Un’indagine francese riaccende i riflettori su un fenomeno tutt’altro che marginale: il furto di oggetti nei ristoranti coinvolge locali di ogni livello e, in alcuni casi, costa migliaia di euro. Da Gordon Ramsay a Michel Roux Jr, c’è chi corre ai ripari e chi trasforma le sparizioni in una curiosa operazione di marketing.
Ci sono clienti che escono dal ristorante con un ricordo dolce, magari una piccola pasticceria offerta a fine pasto. E poi ci sono quelli che preferiscono portarsi via il portatovaglioli, il bicchiere, il coltello o, con una dose di intraprendenza decisamente superiore alla media, persino il supporto della carta igienica. Quello dei "piccoli" furti nei ristoranti è un fenomeno molto più diffuso di quanto si potrebbe pensare e negli ultimi anni ha assunto proporzioni tali da costringere diversi locali a escogitare contromisure sempre più creative. A riportare l'attenzione sulla questione è un nuovo rapporto realizzato in Francia, dal quale emerge che ristoranti stellati e indirizzi di fascia alta devono fare i conti con clienti che si appropriano di ogni genere di oggetto: posate, coltelli di design, candele, vasi per i fiori e accessori del bagno. In alcuni casi il conto annuale per i ristoratori arriva a migliaia di euro. Il dato forse più sorprendente arriva da un sondaggio condotto su 500 proprietari di ristoranti: il 94 per cento ha dichiarato di aver subito almeno un furto, secondo quanto riporta il The Independent in un'interessante analisi.

E gli episodi raccontati sono tutt'altro che piccoli gesti impulsivi. Al Lo Fieu, nei pressi di Lione, un cliente avrebbe smontato completamente un porta rotolo della carta igienica, portandosi via anche viti e tasselli e lasciando sul pavimento pezzi di intonaco. Un altro ristoratore ha raccontato di un cliente che, prima di rubare un vaso, avrebbe svuotato la terra direttamente nel bagno. Qualcun altro, invece, avrebbe tentato di uscire dal locale con una caraffa d'acqua nascosta sotto la maglietta. La tentazione del souvenir clandestino, insomma, non sembra conoscere confini. E nemmeno quelli del buon senso.
Dai gatti di Gordon Ramsay alla rana di Michel Roux Jr: i "furti noti"
Anche il Regno Unito ha parecchi episodi da mettere agli atti, come attestato sempre dal network britannico. L'anno scorso Gordon Ramsay aveva raccontato che dal suo Lucky Cat di 22 Bishopsgate erano scomparse 477 statuette maneki-neko in una sola settimana. Ogni gatto costava 4,50 sterline: uno può sembrare un innocuo ricordo della serata, ma 477 pezzi significano oltre 2.000 sterline di merce sparita. Ancora più particolare è la vicenda che ha coinvolto Michel Roux Jr -più che mai attuale sebbene a qualche anno di distanza. Nel 2023, durante una cena organizzata in memoria del padre Albert e destinata a raccogliere fondi per beneficenza, da Le Gavroche è scomparsa una rana realizzata artigianalmente con vecchie posate. Era rimasta nel ristorante per circa trent'anni. Roux ne aveva stimato il valore economico intorno alle 1.000 sterline (oltre 1100 euro), ma in questo caso il prezzo era probabilmente la parte meno importante della storia: il suo valore affettivo era molto più difficile da quantificare. Ed è proprio qui che la faccenda si fa interessante. Perché tra un oggetto realmente prezioso e il tovagliolo di carta preso quasi distrattamente a fine cena esiste una gigantesca zona grigia nella quale moltissimi clienti sembrano sentirsi autorizzati a trasformare ciò che appartiene al ristorante in un souvenir personale.

