Una cucina guidata dal palato, dalla memoria, dalla capacità di mettere in relazione culture diverse: Mediterraneo e Nord Europa dialogano senza mai sovrapporsi nei piatti di questa storica insegna di famiglia.
La storia
Alba Adriatica è la capitale gastronomica settentrionale di un Abruzzo cangiante. Da non perdere è la sosta vista lungomare nel ristorante Il Palmizio. Al timone la famiglia Di Mattia, da sempre presente nella ristorazione servendo la grande cultura marinara e ittica locale. È Valerio Di Mattia a gestire questa trattoria di mare che racconta la storia del Medio Adriatico da generazioni: qui viene servita l’alta semplicità di un mare a due passi dal tavolo.

C’è un modo preciso di raccontare il mare: farlo parlare attraverso il tempo, le mani e la memoria. Il Palmizio, ad Alba Adriatica, lo fa da oltre cinquant’anni, senza mai alzare la voce, affidandosi alla solidità di una storia familiare che affonda le radici nel lavoro, nella pesca e in una cucina di identità limpida. Qui il mare non è soltanto un’idea romantica, ma una presenza quotidiana, concreta, che entra in cucina ancora vivo, riconoscibile, rispettato. La storia inizia nel 1972 con l’apertura de La Risacca, primo ristorante della famiglia. È l’incontro di due mondi solo apparentemente distanti: quello della filatura della lana dalla parte paterna, e quello della pesca dalla parte materna. Una cultura del lavoro rigorosa, trasversale, che si traduce subito in un’idea chiara di ristorazione: pescato locale, rapporti strettissimi con la marineria, prodotti freschissimi e messi in mostra, senza mediazioni. Una cucina che racconta la vitalità del territorio attraverso piatti essenziali, diretti, profondamente marini.

Il Palmizio apre nel 1980 e diventa negli anni il cuore pulsante di questa visione. Chi oggi lo guida ha iniziato a lavorarci nel 1994, l’affabile Valerio. Qui la tradizione non è mai stata una formula da replicare, bensì una grammatica viva, capace di adattarsi al tempo senza perdere riconoscibilità. È una cucina che resta fedele alla stagionalità, al ritmo del mare, all’idea che il ristorante sia prima di tutto un presidio culturale prima ancora che gastronomico.
La cucina e la filosofia

Una svolta decisiva arriva con l’incontro con Elena Kovaljova. Nata a Omsk, in Siberia, da padre russo e madre ucraina, cresciuta poi sulle rive del Mar Baltico, Elena porta con sé una geografia emotiva fatta di acque fredde, silenzi e osservazione profonda. Arriva in Italia a ventisei anni e se ne innamora in modo irreversibile: dei profumi, dei prodotti, della luce, della cultura diffusa. Predilige i paesi alle città, i luoghi in cui il tempo è ancora leggibile. Nel Palmizio entra in punta di piedi, senza esperienza, lavorando fianco a fianco con Liliana, storica custode della cucina. Per oltre vent’anni apprende in silenzio, osserva, ascolta, assimila. Frequenta il mare, i mercati, i fornitori, i pescatori. Costruisce così un sapere concreto fatto di gesti ripetuti e memoria sensoriale. Quando, dopo ventidue anni, decide di raccogliere il testimone della cucina, lo fa con con una naturalezza che sorprende.

La cucina del Palmizio cambia luce, non direzione. Diventa più precisa, più misurata, più attenta ai dettagli, senza perdere la sua anima originaria. Elena porta con sé una sensibilità nordica che riequilibra l’esuberanza della tradizione adriatica: maggiore attenzione agli aromi, alla componente vegetale, alla pulizia dei sapori. I piatti acquistano una chiarezza nuova, una profondità maggiore, in cui ogni elemento trova il proprio posto. È una cucina da autodidatta nel senso più alto del termine: guidata dal palato, dalla memoria, dalla capacità di mettere in relazione culture diverse. Mediterraneo e Nord Europa dialogano senza mai sovrapporsi, trovando nel mare un terreno comune. Non a caso si dice che le terre dividano e il mare unisca: qui questo principio diventa cucina quotidiana.

Il Palmizio, però, non è solo un ristorante. Negli anni è diventato un luogo di incontro e di confronto, un laboratorio culturale che ha ospitato iniziative con colleghi, associazioni, università, enti pubblici e il mondo del turismo gastronomico. Un posto dove il cibo è punto di partenza per discutere di territorio, sostenibilità, identità e futuro. Un ristorante che “resta in campo”, con coerenza e curiosità, rimettendo continuamente in gioco se stesso.
La degustazione



In carta convivono piatti che raccontano questa storia lunga e stratificata: la degustazione di pesce crudo in vari tagli e specie, la trippa di rana pescatrice, lo spaghettone con alici e pecorino, i mezzi paccheri con sogliola e panocchie, il brodetto sambenedettese, le seppie con fagioli e cimette, l’ombrina con verze sotto cenere, la pentolaccia di crostacei profumata di aglio, olio e rosmarino. Ogni piatto è un frammento di costa adriatica, filtrato da una sensibilità contemporanea.



In una cena tipo si può iniziare con una panzanella di gambero rosa, un’insalata che unisce mare e terra, un peperone arrostito con alice sotto sale e pinoli. Si prosegue con un brodo di spigola con scrippelle ’mbusse o con una carbonara di mare, dove il caviale di merluzzo sostituisce con intelligenza la tradizione. E si arriva al secondo, magari un’ombrina con verze sotto cenere, piatto che sintetizza perfettamente l’anima del Palmizio: mare, stagionalità, misura.



Il risultato è una cucina artigiana, colta, in continuo dialogo con il passato ma mai nostalgica. Una cucina che racconta la storia di una famiglia italiana innamorata del proprio lavoro e del proprio mare, capace di attraversare i decenni restando fedele a se stessa. E oggi, grazie ad uno sguardo nuovo, anche capace di sorprendere.
Contatti
Il Palmizio
Viale Guglielmo Marconi, 160, 64011 Alba Adriatica TE
Telefono: 0861 751339