Nel panorama gastronomico contemporaneo, dove il confine tra critica e promozione appare sempre più sfumato, Alberto Chicote si erge come voce fuori dal coro, rivendicando con fermezza la distinzione tra il piacere soggettivo e la valutazione tecnica.
L’etica del gusto secondo Alberto Chicote: tra rigore professionale e l'effimero dei social
Lo chef madrileno, anima del raffinato progetto Omeraki insieme alla compagna Inmaculada Núñez, ha recentemente condiviso una riflessione profonda sulla deriva della comunicazione culinaria digitale. Secondo Chicote, il proliferare dei "food influencer" ha generato un cortocircuito nel settore. Il punto cardine della sua critica risiede nell'onestà intellettuale: «A loro piace tutto perché sono pagati per dirlo», ha dichiarato senza mezzi termini in una recente intervista a 20 Minutos. Per lo chef, esiste una differenza ontologica tra il condividere un’esperienza personale — un diritto che appartiene a ogni avventore — e l'atto di valutare professionalmente un piatto. Quest’ultimo richiede un bagaglio che non si può improvvisare: formazione accademica, palato educato e, soprattutto, un giudizio indipendente, non condizionato da transazioni economiche. «Esprimere un'opinione è lecito per chiunque, ma per dare un voto serve conoscenza. Il proprio giudizio non può essere in vendita», ribadisce con la severità che lo ha reso un'icona televisiva.

Il bon ton in sala: il rispetto per lo spazio sacro
Anche l’abitudine sempre più diffusa di trasformare i tavoli dei ristoranti in set cinematografici viene messa in discussione. Presso Omeraki, la filosofia è chiara: l'ospite è il benvenuto per cenare e condividere il proprio pensiero, ma la privacy e l’atmosfera del locale rimangono prioritarie. Chicote sottolinea come un ristorante sia, a conti fatti, uno spazio privato: l’installazione di telecamere e attrezzature video non dovrebbe mai essere un atto arbitrario, ma il risultato di una richiesta formale e di un permesso accordato dalla proprietà, nel rispetto del lavoro della brigata e della tranquillità degli altri ospiti.

Il ritorno alle radici: "Battaglia dei Ristoranti"
Parallelamente a queste riflessioni sull'industria moderna, lo chef si prepara a tornare sul piccolo schermo con una nuova stagione di Battaglia dei Ristoranti su Antena 3. Il format lo vedrà attraversare la Spagna in un pellegrinaggio del gusto alla ricerca delle eccellenze territoriali. In ogni tappa, quattro ristoratori si sfideranno celebrando i piatti simbolo delle proprie tradizioni locali, contendendosi un premio di 10.000 euro. È un ritorno all'essenza della cucina: quella fatta di storia, radici e identità, ben lontana dai filtri e dalle luci della ribalta social. La dedizione di Chicote verso il mondo culinario non è solo professionale, ma personale. Lo chef, che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di salute trasformando radicalmente la propria fisicità (passando da 120 a 72 chili), incarna oggi un modello di rigore e disciplina. Dalle cucine di Kitchen Nightmares alla gestione del suo primo "Sole Repsol", la sua carriera testimonia un amore viscerale per l'arte gastronomica, intesa come disciplina che richiede rispetto, studio e, sopra ogni cosa, verità.