Un'indagine condotta da Nisbets, azienda britannica specializzata nella fornitura di attrezzature per la ristorazione, ha rilevato che il 27 per cento di mille intervistati nel Regno Unito ha ammesso di aver portato via stoviglie da pub, bar o ristoranti. La percentuale sale al 34 per cento tra i giovani fra i 18 e i 24 anni. Addirittura tre milioni di persone hanno dichiarato che ogni pezzo di stoviglieria, bicchiere, posata o biancheria da tavola in loro possesso era stato rubato. Numeri che fanno pensare a una sorta di Ikea nazionale costruita, pezzo dopo pezzo, con oggetti sottratti ai locali.
Quando pagare la cena fa sembrare tutto un po' più proprio
Perché succede? Una possibile spiegazione arriva dalla psicologia dei consumi. Un recente studio pubblicato sul Journal of Consumer Research ha analizzato proprio il modo in cui i clienti tendono a giustificare comportamenti scorretti nei confronti delle aziende. Tra i fenomeni individuati c'è quello definito “Robin Hood effect”: una condotta discutibile può apparire più facile da giustificare quando la vittima viene percepita come una grande azienda ricca, piuttosto che come una persona o una piccola attività indipendente. La logica, per quanto discutibile, è intuitiva. Se si spendono 200 sterline per una cena, un oggetto da 5 sterline appoggiato accanto al piatto può improvvisamente assumere l'aria innocente di un piccolo omaggio che qualcuno si è semplicemente dimenticato di annunciare. Anche la percezione di chi subisce il furto sembra avere un ruolo. Portarsi a casa una statuetta da 4,50 sterline da un ristorante appartenente all'impero da milioni di sterline di Gordon Ramsay può apparire, agli occhi di chi lo fa, molto diverso dal sottrarre un oggetto artigianale acquistato da un piccolo ristorante indipendente. Il gesto resta lo stesso. A cambiare è soltanto la storia che ci si racconta per sentirsi meno colpevoli. E i ristoratori se ne accorgono eccome. Per chi porta via un oggetto può trattarsi di una cosa da niente. Per il ristorante, quando la stessa cosa scompare decine o centinaia di volte, il conto cambia completamente.

In Francia spariscono coltelli e anelli da 200 euro. E in Inghilterra parla Jamie Oliver
Al Lo Fieu, uno dei ristoranti francesi citati nel rapporto, sono spariti almeno 40 dei 90 coltelli Opinel acquistati per il primo anno di attività. Una perdita stimata in circa 800 euro! Anche Jamie Oliver conosce bene il problema. In passato aveva raccontato che dai suoi Jamie's Italian sparivano circa 30.000 tovaglioli brandizzati al mese. Ma i clienti non si limitavano alla biancheria da tavola: anche i componenti dei sanitari Thomas Crapper erano diventati oggetto di interesse, al punto che alcuni pulsanti dello scarico dovettero essere saldati. Quando Jamie's Italian è stato riaperto a Leicester Square nel 2026, quattordici anni dopo le polemiche sui tovaglioli scomparsi, il ristorante ha invitato chi ne conservava ancora uno dei vecchi locali a restituirlo. In cambio, niente domande e un piatto gratuito di pasta oppure una porzione di ravioli fritti.
Il confine resta quello della proprietà
Il rapporto fra ristorazione e piccoli furti, quindi, è diventato curiosamente ambivalente. Da una parte ci sono i ristoratori che devono saldare sanitari, inseguire clienti per strada o sostituire continuamente coltelli e accessori. Dall'altra, ci sono locali che hanno capito come trasformare le sparizioni in merchandising, campagne di comunicazione, amnistie e perfino occasioni per fidelizzare il pubblico. Ma la rana di Le Gavroche riporta tutto alla dimensione più concreta della questione. Quell'oggetto costruito con vecchie posate non era un gadget prodotto per essere venduto, né un accessorio facilmente sostituibile. Era rimasto nel ristorante per trent'anni ed era scomparso proprio durante una serata dedicata alla memoria di Albert Roux. Non è diventato il protagonista di un'amnistia divertente e, a quanto risulta, non è ancora tornato al suo posto.
