arrivati con la curiosità di conoscere il 2023 trovandosi, ancora una volta, davanti a qualcosa di più ampio: una comunità produttiva che si interroga sulla propria peculiarità e sul modo di raccontarla. La giornata si è aperta nel segno della cultura e della memoria, con un ricordo di Carlo Petrini e una riflessione sulla storia delle Langhe, per poi entrare nel vivo con la presentazione di Italianity, l’opera editoriale di Andrea Lonardi MW e Jessica Norman Dupuy dedicato all’anima del vino italiano e alle persone che la rendono possibile. Un inizio che ha dato subito una direzione precisa alla giornata: prima del vino esistono i luoghi, le persone e le scelte che quel vino porta con sé.

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Il 2023 racconta una stagione difficile senza nasconderla

È stato poi il momento dell’assaggio alla cieca, guidato da Gabriele Gorelli MW insieme ad Andrea Lonardi e alla critica canadese Michaela Morris. Il primo dato che si è percepito nei Barolo 2023 è stata una freschezza quasi inaspettata e comunque piuttosto evidente, soprattutto considerando l’andamento climatico della stagione. La primavera ha portato piogge intense, l’estate ha alternato fasi calde e la parte conclusiva della maturazione ha ritrovato luce e temperature più favorevoli. Nel bicchiere, però, queste difficoltà non si traducono in pesantezza o in squilibri. Al contrario, emerge una trama precisa, fatta di succosità, una discreta sapidità ed eccellenti tannini, materici ma croccanti. Il frutto è nitido, i profumi inizialmente più riservati si aprono progressivamente su rosa, viola, agrumi, mandarino, tamarindo ed erbe officinali.

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È un’annata che non cerca di impressionare attraverso la potenza: convince piuttosto per dinamismo, equilibrio e capacità di mantenere insieme immediatezza e prospettiva. Alcuni vini sono già leggibili e piacevoli (Giovanni Rosso, Ferdinando Principiano, Tenuta Rocca, Mauro Veglio, Luigi Baudana, Fontanafredda, Palladino, Paolo Manzone, Cantina del Nebbiolo, Garesio, Alessandro Rivetto, Ca’ Rome’, Alessandro Rivetto, Luigi Vico); altri, ugualmente apprezzabili, hanno qualche bisogno di tempo in più (Vite Colte, Villadoria, Angelo Negro, Damilano, Tenuta Cucco, Pico Maccario, Podere Gagliassi, Domenico Clerico, Famiglia Anselma, Cascina Adelaide, Boasso Franco). Ed è proprio questa differenza, all’interno di un filo conduttore comune, a rendere stimolante il millesimo: la piacevolezza non cancella la profondità, così come la freschezza non riduce la materia.

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Il banco di prova è anche il tempo

La masterclass dedicata al rapporto tra Barolo e Brunello è stata, effettivamente, uno dei momenti più significativi della giornata. Quattordici Barolo di Serralunga d’Alba (Fontanafredda La Delizia 1996, Ettore Germano 2005 Cerretta, Palladino San Bernardo 2005, Principiano Boscareto 2006, Domenico Clerico 2011, Tenuta Rocca 2012, Paolo Manzone Meriame 2013, Alessandro Rivetto Vignarionda 2015, Giovanni Rosso Vignarionda 2017, Luigi Vico Prapò 2018, Angelo Negro 2019, Garesio Cerretta 2019, Villadoria 2019, Damilano 2020) e altrettanti Brunello di Montalcino (Casanuova delle Cerbaie 2001, Col d’Orcia 2001, Corte Pavone 2006, Palazzo 2006, Ferrero 2010, Banfi 2015 Poggio alle Mura, Argiano 2016, Camigliano Paesaggio Inatteso 2019, Poggio Antico 2019, Querce Bettina – La Faretra 2019, Podere Brizio 2019, Tassi Vigna Colombaiolo 2019, Croce di Mezzo 2020, Carpineto 2021) hanno attraversato diverse annate, arrivando in totale fino agli anni Novanta.

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Quando si degustano vini così avanti negli anni, il giudizio sull’annata lascia spazio a una domanda diversa: quanto di quel territorio rimane riconoscibile quando il tempo ha già trasformato tutto il resto? La risposta è arrivata lentamente, calice dopo calice. Barolo e Brunello seguono traiettorie differenti, ma entrambi dimostrano come la longevità non sia soltanto una questione di struttura: è equilibrio, capacità di evolvere, riconoscibilità. Il confronto con Montalcino, rinnovato anche quest’anno attraverso la collaborazione tra i due Consorzi, ha avuto quindi un valore che va oltre la degustazione: ha messo in relazione due territori diversi attraverso una comune cultura del tempo.

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Quando il vino torna a essere relazione

Nel pomeriggio il Serralunga Day ha cambiato ritmo con il Portfolio Tasting, aperto per la prima volta anche agli appassionati. Circa 400 tra ristoratori e wine lover hanno avuto la possibilità di incontrare direttamente i produttori di Serralunga e una selezione di quelli di Montalcino, consentendo al vino di uscire, senza retorica, dalla narrazione costruita attorno alla singola etichetta e di tornare alle persone che lo producono e a quelle che lo scelgono. La stessa filosofia ha accompagnato la Charity Dinner “Serralunga meets Montalcino in Magnum”, nel Garden del Lago di Fontanafredda, dove le grandi bottiglie delle due denominazioni hanno incontrato la cucina di Guido Ristorante, Osteria Tre Case ed Enoteca Centro Storico. Anche in questo caso il vino ha assunto una lodevole sensibilità: il ricavato della serata sarà destinato all’Accademia della Vigna, progetto dedicato alla formazione e alla crescita professionale di chi lavora nei vigneti.

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Wine Reporter

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