Chi sa esprimere il proprio disappunto con chiarezza e rispetto non solo migliora la propria serata, ma offre un contributo concreto alla qualità del servizio.
Sedersi a un tavolo in un ristorante dovrebbe essere un piccolo rito quotidiano: il menù che profuma di ingredienti freschi, il tintinnio dei bicchieri, i camerieri che servono scambiando due parole tra i tavoli. Eppure, basta un dettaglio fuori posto – una portata fredda, un servizio rallentato – per trasformare l’esperienza in un piccolo cortocircuito emotivo. In quei momenti, la tentazione è grande: tornare a casa e sfogarsi sui social, scrivere commenti rabbiosi o minacciare recensioni punitive. La maggior parte di noi pensa che l’opinione pubblica digitale sia l’unico megafono possibile, eppure, spiegano i professionisti della ristorazione in questo speciale della BBC, esiste un’arte sottile nella protesta fatta di persona, uno strumento potente che può trasformare il disagio in dialogo e, sorprendentemente, in risoluzione.

Una volta seduti, entra in gioco la relazione con chi serve: il cameriere diventa l’intermediario tra sala e cucina, il filo diretto per correggere l’imprevisto. Leslie Ann St John, con quindici anni di esperienza nella ristorazione, spiega: “Sii gentile con il tuo cameriere, è la persona che correrà avanti e indietro dalla cucina per te. Se succede qualcosa, averlo dalla tua parte fa tutta la differenza”, ha dichiarato alla BBC. In quelle parole, emerge un principio che sfida l’istinto di rabbia immediata: cortesia e ascolto creano terreno fertile per soluzioni concrete, mentre l’aggressività chiude porte e cucine. Il consiglio ricorrente tra gli esperti è sorprendentemente semplice: lamentarsi sul posto. Siba Mtongana, imprenditrice che gestisce numerosi ristoranti, sottolinea quanto l’attesa per una sfida online riduca le possibilità di risolvere il problema: “Il mio invito è di parlare con il manager il giorno stesso, perché è la cosa giusta da fare. Se non si può aggiustare subito, salva quello che puoi dalla serata e contatta la sede centrale o, come ultima risorsa, lascia una recensione online.”

Quando si tratta di esprimere un disappunto, precisione e chiarezza sono fondamentali. Leslie racconta un episodio: “Ho ordinato una margarita che era incredibilmente salata. Ho fatto notare al cameriere: ‘Un po’ di sale va bene, ma questa sta salendo come se fosse la mia pressione’. Ha sorriso e ha chiesto subito: ‘Vuoi un’altra o preferisci qualcos’altro?’” Il trucco sta nel definire cosa serve per risolvere il problema, che sia un piatto sostitutivo o una riduzione sul conto, senza lasciare spazio a interpretazioni. “Se sei chiaro su ciò che vuoi, di solito faranno tutto il possibile per accontentarti”, aggiunge Leslie. Sam Morgan, a capo dell’Open Restaurant Group che gestisce otto locali tra Inghilterra e Galles, insiste sulla preparazione: “Non vado in un ristorante che chiaramente non fa per me. Non entri in un indiano e chiedi perché non ti servono una lasagna.” La scelta del ristorante, suggerisce Morgan, è già metà della strategia: informarsi, chiedere consigli a chi conosce i tuoi gusti, capire il tono della cucina e del servizio può ridurre di molto i margini di delusione.

Il punto chiave, avvertono gli esperti, è anche il buon senso: la lamentela deve avere radici reali. Sam Morgan ricorda con ironia un cliente che si è lamentato per aver ricevuto una multa sulla corsia dei bus per arrivare al ristorante: “Pretendere che il ristorante conosca il percorso del cliente e lo avverta dei rischi è così palesemente irragionevole da diventare comico.” La prossima volta che il piatto arriva tiepido o l’attesa sembra eterna, vale la pena ricordare che la potenza del dialogo diretto supera di gran lunga l’eco anonima dei social, e che un cameriere ascoltato può trasformare un piccolo inciampo in un momento di restituzione e cura, più della più virale delle recensioni.
