In un’epoca in cui la parola “imprenditore” è spesso associata a startup tecnologiche e carriere accelerate, Malaki Conteh rappresenta un’eccezione luminosa. A soli tredici anni è proprietario di un’attività di ristorazione a Londra, capace di generare profitti sufficienti a finanziare interamente il suo percorso scolastico. Ma la sua storia non è solo quella di un talento precoce: è un racconto di educazione, responsabilità e fiducia costruita nel tempo.
Foto: @Tony Kershaw, SWNS
Il valore di un sogno messo alla prova
Tutto inizia molto presto, quando Malaki ha sei anni. Guardando dei cori su YouTube, capisce che la musica non è solo un gioco, ma qualcosa che lo attrae profondamente. Il padre Abdul, consulente legale, non spegne quel desiderio, ma lo incanala, come raccontato da Fine Dining Lovers. “Se vuoi le lezioni di canto, dovrai pagarle tu”. Una frase semplice, ma carica di significato. Non è una punizione, bensì una lezione: i sogni hanno valore quando impariamo a sostenerli. Malaki inizia così vendendo piante fuori dall’ufficio del padre, nel sud di Londra. È il suo primo contatto con il lavoro, con il rapporto diretto tra fatica e risultato.

Dalla vendita ambulante a un’attività strutturata
Quel primo approccio all’imprenditoria si trasforma, negli anni, in qualcosa di molto più solido. Oggi Malaki’s Food and Drinks, nel quartiere di Crystal Palace, è un punto di riferimento per chi cerca cucina caraibica autentica, semplice e generosa. Il locale è piccolo, con pochi tavoli e un’atmosfera familiare, ma racconta una storia fatta di coerenza e dedizione. Il menu propone piatti della tradizione come curry goat, jerk chicken, brown stew chicken, riso e piselli, dumpling e patties. La cucina è affidata alla madre Simone e alla nonna Elaine, mentre Malaki contribuisce quando rientra da scuola. Il successo dei prodotti, in particolare delle beef patties e dei dolci come la red velvet cake, dimostra che l’impresa non vive di curiosità mediatica, ma di qualità.
Una gestione familiare che non toglie valore al merito
Il padre Abdul gestisce il locale nel quotidiano, ma tiene a precisare un aspetto fondamentale: nessun membro della famiglia percepisce compensi o quote dei profitti. L’attività è formalmente e sostanzialmente di Malaki. Una scelta che rafforza il senso di responsabilità del giovane imprenditore e rende il progetto ancora più singolare. “È mio figlio, ma è anche il mio datore di lavoro”, racconta Abdul con un sorriso, sottolineando quanto il rispetto dei ruoli sia parte integrante dell’educazione che stanno costruendo insieme.

Il successo mediatico e la disciplina quotidiana
Negli ultimi mesi, la storia di Malaki è esplosa sui media britannici. Interviste radiofoniche, articoli sui principali quotidiani, influencer gastronomici in fila per raccontare il locale sui social. Eppure, nulla sembra aver alterato la sua routine. Scuola, musica, lavoro: ogni cosa resta al proprio posto. In parallelo, Malaki ha raggiunto un traguardo storico diventando il primo capo corista nero della Cattedrale di Chichester, un ruolo di grande prestigio che richiede disciplina, talento e dedizione costante.
Profitto come strumento, non come fine
Una parte fondamentale della storia di Malaki è il modo in cui interpreta il denaro. I profitti del suo business non servono solo a coprire una retta scolastica di circa 4.000 sterline a trimestre, ma vengono reinvestiti anche in iniziative solidali. Tra queste, il sostegno a corsi di equinoterapia per la salute mentale e l’acquisto di strumenti musicali per chi non può permetterseli. Il guadagno diventa così uno strumento di possibilità, non un fine autoreferenziale.

Guardare avanti senza bruciare le tappe
Nonostante l’attenzione mediatica, Malaki mantiene uno sguardo lucido sul futuro. Vorrebbe lavorare nel mondo della musica o della finanza, forse diventare compositore. Sta progettando una linea di abbigliamento e punta a ottenere una borsa di studio per la King’s School di Canterbury. Ambizioni alte, ma affrontate con pragmatismo e pazienza. Il consiglio che dà ai suoi coetanei è semplice e potente: seguire i propri sogni senza lasciarsi scoraggiare da chi deride o ostacola, ricordando sempre l’importanza di restituire ciò che si riceve.
Una storia che parla agli adulti
La vicenda di Malaki Conteh non è solo una celebrazione del talento giovanile. È anche uno specchio per il mondo adulto: dimostra cosa può accadere quando fiducia, regole chiare e responsabilità convivono. In un sistema che spesso sottovaluta i giovani o li protegge eccessivamente, Malaki mostra una terza via: quella dell’accompagnamento consapevole.
Non è la storia di un bambino prodigio, ma di un ragazzo a cui è stato insegnato a credere nel valore delle proprie azioni. E forse è proprio questo, più di ogni altra cosa, il suo vero successo.