Attualità enogastronomica

Gordon Ramsay: “Ho cacciato un critico dal locale dopo una brutta recensione”. La vicenda

di:
La Redazione
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copertina ramsay recensioni

Nel teatro scintillante dell'alta ristorazione londinese, dove il confine tra critica gastronomica e duello personale è sottile come un velo di pâte à foncer, la memoria corre spesso a un episodio che ha segnato la mitologia di Chelsea. Era l’ottobre del 1998, e tra i tavoli del prestigioso Restaurant Gordon Ramsay, si stava per consumare un piatto non previsto dalla carta: l'allontanamento forzato del critico del Sunday Times, AA Gill.

La vicenda

A distanza di quasi trent'anni, lo chef Ramsay torna a riflettere su quell'evento nella nuova serie documentaristica Netflix, Being Gordon Ramsay, svelando i retroscena di una serata in cui il protocollo della sala si arrese all'impeto del carattere. La disputa non nacque tra le mura di Chelsea, ma affondava le radici in una recensione "brutale" che Gill aveva riservato al precedente locale di Ramsay, l'Aubergine. In quell'occasione, il critico non si era limitato a giudicare il fond de veau o la cottura delle animelle, ma aveva sferrato un fendente ad personam, definendo lo chef "uno sportivo fallito con l'atteggiamento di un undicenne". "La critica è il sale del nostro mestiere, l'ingrediente che ci spinge a migliorare," ha ammesso Ramsay nel documentario. "Ma quando smette di essere gastronomica per diventare una vendetta personale, il sapore cambia."

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Il racconto si tinge di sfumature cinematografiche quando Ramsay rievoca l’ingresso di Gill nel ristorante, accompagnato dalla radiosa e iconica Dame Joan Collins. Un diversivo estetico che, secondo lo chef, il critico avrebbe usato come scudo sperando nell'impunità. Ramsay, tuttavia, orchestrò il congedo con la precisione di un servizio di punta. Non lo fermò all'ingresso; attese che l'ospite si accomodasse, che sentisse il peso del menu tra le mani e che iniziasse a pregustare l'atmosfera. Trascorsi venti minuti di attesa tattica, arrivò l'ordine perentorio di lasciare la sala. "Non importa se sei seduto con Joan Collins o con la Regina," ricorda oggi Ramsay con un pizzico di quella verve che lo ha reso celebre, "se manchi di rispetto al mio lavoro, quel tavolo non ti appartiene più."

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Sebbene oggi Ramsay riconosca che il gesto fu formalmente "sbagliato", traspare dalle sue parole una coerenza che non ha mai ceduto ai compromessi della diplomazia. Il documentario, che debutterà il 18 febbraio, non si limita però ai vecchi rancori. Ci offre uno sguardo sulla nuova maturità dello chef: dai successi nel grattacielo di 22 Bishopsgate alla vita privata con la moglie Tana e i sei figli, fino alle recenti e umane fragilità emerse durante i preparativi per il matrimonio della figlia Holly. In questo ritratto intimo, l'episodio di AA Gill resta come un aroma persistente: il ricordo di un'epoca in cui la cucina era un campo di battaglia e lo chef il suo guardiano più fiero.

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