Attualità enogastronomica

Early dinner, sì o no? Parlano i ristoratori: “Cenare presto giova ai clienti e allo staff”

di:
Alessandra Meldolesi
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copertina jacky robert

È la richiesta di molti ristoratori, ma a Boston è già realtà. Qui l’orario delle cene si è spostato indietro di diverse ore, conciliando il benessere degli avventori con i diritti degli operatori. Ma qualcuno obietta che a scapitarne sono i servizi a chi lavora e la vitalità della città.

La notizia

Si è molto parlato, negli ultimi tempi, del benessere di cuochi e camerieri, tema legato a doppio filo agli orari di lavoro. La notizia è che il messaggio comincia a essere condiviso anche dai clienti, che si recano sempre più spesso al ristorante in orari anticipati, sgravando le brigate dalla corvée degli straordinari. A Boston, in particolare, i ristoratori riportano grandi novità: i locali inizierebbero ad animarsi verso le 15 del pomeriggio e sarebbero in pieno servizio intorno alle 18.

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Il ristoratore Jacky Roberts

Certo non è mai stata la città dei nottambuli, contrariamente a New York, tanto che c’era chi si lamentava di non trovare nulla di aperto dopo una certa ora. Douglas Williams, per esempio, chef patron di tre ristoranti chiamati Mida sparsi per la città, apre ora le porte alle 16: “Ci siamo accorti che le persone vogliono mangiare prima”, commenta. “Le 17 sono le nuove 20?”, si chiede il Boston.com, in sintonia con le osservazioni del Wall Street Journal. Ci sono di mezzo le nuove abitudini post covid, ma anche l’opera di persuasione dei ristoratori, che ritengono i nuovi orari positivi tanto per i dipendenti che per gli ospiti, in quanto contribuirebbero a tenere alta l’energia, come perora Jacky Robert.

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"Quando un tempo lavoravo da Ernie's a San Francisco, eravamo aperti a cena fino alle 23.00 e spesso il servizio terminava tardi. Ciò, purtroppo, comportava vere e proprie maratone per il personale”. E aggiunge: “Oggi addirittura alcuni clienti mangiano alle 15, facendo un pasto solo. Ciò non toglie che continuino a ordinare buoni vini e a vivere un'esperienza culinaria completa”. Lui stesso ha cambiato abitudini: consuma il suo pasto principale alle 6 o alle 7 e va a letto prima. "Mi sento bene e dormo meglio", dice, evidenziando i benefici dell’orario anticipato sul benessere della persona.

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L’ancora ampia diffusione dello smart working contribuirebbe anch’essa, liberalizzando gli orari dei pasti e persino l’obbligo di cambiarsi per cena. Meglio un orario continuato, che non obblighi a rimandare indietro chi vede ancora dall’altra parte del vetro gente intenta a terminare il pranzo.

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C’entrano infine il salutismo e, come anticipato, la crescente consapevolezza di quanto sia importante il sonno. La scienza dice che sottrarre ore al riposo fa calare la produttività e la creatività: l’ideale sarebbe interporne almeno un paio fra il pasto e il materasso. Di fatto in molti locali il cambiamento delle abitudini ha comportato una trasformazione dei turni: il primo dura dalle 16,30 alle 18,30; il secondo dalle 18 alle 19,30; il terzo fino alla chiusura. Ma c’è chi si lamenta: una gamma di opzioni per cenare tardi resterebbe fondamentale per supportare la forza lavoro e tenere alto il voltaggio del divertimento in città.

Foto dal sito web di Ma Maison

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