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Chi è Jassimran Singh, lo chef con la stella che serve pollo grigliato in un locale senza tovaglie

di:
La Redazione
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copertina crown shy

Nella geometria verticale del Financial District, dove il cielo di Manhattan viene ritagliato dai profili d’acciaio dei grattacieli, esiste un luogo che ha ridefinito il concetto di alta cucina metropolitana. Si chiama Crown Shy, un nome che evoca la "timidezza della chioma", quel fenomeno botanico per cui gli alberi più alti, pur sfiorandosi, non si toccano mai, lasciando che la luce filtri fino al suolo. Ed è esattamente questa luce – fisica e intellettuale – a inondare le sale di un ristorante che ha scelto di spogliare il fine dining da ogni inutile orpello.

L’estetica dell’essenziale: l’eleganza oltre la tovaglia

Dimenticate il rigore ingessato delle tovaglie di lino bianco e la liturgia estenuante dei menu degustazione obbligatori. Al piano terra dello storico edificio Art Déco al 70 di Pine Street, il lusso si esprime attraverso volumi ariosi, marmi preziosi e ampie vetrate. Qui, racconta proprio la Guida Michelin sul suo sito, l’atmosfera è scandita dal ritmo vibrante dell’hip hop e da un’accoglienza che invita a essere se stessi. Sotto la guida dello Chef Executive Jassimran Singh, Crown Shy non vuole essere un tempio intoccabile, ma il "miglior ristorante di quartiere" di New York: un porto sicuro dove la raffinatezza incontra la libertà di ordinare anche solo un piatto e un calice di vino.

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Un melting pot nel piatto: dal Tandoor alla City

Il cuore pulsante di Crown Shy è una cucina a vista che celebra il multiculturalismo viscerale di New York. La stella Michelin non brilla per complessità cervellotiche, ma per la perfezione tecnica applicata a sapori identitari. Se il Pollo Grigliato Marinato agli Agrumi rimane il vessillo storico del locale (un piatto inamovibile in menu!), è nelle nuove creazioni che Singh infonde la sua eredità indiana, elevandola a linguaggio universale. Il simbolo di questa evoluzione è il pane cotto nel forno tandoori d'argilla, installato tra i fuochi modernissimi della cucina. Non è un semplice accompagnamento, ma il frutto di una ricerca ossessiva: oltre cinquanta varianti di impasto testate insieme alla pastry sous-chef Anushana Sharma per ottenere la consistenza della memoria, quella del kulcha del Punjab.

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Sapori migranti e avanguardia newyorkese

La proposta gastronomica di Singh è un dialogo costante tra le sue radici a Nuova Delhi, la formazione internazionale e l’anima della Grande Mela. Il pane tandoori diventa così una tela su cui dipingere accostamenti inediti:

  • Una versione vegetariana che sposa la patata indiana a una spuma di burro nocciola e al guizzo piccante del peperoncino thailandese.
  • Una variante audace con costine di maiale, rafano e pepe nero, che rende omaggio all'iconico pastrami delle storiche gastronomie ebraiche della città.
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Una nuova filosofia del gusto

In un’epoca di eccessi, Crown Shy sceglie la sottrazione strategica. Anche il pranzo è pensato per il dinamismo del Financial District: veloce, concreto, ma senza mai rinunciare all'eccellenza. Il dessert – come un sorbetto al lime con crumble al cocco – può persino essere portato via, un gesto di squisita modernità che non scalfisce, ma anzi rafforza, il prestigio di una cucina premiata. Jassimran Singh, arrivato a New York dopo tappe fondamentali a Melbourne e nelle brigate di Gordon Ramsay, ha costruito un’identità collettiva dove ogni membro dello staff apporta un tassello del mosaico culturale cittadino. Crown Shy è il risultato di questa sinergia: un raggio di sole che, proprio come tra le chiome degli alberi, riesce a farsi spazio tra il cemento, illuminando la tavola con la forza della verità e del sapore.

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