3 chef insigniti di 3 macaron e altrettanti ristoranti con la loro firma al Royal Mansour Tamuda Bay: il racconto dell’esperienza a tavola (e non solo) in uno dei migliori “hotel gourmet” del mondo.
Destinazione vacanziera tra le più ricercate e meta che, nonostante il poderoso e continuo afflusso di turisti, mantiene sempre un fascino esotico pressoché inalterato, il Marocco sta vivendo un momento storico decisamente interessante sotto il profilo dell’accoglienza e della ricettività alberghiera.



E’, se vogliamo, quello del Paese nordafricano, un lungo sprint verso il futuro che parte da molto lontano e che se è certamente alimentato in primis dall’appuntamento clou dei Mondiali di calcio del 2030, organizzati insieme a Spagna e Portogallo, vive anche di una tradizione nell’ospitalità che è passata, e in parte passa ancora oggi, attraverso la realtà di magnifici riad sul territorio, o il mito dell’hotel La Mamounia a Marrakech, a cui si sono aggiunti in seguito brand internazionali di primordine, in grado di ridefinire gli standard qualitativi dell’accoglienza verso l’alto. Tutto questo prima che sulla scena irrompesse nel 2010 il marchio Royal Mansour…



I reali scendono in campo
Ormai da più di tre lustri, con il brand Royal Mansour, la famiglia reale del Marocco è entrata prepotentemente nel mercato degli hotel cinque stelle e non sembra essere intenzionata a fermarsi.

Il primo albergo (ammesso che così si voglia così definire un oasi/resort nel pieno centro di Marrakech che oggi occupa orgogliosamente e con pieno merito la posizione 26 della prestigiosa lista dei 50Best Hotels), è stato inaugurato nel 2010 e in breve tempo ha saputo farsi destinazione per chi ricerca lusso ed esclusività, discrezione e privacy, e ama circondarsi del bello e del buono, tra oggetti d’arte e benessere del corpo e dello spirito, oppure decide di nutrirsi con gusto approfittando dei deliziosi manicaretti confezionati da famosi cuochi internazionali.



Poi, da un paio di anni a questa parte, la catena si è ampliata e ha dato alla luce quasi in contemporanea altri due indirizzi con la stessa firma, uno nel centro di Casablanca dallo stile più urbano e uno a Tamuda Bay, lungo la costa marocchina che si affaccia sul Mar Mediterraneo. E proprio quest’ultimo, per caratteristiche e contenuti, merita una particolare attenzione.

Tamuda Bay
Località turistica balneare di un certo pregio per i vacanzieri locali e possibile nuova destinazione cui può guardare la clientela internazionale sempre alla ricerca di novità, Tamuda Bay racconta uno dei lati meno conosciuti e più sorprendenti del mare marocchino, con le lunghe spiagge di sabbia fine poco affollate, il piacere dell’osservazione di orizzonti immobili e rilassanti, il contrasto di colori tra il blu delle onde e l’ocra della terra, i rumori della natura e i ritmi di vita inevitabilmente lenti.


Perfino il piacere, all’occorrenza, di fare quattro passi nella vicina città di Tetouan e incrociare con lo sguardo le significative testimonianze architettoniche di un passato legato a doppio filo con la vicina Spagna. Poi, per tutto il resto, ci pensa il Royal Mansour, uno scrigno di coccole che non lascia spazio a incertezze o cadute di stile e rivela un’anima capace di unire con non poca malizia le esigenze di chi vuole togliersi qualche sfizio (magari gastronomico), oppure ricercare il proprio equilibrio fisico in un percorso salutistico che tra una tisana e un massaggio, passando anche per analisi mediche e test biologici, permette di vivere un’esperienza tailor-made in una vera e propria Medi-Spa, a cinque stelle.


Perdersi nei viottoli punteggiati di macchia mediterranea che portano verso il mare e oziare in una delle 55 ville che offrono ogni genere di confort è già di per se un’esperienza quasi mistica, ma non ci si può certo dimenticare dell’esperienza gastronomica. In linea con lo stile e l’eleganza del luogo.

La cucina
Uno degli indiscussi punti di forza degli hotel Royal Mansour rimane sin dall’inizio la cucina, in una ricca rappresentazione della classicità e delle tradizioni europee a tavola, andando a fidelizzare nel tempo la relazione con cuochi di prestigio e di grande personalità che in buona parte sono presenti anche nelle strutture di Marrakech e Casablanca. A Tamuda Bay lo schieramento è formato da Massimiliano Alajmo, Eric Frechon e Quique Dacosta, una triade di famosi tristellati che qui si occupano rispettivamente del Coccinella, de La Table e del Méditerranée, con un’offerta che li accomuna nella scelta di puntare su una cucina diretta e senza troppi fronzoli, con meno creatività rispetto alla casa madre e maggior concretezza. Ma non per questo senza la qualità di chi sa lavorare bene e stupire sempre nel piatto anche fuori casa.

Coccinella, tra le pieghe di un menù essenzialmente italico, dove non mancano le paste artigianali fatte in casa (maccheroni, rigatoni, tagliatelle, tra le altre, da abbinare a piacimento a diversi sughi), rivela la regionalità di piatti immortali come il vitello tonnato, le melanzane alla parmigiana o lo scartosso veneziano, strizza l’occhio ai prodotti locali con le sardine di Tamuda in carrozza e celebra la pizza in cinque versioni classiche, dalla margherita alla capricciosa, e tre speciali in versione gastronomica, come quella con tartare di tonno e caviale.



La Table invece, a dispetto del nome, non rappresenta la tradizione francese ma svela le sue carte più originali rappresentando l’amore di Eric Frechon per la cucina asiatica e fusion, con pesce e verdure in grande evidenza tra robata, teppanyaki e hotpot, carne di Kagoshima shabu shabu, sashimi e tempura. Si sceglie alla carta, certo, ma un’opzione divertente rimane il suggestivo percorso in condivisione chiamato Mon Carnet de Voyage, più giocoso e creativo, per palati che non disdegnano anche qualche intrusione speziata al palato.



Infine, Quique Dacosta al Méditerranée racconta Valencia e i piatti a tutto gusto della tradizione iberica. La preparazione simbolo, e anche quella più richiesta, rimane la paella, nella sua versione ricca con astice blu, ma oltre al riso e al pesce (con la possibilità di scegliere il pescato dal giorno che fa bella mostra di se in sala), si può puntare l’attenzione sul semplice ma gustosissimo pollo marinato e grigliato sul carbone o ai ravioli aperti di txangurro (è il nome spagnolo della granseola) con spuma di cavolfiori e legumi di stagione.



Come detto, i piatti dei tre ristoranti non ricercano a tutti i costi l’effetto wow o l’ammiccamento estetico, ma scelgono con saggezza di puntare sulla qualità della materia prima e sulla riconoscibilità dei sapori: una caratteristica comune a tanti ristoranti del post Covid e in linea, a ben guardare, con le più recenti e animate discussioni dedicate al futuro del fine dining.

In più, non si può dimenticare che il Marocco per certi versi è un territorio ancora vergine quando si parla di grande cucina internazionale, nonostante gli illuminanti esempi del passato con i ristoranti di Vigatò, di Iaccarino, dei fratelli Pourcel e di Alléno (giusto per citarne alcuni), che hanno animato alcuni dei grandi hotel di Marrakech.

Royal Mansour Tamuda Bay
203 Boulevard Principale
Route de Fnideq, Marina Smir 93200
Tel. +212 529808079